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I diritti civili accendono e dividono il web

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AGI – Sul disegno di legge Zan, la proposta con misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità.

Il provvedimento arriverà nell’Aula del Senato il 13 luglio, al momento non c’è un orientamento chiaro sul destino della legge e nessuna certezza sulla sua approvazione; in tutti gli schieramenti ci sono senatori che potrebbero votare in maniera difforme dalle indicazioni di partito.

Difficoltà che hanno generato forti contrapposizioni e polemiche in rete, come il botta e risposta tra Chiara Ferragni, Fedez e Matteo Renzi attraverso le storie di Instagram, tweet, post Facebook e Instagram Live. Una polemica a distanza utilizzando l’intero arsenale comunicativo messo a disposizione dalle piattaforme social media, che è diventata virale e trending topic in pochissime ore, allargando il focus del dibattito pubblico dalle aule del Parlamento alle piazze social.

Stai sereno Matteo, oggi c’è la partita.
C’è tempo per spiegare quanto sei bravo a fare la pipì sulla testa degli italiani dicendogli che è pioggia ✨ https://t.co/FGOrA6rSym

— Fedez (@Fedez)
July 6, 2021

Tutto è iniziato con una IGStories di Chiara Ferragni (6 luglio) con giudizi molto severi sui politici italiani, e una card di Matteo Renzi: “che schifo che fate politici” è la frase più forte ed evidente nel contenuto. Ma la critica è indirizzata al leader di Italia Viva, che replica con un lungo post su Facebook.

Polemica online che è proseguita su una diretta Instagram, questa volta sul profilo di Fedez, vista da 30mila follower, con Alessandro Zan (relatore del ddl contro l’omotransfobia alla Camera), Marco Cappato e Beppe Civati che hanno spiegato l’iter parlamentare e le difficoltà al Senato. Anche in questo caso, però, l’attacco di Fedez è rivolto a Matteo Renzi:

“Voglio lasciare un messaggio a Renzi, o all’ego di Renzi, visto che si vuole fregiare di essere il paladino dei diritti. Dopo aver elogiato l’Arabia Saudita, che non è proprio un esempio sui diritti, potrebbe riscattarsi facendo votare al suo partito il ddl Zan”.

La politica ai tempi degli influencer: si può essere con o contro, ma non li possono ignorare. Fedez e Ferragni (rispettivamente con 12 e 24 milioni di follower solo su Instagram) riescono a intercettare e accendere l’interesse di migliaia di giovani che spesso devono collocarsi politicamente e con opinioni non ancora del tutto precise sui grandi temi del dibattito pubblico.

I #Ferragnez (ossia il “ticket” Fedez + Ferragni) non sono nuovi a polemiche inerenti l’utilizzo della loro enorme visibilità pubblica, come ad ottobre 2020 nell’occasione in cui vennero coinvolti dall’ex Premier Giuseppe Conte, per sensibilizzare i giovani all’utilizzo delle mascherine.

La visibilità per un influencer tradotta nel numero dei follower è senz’altro un elemento di fondamentale importanza per un influencer, ma nel caso dell’account Instagram di Fedez – sul quale il rapper è particolarmente attivo – la crescita del numero dei follower è stata costante negli ultimi due mesi. A conferma del fatto che talune tematiche non necessariamente portano maggiore visibilità, ma certamente concorrono al posizionamento degli influencer agli occhi dell’opinione pubblica. Diritti civili, libertà artistica ed espressiva, sono temi particolarmente cari a Fedez e Ferragni in questa fase della loro carriera. 

 

Con gli algoritmi di intelligenza artificiale di Kpi6* abbiamo analizzato l’andamento delle conversazioni nell’ultimo mese proprio quando la discussione sul disegno di legge Zan si è intensificata e diversi protagonisti politici, si sono pronunciati.

I picchi si registrano in tre occasioni: l’intervento del Vaticano per chiedere la modifica della proposta di legge, la conclusione del Milano Pride 2021 e la recentissima polemica tra Fedez, Ferragni e Matteo Renzi.

Genere e identità di genere sono definizioni non sovrapponibili. Le semplificazioni, anche in buonafede, escludono persone, escludono vite, escludono dignità che la Costituzione impone di tutelare tutte. Perciò ripeto: eliminare identità di genere è incostituzionale.#ddlZan

— Alessandro Zan (@ZanAlessandro)
July 7, 2021

Sul ddl Zan sul web si sono sviluppati dei sotto temi, dalle presunte ingerenze della Santa Sede sull’iter legislativo, alla polemica sul ruolo degli influencer, fino alle politiche giovanili per l’educazione nelle scuole contro le discriminazioni e le violenze. Una grandissima bolla di conversazioni mainstream, con quasi 100mila tweet nell’ultima settimana e altissimi tassi di interazione, all’interno della quale il dibattito pubblico si espande sovrapponendo tante differenti sensibilità e opinioni come solitamente si osserva quando si discute di diritti civili.     

* Analisti: Gaetano Masi, Marco Mazza, Giuseppe Lo Forte
Giornalista, content editor: Massimo Fellini

Source: agi


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