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Banche: First, tasso credito consumo 10,75%, in Eurozona 8,72%

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Credito al consumo sempre più caro in Italia. L’analisi condotta dalla Fondazione Fiba di First Cisl su dati Bce, in occasione della Giornata mondiale dei diritti dei consumatori, evidenzia che anche nel 2024 i tassi si confermano più alti rispetto alla media europea: comprare a rate nel nostro paese “costa” il 10,75%, contro una media che nell’Eurozona si attesta all’8,72%.
Il Taeg (Tasso annuo effettivo globale a carico dei consumatori) in Italia è sensibilmente più elevato rispetto a quello delle altre grandi economie continentali: in Francia è al 6,58%, in Germania all’8,73%. Rispetto alla fine del 2023, a gennaio si registra ovunque un aumento, che risulta però maggiore in Italia, dove il Taeg è salito di più di mezzo punto in un solo mese (dal 10,16% di dicembre al 10,75%), molto di più dei modesti rialzi registrati in Francia e Germania.
I costi elevati – fa notare lo studio First – non sembrano influire sulle dinamiche del credito al consumo. Secondo i dati della Banca d’Italia, al 30 settembre 2023, è proseguita la crescita pluriennale di quella tipologia di indebitamento: quasi 9 miliardi, con un incremento del 5,9% (158,5 miliardi nel 2023 contro 149,7 nel 2022), portando al 18% la quota di questi prestiti sul totale, rispetto all’11% della media europea.
Di segno opposto, invece, la dinamica dei tassi sui mutui. Dopo un primo calo registrato a dicembre, a gennaio la discesa è proseguita in modo più pronunciato (dal 4,82% al 4,38%).
“L’esame comparato delle dinamiche di aumento dei tassi effettivi globali applicati sul credito al consumo a livello europeo con i piani di impresa delle principali banche italiane – sottolinea il segretario generale First Cisl Riccardo Colombani – evidenzia come questa tipologia di prestito, eventualmente corroborata anche con iniziative nel campo del Bnpl (Buy now pay later), sia considerata importante, almeno per la maggior parte dei gruppi bancari significant, per sostenere i proventi operativi. Anche in considerazione della predisposizione di parte del sistema bancario e finanziario a puntare sull’offerta di questa tipologia di credito, ci sono rischi di possibile sovraindebitamento per i consumatori, soprattutto per i percettori di redditi bassi”. “È necessario quindi – conclude Colombani – monitorare con attenzione il fenomeno, anche perché la nuova direttiva europea Consumer Credit, che giustamente rafforza i presidi di tutela e trasparenza e garantisce un’apertura dei mercati che dovrebbe portare ai consumatori condizioni più vantaggiose, sarà operativa solo a fine 2026”.