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Il Covid insidia i bouquinistes, un simbolo di Parigi

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AGI – A Parigi i ‘bouquinistes’ fanno parte del paesaggio. Questi venditori di libri usati che si trovano sul lungosenna, più precisamente sui ‘quais’, stanno lì da secoli e sono spesso associati al Quartiere Latino, al Louvre e a Notre-Dame, anche per le numerosissime cartoline prodotte e fotografie pubblicate nelle riviste di tutto il mondo. Con il Covid anche loro non se la passano bene, soprattutto per la mancanza di turisti, che rappresentano la fetta più importante della clientela.

“Alcuni nostri colleghi non aprono più tanto, si sono arresi alla congiuntura attuale”, spiega a France Soir uno di loro, Jean-Pierre Mathias. Le sue ‘boite’, cioè le ‘scatole’ appoggiate al parapetto del lungosenna che contengono i volumi, “hanno 100 anni e si aprono ancora”, dice il 74enne.

“Mi consentono di restare in buona salute e un bouquiniste si ferma soltanto quando non può veramente più aprirle”.

Da un paio di mesi sono pochi i bouquinistes aperti: “Facciamo molta presenza, bisogna tenere duro”, afferma Jerome Calais, presidente dell’associazione culturale della categoria, precisando che “soltanto un quarto della nostra clientela proviene dall’Ile-de-France”, la regione di Parigi. In questo mese di gennaio sono 18 le postazioni libere sui quais. Il comune di Parigi ha lanciato un appello a presentare candidature fino al 18 febbraio.

Cerchiamo specialisti del libro per mantenere in vita la più grande libreria a cielo aperto del mondo”, spiega Olivia Polski, vice sindaca della capitale con delega al commercio. Per il momento solo 25 candidature sono arrivate, mentre erano una sessantina negli anni passati per lo stesso numero di postazioni libere. “Ma resta ancora un mese”, osserva Polski cercando di essere ottimista.

Per dare un nuovo slancio alla propria attività, i bouquinistes, insieme con il Comune, hanno depositato una candidatura all’Unesco per essere inseriti nella lista del patrimonio immateriale dell’umanità.

“Siamo un simbolo importante di Parigi, un simbolo unico al mondo. Sono 450 anni che siamo qui”, prosegue con orgoglio Calais. Nonostante il freddo, la rare boites aperte attirano curiosi e amatori. “Qui è diverso, si trovano libri particolari, che hanno una storia e che a volte sono anche annotati”, spiega un pensionato appasionato di libri. “Ma adesso è sempre più difficile trovarli aperti”, aggiunge l’uomo. Molti bouquinistes hanno affrontato la pandemia cercando di migliorare l’offerta con antiche e rare edizioni e con stampe d’epoca originali, per attrarre una clientela più sofisticata. Al momento non sembra però essere sufficiente.

Source: agi


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