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Bunq, la prima banca basata sull’intelligenza artificiale in Europa

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di Miriam Foti
L’intelligenza artificiale sta rapidamente rivoluzionando diverse industrie e il settore bancario non fa eccezione. In tal senso, la neo banca olandese bunq ha lanciato Finn, ossia una piattaforma basata sull’IA generativa che ridefinisce l’attività bancaria incentrata sull’utente.

1. Cos’è e come funziona bunq?
Un nome di cui tutti, forse, presto sentiremo parlere è bunq, ossia “The bank of The Free”.

Fondata nel 2012 da Ali Niknam, bunq è diventata la seconda neo banca più grande dell’UE, nonché la prima banca ‒ in oltre 35 anni ‒ ad ottenere un’autorizzazione bancaria europea ed a raggiungere la redditività nel 2022 (essa è diventata la prima neobank a generare utili nell’UE). L’approccio dell’azienda è incentrato sulla figura dell’utente e ciò è stato determinante per la sua rapida espansione nel settore bancario europeo.

La soddisfazione del cliente è fondamentale in qualsiasi settore ed in particolare in quello bancario.

Per adempiere a questo bisogno, la fintech, con sede ad Amsterdam, ha dichiarato che il suo strumento di Intelligenza Artificiale generativa, chiamato Finn, è disponibile per tutti gli 11 milioni dei suoi utenti, con la promessa di migliorare l’esperienza bancaria.

Integrando perfettamente l’IA generativa nella propria piattaforma, bunq mira a semplificare varie attività per i propri clienti.

Con Finn, bunq combina l’IA con le sue competenze bancarie per fornire un’esperienza completamente personalizzata.

La piattaforma, infatti, utilizza algoritmi avanzati per analizzare i dati finanziari degli utenti e per offrirne consigli in tempo reale. Bunq Bank applica elevati standard di sicurezza per proteggere le informazioni personali dei clienti e dei fondi conservati. Inoltre, dispone anche di misure di sicurezza avanzate, tra cui l’autenticazione a due fattori.

Finn è stato progettato con particolare attenzione alla gestione dei dati ed ogni suo tipo ha un database separato, in cui gli stessi vengono archiviati.

È bene specificare che Finn inizia ogni conversazione con l’utente, con una chat “tabula rasa”, recuperando solo i dati necessari per fornire il miglior supporto possibile.

Per fornire una risposta, viene creata una panoramica temporanea dei dati del cliente nel momento in cui si avvia la conversazione. Essa non sarà utilizzata in seguito per altri scopi.

Se si sceglie di procedere con la stessa chat a cui si è partecipato in precedenza, una parte della cronologia di essa verrà trasmessa, al fine di permette a Finn di continuare la conversazione.

Secondo quanto specificato nella sezione “privacy” del sito dell’azienda, vi è il rispetto di tutte le normative vigenti in materia di protezione dei dati in Europa e, grazie alla collaborazione con AWS, ChatGPT di Azure e Google sulla più recente tecnologia AI, viene fornito un modello individuale con la massima sicurezza e privacy, che viene eseguito solo sulla infrastruttura dell’azienda (ambiente cloud). I dati vengono conservati solo durante il periodo in cui l’utente rimane in bunq.

Come si legge nel privacy Statement: “conserviamo i tuoi dati solo per il tempo necessario a soddisfare lo scopo della raccolta. Puoi richiedere la chiusura del tuo conto in qualsiasi momento e la cancellazione dei dati dopo la chiusura dello stesso. È possibile che alcuni dati vengano ancora conservati dopo la chiusura del conto a causa di obblighi legali o normativi. Siamo obbligati per legge a conservare alcuni dati per un minimo di 5 a un massimo di 7 anni dopo la fine della relazione con il cliente e in altri casi fino a 10 anni, come nel caso degli obblighi contabili. Abbiamo la facoltà di conservare dati personali per periodi più lunghi sulla base di validi motivi legali o qualora i dati fossero sufficientemente anonimizzati o sotto forma di pseudonimo”.

Inoltre, in conformità con il GDPR, all’utente si riconosce:

il diritto ad essere informati (articolo 13 GDPR);

il diritto di accedere ai dati personali in possesso di bunq (articolo 15(1) GDPR);

il diritto di richiedere l’eliminazione dei dati personali (articolo 17(1) GDPR).

Sul punto, l’azienda specifica: “elimineremo i dati personali che abbiamo raccolto su di te. Puoi inoltrarci la tua richiesta nella chat all’interno dell’app o via email. Elimineremo i dati solo nel caso in cui tu non sia più un nostro utente attivo e noi non fossimo legalmente tenuti a conservare i tuoi dati. Inoltre, la legge olandese ci impone di mantenere determinate informazioni fino ad un massimo di 10 anni”.

richiedere la rettifica di informazioni errate o incomplete del cliente (articolo 16(1) GDPR);

il diritto ad opporsi al trattamento dei dati personali da parte di bunq (articolo 21(1) GDPR);

richiedere la limitazione del trattamento dei tuoi dati personali (articolo 18 GDPR).

Sul punto: “la limitazione del trattamento implica la temporanea sospensione del trattamento dei tuoi dati personali. Tale richiesta può essere presentata nel caso in cui: contesti l’esattezza delle informazioni, il trattamento da parte nostra sia illegittimo, ma non desideri che i tuoi dati vengano eliminati, il trattamento da parte nostra sia illegittimo, ma hai bisogno che conserviamo le informazioni collegate a un’azione legale oppure ti sia opposto al trattamento e stiamo valutando la tua richiesta”.

il diritto di non sottostare a una decisione presa esclusivamente sulla base di un trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incidono in modo analogo in modo significativo sull’utente stesso (articolo 22 del GDPR);

presentare un reclamo all’autorità garante per la protezione dei dati (articolo 77 del GDPR).

Finn avrà, dunque, sulla base di quanto sopra menzionato, l’obiettivo di rivoluzionare il modo in cui gli utenti interagiscono con le proprie finanze, fornendo consigli personalizzati su spese, risparmi e pianificazione finanziaria.

La sua introduzione demarca una linea significativa nella tecnologia bancaria, poiché offre un nuovo approccio alla gestione delle finanze personali. L’implementazione dell’IA generativa da parte della piattaforma sfida direttamente le norme del digital banking.

Secondo quanto riportato dalla redazione di bunq: “con una base di utenti di 11 milioni in tutta l’Unione Europea e un’impressionante crescita dei depositi degli utenti del 55% da luglio 2023, raggiungendo i 7 miliardi di euro, la mossa strategica di bunq verso un modello incentrato sull’intelligenza artificiale è un chiaro indicatore dell’etica lungimirante della banca”.

Ciò che risulta essere particolarmente interessante è la comunicazione cliente-banca più intuitiva e interattiva. Gli utenti possono chiedere informazioni su qualsiasi argomento; ad esempio, è possibile rispondere in modo tempestivo e accurato alle domande sulle spese medie mensili, per la spesa alimentare o sulla spesa annuale presso un rivenditore specifico, utilizzando la potenza dei modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM).

Pertanto, utilizzando modelli linguistici avanzati (LLM), Finn sostituisce la tradizionale funzione di ricerca all’interno dell’app bunq.

Ali Niknam, CEO di bunq, ha osservato che “anni di innovazione dell’intelligenza artificiale, uniti all’attenzione rivolta ai nostri utenti, ci hanno permesso di trasformare il settore bancario. Vedere l’Intelligenza Artificiale generativa semplificare la vita ai nostri utenti è entusiasmante”.

GDPR e Normativa Privacy Commentario, di Belisario Ernesto, Riccio Giovanni M., Scorza Guido, Ed. IPSOA, 2022. Il volume offre il commento dei singoli articoli del Regolamento n. 2016/679/UE, integrato con le norme del decreto di adeguamento della normativa nazionale (d.lgs. n. 101/2018).
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2. La storica sentenza olandese sull’IA: bunq vs. DNB
Questo nome, però, non è nuovo nel panorama bancario e, soprattutto, in quello dell’IA.

Nei Paesi Bassi esistono leggi specifiche contro il riciclaggio di denaro ed il finanziamento del terrorismo che le banche sono tenute a seguire. La Banca centrale olandese (DNB) è responsabile della supervisione di queste attività.

Nel 2018, essa ha richiesto a bunq di selezionare in anticipo i propri clienti utilizzando un metodo di analisi che seguiva una serie di regole fisse. La banca online voleva utilizzare un sistema di apprendimento basato sull’Intelligenza Artificiale, ma i requisiti di DNB non lo consentivano.

L’azienda, pertanto, portò in tribunale De Nederlandsche Bank (DNB) per contestare quella che definì la strategia antiriciclaggio “antiquata e inefficace” dell’autorità di regolamentazione.

Nella decisione principale, DNB aveva identificato le seguenti violazioni:

Art. 10, n. 2, del Bpr: “Alcune parti della politica non sono rispecchiate in modo corretto e adeguato nelle procedure e nelle misure pertinenti. Ad esempio, la procedura standard in base alla quale vengono assegnati uno scopo e una destinazione standard del rapporto d’affari e un profilo di transazione standard è contraria ai requisiti legali che si applicano all’adeguata verifica della clientela che deve essere eseguita da bunq. Per questo motivo, bunq viola l’articolo 10, paragrafo 2 del Bpr”.

Articolo 3, paragrafo 2, lettere b), c) e d), del Wwft: “BunQ è tenuta per legge a condurre l’adeguata verifica della clientela e a progettarla in modo basato sul rischio. È stato riscontrato che bunq non è all’altezza in questo senso. Ad esempio, non in tutti i casi il titolare effettivo finale di un cliente non è identificato e/o verificato o non è sufficientemente identificato. Inoltre, bunq non determina o determina in modo insufficiente lo scopo e la natura prevista del rapporto commerciale. Inoltre, è stato riscontrato che bunq non esercita un adeguato monitoraggio continuo sul suo rapporto commerciale con i suoi clienti. In sintesi, bunq non ha raccolto informazioni sufficienti in tutti i file dei clienti esaminati al momento dell’avvio del rapporto per poter accettare il cliente per motivi adeguati. In tal modo, la DNB ha stabilito che bunq viola l’articolo 3, paragrafo 2, lettere b), c) e d), della Wwft”.

Articolo 8, quinto comma del Wwft: “È stato riscontrato che bunq non attua alcuna misura di controllo aggiuntiva nei fascicoli dei clienti valutati delle PEP. Per questo motivo, bunq non rispetta l’obbligo legale di cui all’articolo 8, paragrafo 5 del Wwft”.

La linea di condotta prescritta dalla DNB riguardava, sostanzialmente, i presenti punti, ovvero:

politiche, procedure e misure per monitorare continuamente il rapporto d’affari e per eseguire le operazioni effettuate durante il periodo di tale rapporto, al fine di garantire che queste corrispondano alla conoscenza del cliente e al suo profilo di rischio da parte dell’ente, ivi compresa, se necessario, un’indagine sull’origine dei fondi utilizzati nel rapporto d’affari o nell’operazione;

sistema di monitoraggio delle transazioni per indagare e gestire efficacemente le operazioni insolite;

adeguata verifica della clientela;

tracciamento dei progressi durante il processo di recupero, al fine di poter apportare adeguamenti, se necessari.

In merito, bunq si oppose a quanto espresso da DNB ma quest’ultima ne dichiarò infondata l’opposizione, con una decisione dell’11 febbraio 2020 (nota anche come decisione impugnata).

La bunq intraprese appello avverso su tale decisione, dinanzi al Tribunale di Rotterdam.

Secondo la sentenza del Tribunale distrettuale di Rotterdam del 5 febbraio 2021, riferimento ROT 20/1512, il Tribunale distrettuale accolse il ricorso della bunq ed annullò la decisione che riguardava la convalida dell’attuazione della designazione.

Il Trade and Industry Appeals Tribunal (CBb), dunque, si pronunciò a favore di bunq in appello. Tuttavia, CBb ritenne che DNB abbia dimostrato che bunq abbia violato altre norme antiriciclaggio, affermando – nella sentenza – che “ciò include l’obbligo di indagare sulla fonte delle risorse finanziarie di un cliente. Bunq ha violato le regole che, a causa del rischio di corruzione, prescrivono che una banca debba condurre indagini più rigorose sui clienti con un’importante funzione pubblica”.

Per una maggiore informazione della vicenda, si riporta quanto scritto sul sito web dell’azienda (riferimento: sezione news “Il caso di bunq vs. DNB – efficacia vs. dogma” del 18 ottobre 2022), ossia “essendo innovatori nell’animo, abbiamo sempre sostenuto la necessità di trovare modi più efficaci per combattere le frodi e il riciclaggio di denaro. La stabilità del sistema bancario dipende da questo. I nostri ingegneri hanno sviluppato metodi basati sul rischio e incorporato una tecnologia avanzata basata sull’intelligenza artificiale per combattere le frodi in modo più intelligente ed efficiente.

Per molto tempo, la Banca Nazionale Olandese (DNB) ha rifiutato i nostri metodi, costringendoci invece ad aderire al loro approccio antiquato […]”.

Difatti, tale vicenda è significativa dal punto di vista storico-giuridico, poiché fu la prima volta che una banca citò in giudizio un’autorità di regolamentazione per una questione così fondamentale.

La neo banca, con sede in Olanda, affermava, inoltre, di aver considerato il danno a lungo termine per i suoi utenti e, su scala più ampia, la stabilità del sistema bancario nel suo complesso, se avesse ceduto alla strategia antiriciclaggio di DNB.

3. Riflessioni conclusive
Finn trascende le funzionalità bancarie tradizionali. A differenza di altre piattaforme di IA generativa, Finn non solo assiste gli utenti nella definizione del budget, nella pianificazione finanziaria e nella navigazione delle app, ma approfondisce anche i loro dati finanziari, estraendone preziose informazioni.

Il dettaglio di cui tener conto è la sua capacità di comprendere e interpretare le richieste degli utenti al di là delle semplici transazioni.

Come la maggior parte delle neo banche, l’apertura di un conto bunq è molto rapida.

Tutto avviene tramite l’app mobile, in pochi minuti. Un cliente sceglie l’offerta che fa per lui. Per completare la registrazione, anche se bunq non chiede alcun deposito iniziale, è necessario versare sul conto un minimo di 10 euro che corrisponde al costo di creazione e invio della carta (se necessario).

Questo primo pagamento viene effettuato tramite ricarica con carta di credito. Si noti che bunq offre recentemente la possibilità di scegliere l’IBAN dei suoi conti e sottoconti per renderli compatibili con 4 paesi: Spagna, Francia, Germania, Paesi Bassi. Allo stesso modo, bunq ha introdotto un sistema di auto-valuta che consente l’automazione delle valute in base al Paese in cui ci si trova, evitando così tassi di cambio a volte proibitivi (solo sui conti Easy Money/Green).

Bunq enfatizza anche la sua comunità, offrendo grandi idee progettate per i viaggiatori.

Un esempio è l’assistente di viaggio, che fornisce informazioni sulla valuta locale e conferma se la carta bunq funziona bene o meno nel Paese di destinazione. Va inoltre notato che c’è una scheda dedicata alla scansione di ricevute e fatture ed un’altra alle statistiche di spesa.

Tutto ciò consente di ripartire equamente le spese tra più utenti della banca o meno. Bunq, offre caratteristiche pratiche ed ha, inoltre, uno spirito “ecologico”.

La banca, infatti, promuove anche un’identità eco-friendly offrendo di piantare alberi attraverso un programma internazionale in collaborazione con le ONG locali nei Paesi interessati, raggiungendo la cifra simbolica di 5 milioni di alberi piantati in tutto il mondo, a fine 2021, grazie all’attività dei suoi clienti.