Type to search

Garlasco, confronto su impronte e intercettazioni: Sempio verso la richiesta di processo

Share

La difesa deposita cinque consulenze e contesta gli elementi dell’accusa. Divergenze anche sulla misura della scarpa rilevata sulla scena del delitto

L’inchiesta della Procura di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi si avvicina a un nuovo passaggio processuale. Dopo la chiusura delle indagini, si profila una richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, che contesta l’impianto accusatorio attraverso i propri difensori. La richiesta di processo non risulta ancora una decisione assunta dal giudice e non costituisce un accertamento di responsabilità.

Il 16 ottobre i legali Angela Taccia e Liborio Cataliotti hanno depositato cinque consulenze tecniche per rispondere alle relazioni allegate agli atti dell’accusa. Gli elaborati affrontano alcuni dei punti centrali dell’inchiesta: le impronte, il materiale genetico rinvenuto sotto le unghie della vittima e la ricostruzione medico-legale dell’aggressione.

Secondo i consulenti della difesa, la traccia palmare indicata come “impronta 33” non sarebbe attribuibile a Sempio e non presenterebbe sangue. Viene contestata anche l’affidabilità delle conclusioni sul Dna. Si tratta di valutazioni di parte, contrapposte alla lettura degli elementi raccolti dalla Procura, che dovranno essere esaminate nelle sedi processuali.

Un ulteriore terreno di confronto riguarda l’impronta della scarpa con suola a pallini repertata nella villetta di Garlasco. Per gli esperti incaricati dalla difesa di Sempio, le dimensioni sarebbero maggiormente compatibili con una taglia 40, più piccola rispetto a quella dell’indagato. Diversa la posizione dei consulenti di Alberto Stasi: l’avvocata Giada Bocellari ha ribadito che, secondo le loro analisi, la misura corrisponderebbe a un 44. Una divergenza tecnica che conferma quanto resti controversa l’interpretazione del reperto.

Parallelamente prosegue l’esame delle intercettazioni. Taccia ha lavorato all’ascolto delle registrazioni considerate non rilevanti e non inserite nel fascicolo depositato, nell’ambito dell’attività difensiva successiva alla chiusura delle indagini.

Tra gli elementi già discussi nell’inchiesta figura un soliloquio nel quale gli investigatori individuano riferimenti a una chiavetta e a presunti filmati privati. La difesa sostiene invece che Sempio stesse commentando contenuti ascoltati in un podcast. Il significato delle parole registrate resta dunque oggetto di interpretazioni contrapposte e non può essere presentato come una confessione o come prova autonoma di colpevolezza.

La nuova indagine riguarda un delitto per il quale Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione. Gli accertamenti su Sempio non modificano automaticamente quella sentenza: eventuali iniziative di revisione richiedono un distinto percorso giudiziario.

Il prossimo passaggio atteso è quindi la scelta formale della Procura. Se verrà richiesto il rinvio a giudizio, spetterà al giudice dell’udienza preliminare valutare se sussistano le condizioni per aprire il dibattimento. Sempio resta presunto innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.