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Estate mitologica. ERACLE – II di Gianni De Iuliis (Parte seconda)

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Tornato in sé e resosi conto dell’accaduto (in preda al furore, aveva
ucciso moglie e figli), l’eroe decise di suicidarsi per porre fine alle proprie
sofferenze. Il re Tespio gli consigliò di recarsi a Delfi per chiedere al
celebre oracolo un modo per cancellare dal proprio animo tutto quel
sangue versato.
La risposta dell’oracolo lo costrinse a mettersi al servizio del re di Argo,
Euristeo. Questi gli ordinò di affrontare dodici incredibili fatiche. Nelle
metope del Tempio di Zeus a Olimpia, che risalgono al 450 a.C. circa, si
trova una famosa rappresentazione scultorea delle Fatiche.
Probabilmente proprio la quantità di queste metope, dodici appunto,
fissò il tradizionale numero delle imprese.
L'ordine tradizionale delle fatiche è riportato dallo Pseudo-Apollodoro:
1. uccidere l’invulnerabile leone di Nemea e portare la sua pelle come
trofeo;
2. uccidere l’immortale idra di Lerna;
3. catturare la cerva di Cerinea;
4. catturare il cinghiale di Erimanto;
5. ripulire in un giorno le stalle di Augia;
6. disperdere gli uccelli del lago Stinfalo;
7. catturare il toro di Creta;
8. rubare le cavalle di Diomede;
9. impossessarsi della cintura di Ippolita, regina delle Amazzoni;
10. rubare i buoi di Gerione;
11. rubare i pomi d’oro del giardino delle Esperidi senza sapere
dove andare;
12. portare vivo Cerbero, il cane a tre teste guardiano degli Inferi,
a Micene.
Nonostante la sua natura immortale, Eracle morì in modo “naturale”: il
centauro Nesso si invaghì di Deianira, moglie dell’eroe e cercò di

violentarla. Eracle lo uccise, ma il centauro convinse la donna ad
intingere una vestaglia con il suo sangue in modo da legare il marito a
lei. Deinara seguì il consiglio e dette la tunica imbevuta di sangue al
marito il quale, per effetto del veleno, iniziò a soffrire dal dolore e per
non prolungare la propria agonia si costruì una pira e si dette fuoco. La
sua anima fu prelevata da Zeus il quale lo accolse nell’Olimpo e gli dette
in sposa la coppiera degli dèi, Ebe.