Type to search

Il G7 libera 100 milioni di barili dalle riserve: operazione d’emergenza per frenare il caro carburanti

Share

Il G7 interviene direttamente sul mercato energetico per cercare di raffreddare la corsa dei prezzi. I leader delle principali economie avanzate hanno concordato il rilascio coordinato di 100 milioni di barili di petrolio, gasolio e altri prodotti dalle riserve, con particolare attenzione alla carenza di diesel.
La decisione arriva in una fase di forte tensione sui mercati energetici internazionali e dopo le pressioni esercitate dal presidente statunitense Donald Trump sull’Europa affinché utilizzasse maggiormente le proprie scorte. Washington aveva anche ventilato la possibilità di limitare le esportazioni americane di diesel; dopo l’accordo, Trump ha escluso il blocco.
I dettagli del piano
L’operazione sarà coordinata attraverso l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) e partirà immediatamente. Il rilascio complessivo dei 100 milioni di barili sarà distribuito nell’arco di quattro mesi, ma una quantità significativa di diesel dovrà essere immessa sul mercato già nei primi 20 giorni.
Il G7 ha inoltre deciso di coordinare i programmi di manutenzione delle raffinerie per evitare che più impianti interrompano contemporaneamente la produzione. Dove tecnicamente possibile, verrà aumentato temporaneamente il livello di utilizzo degli impianti, mentre saranno sollecitati anche altri Paesi dotati di importanti capacità di raffinazione ad aumentare la produzione, soprattutto di gasolio.
L’intervento arriva dopo la maxi-operazione annunciata dall’IEA a marzo: dei 400 milioni di barili allora previsti, circa 325 milioni erano già stati immessi sul mercato al 2 ottobre.
Il confronto sui mercati
Il problema non riguarda più soltanto la disponibilità di petrolio greggio.
Secondo l’IEA, le esportazioni di greggio dal Medio Oriente hanno recuperato significativamente, mentre restano fortemente limitati i flussi internazionali dei prodotti raffinati. Le difficoltà del mercato del diesel sono state aggravate anche dagli attacchi ucraini alle raffinerie russe.
Il G7 ha quindi scelto di intervenire direttamente sul segmento che presenta le maggiori tensioni, cercando contemporaneamente di evitare nuove restrizioni commerciali. I Paesi membri hanno ribadito l’impegno a non introdurre limitazioni alle esportazioni di energia e prodotti energetici tra le economie del G7.
L’impatto sui prezzi
La prima reazione dei mercati è stata immediata. Dopo l’annuncio, le quotazioni del petrolio hanno iniziato a scendere e il direttore esecutivo dell’IEA Fatih Birol ha riferito di una diminuzione di circa 5 dollari rispetto ai livelli precedenti alla decisione.
La maggiore disponibilità di diesel potrebbe contribuire a ridurre le tensioni anche sui prezzi alla pompa, ma l’effetto finale dipenderà dalla durata della crisi internazionale, dalla capacità delle raffinerie e dall’andamento della domanda.
Le riserve strategiche possono infatti aumentare rapidamente l’offerta, ma non rappresentano una fonte permanente di produzione.
Ed è proprio questo il punto più delicato dell’intervento: il G7 sta utilizzando scorte create per affrontare emergenze energetiche in un momento in cui le tensioni geopolitiche rimangono elevate.
Per famiglie e imprese, tuttavia, il segnale è importante. Un raffreddamento del diesel avrebbe conseguenze che vanno ben oltre il distributore: significa minori costi per autotrasporto, agricoltura, logistica, industria e distribuzione delle merci, con potenziali effetti anche sull’inflazione.
I prossimi venti giorni saranno quindi decisivi per capire se l’immissione accelerata delle scorte riuscirà realmente a trasformarsi in una riduzione stabile delle quotazioni e, successivamente, dei prezzi pagati da cittadini e imprese