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Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile OBIETTIVO 17: PARTNERSHIP PER GLI OBIETTIVI

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Per avere successo l’agenda per lo sviluppo sostenibile richiede partenariati tra governi, settore privato e società civile. Queste collaborazioni inclusive, costruite su principi e valori, su una visione comune e su obiettivi condivisi, che mettano al centro le persone e il pianeta, sono necessarie a livello globale, regionale, nazionale e locale. È necessaria un’azione urgente per mobilitare, reindirizzare e liberare il potere trasformativo di migliaia di miliardi di dollari di risorse private per realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

di Gianni De Iuliis

L’obiettivo n. 17 si propone di rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile.

Per avere successo l’agenda per lo sviluppo sostenibile richiede partenariati tra governi, settore privato e società civile. Queste collaborazioni inclusive, costruite su principi e valori, su una visione comune e su obiettivi condivisi, che mettano al centro le persone e il pianeta, sono necessarie a livello globale, regionale, nazionale e locale. È necessaria un’azione urgente per mobilitare, reindirizzare e liberare il potere trasformativo di migliaia di miliardi di dollari di risorse private per realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Investimenti a lungo termine, ivi compresi gli investimenti diretti esteri, sono necessari nei settori chiave, soprattutto nei Paesi di sviluppo. Tali settori comprendono l’energia sostenibile, le infrastrutture e i trasporti, così come le tecnologie di informazione e comunicazione. Il settore pubblico avrà bisogno di stabilire una direzione chiara. I sistemi di revisione e di monitoraggio, i regolamenti e le strutture di incentivi che permettono tali investimenti devono essere riorganizzati al fine di attrarre gli investimenti e rafforzare lo sviluppo sostenibile. I meccanismi nazionali di controllo come le istituzioni supreme di revisione e le funzioni di supervisione delle legislature dovrebbero essere rafforzate.

Analizziamo come si sostanzia il goal n. 17 indicandone alcuni sub-obiettivi.

Consolidare la mobilitazione delle risorse interne anche attraverso l’aiuto internazionale ai paesi in via di sviluppo per aumentarne la capacità fiscale interna e la riscossione delle entrate; rafforzare la cooperazione Nord-Sud, Sud-Sud, la cooperazione triangolare regionale e internazionale e l’accesso alle scoperte scientifiche, alla tecnologia e alle innovazioni, e migliorare la condivisione della conoscenza sulla base di modalità concordate attraverso un maggior coordinamento tra i meccanismi già esistenti in particolar modo a livello delle Nazioni Unite e attraverso un meccanismo globale di accesso alla tecnologia; accrescere il supporto internazionale per implementare nei paesi non industrializzati uno sviluppo delle capacità efficace e mirato al fine di sostenere i piani nazionali per la realizzazione di tutti gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile, attraverso la cooperazione Nord-Sud, Sud-Sud e quella triangolare; promuovere un sistema di scambio universale, regolamentato, aperto, senza discriminazioni e multilaterale sotto il controllo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, attraverso negoziazioni nell’ambito dell’Agenda di Doha per lo Sviluppo; promuovere la stabilità macroeconomica globale attraverso il coordinamento e la coerenza politica.

Per quanto concerne il contesto italiano, il Rapporto ASviS sottolinea che aumenta il debito pubblico e si riducono gli aiuti per la cooperazione allo sviluppo. La crisi si ripercuoterà fortemente sull’Obiettivo. L’indicatore composito italiano peggiora fino al 2015 a causa dell’aumento del debito pubblico e della diminuzione delle importazioni dai Paesi in via di sviluppo. Nel 2019 la quota dell’Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) sul reddito nazionale lordo si attesta allo 0,24% del Rnl, livello ancora molto lontano dall’obiettivo internazionale (0,7%).

Chiudiamo con le proposte dell’ASviS su “Partnership per gli obiettivi”.

«È indispensabile invertire la tendenza alla riduzione dell’Aps che ha caratterizzato gli ultimi due anni. Perché l’Italia raggiunga il target dello 0,7% del Rnl entro il 2030 occorre che venga stanziato un miliardo di più all’anno nei prossimi nove anni. Si tratta di un obiettivo irrinunciabile, che potrebbe essere reso più facile, almeno nei prossimi tre anni, grazie ai fondi Next Generation Eu, i quali potrebbero almeno parzialmente liberare risorse del bilancio nazionale, da orientare all’Aps. Peraltro, i fondi destinati allo sviluppo del vaccino anti Covid-19 devono essere separati da quelli dell’Aps, perché il vaccino è un obiettivo globale, che riguarda tutti i Paesi e non solo quelli in via di sviluppo.

Il Tavolo operativo inter-istituzionale di coordinamento per il contributo italiano alla prevenzione e alla risposta globale al Covid- 19 deve essere il luogo non di consultazione episodica, ma di preparazione dei prossimi appuntamenti internazionali dell’Italia, come la Presidenza italiana del G20 del 2021. In tale consesso l’Italia deve impegnarsi perché venga attuato il prolungamento della moratoria sul debito per le nazioni più povere e si proceda verso la sua cancellazione e riconversione.

Va assicurato che tutti gli interventi di partenariato con i Paesi terzi siano definiti per il perseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, migliorando la coerenza tra la politica di cooperazione allo sviluppo, la politica commerciale e degli investimenti internazionali, e la finanza. Sul fronte dell’agricoltura, per migliorare la performance nei Paesi in via di sviluppo occorre rafforzare la capacità di rendere operativi gli accordi bilaterali e internazionali per il trasferimento del know-how accumulato su questi temi dalle imprese e dalle Ong italiane.

Infine, anche la politica degli investimenti all’estero, e più in generale per l’internazionalizzazione economica, va realizzata nel rispetto dei diritti umani e dell’ambiente come previsto nell’Agenda 2030 e precisato nelle linee-guida Ocse per le imprese multinazionali. Le istituzioni italiane, come la Cassa depositi e prestiti, devono quindi allinearsi agli standard internazionali e anzi diventare alfieri della finanza sostenibile».