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25 anni Bce, da stabilità euro a lotta inflazione

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I 25 anni dalla fondazione della Banca centrale europea, avvenuta il 1 giugno 1998, ricorrono mentre Eurotower è impegnata in una politica monetaria aggressiva che ha portato a cinque rialzi consecutivi dei tassi di interesse negli ultimi 10 mesi nel tentativo di frenare la corsa dell’inflazione. Un record, considerando che il rialzo precedente a quello di luglio 2022 risaliva al 2011, a testimonianza di un lungo periodo di basso costo del denaro. Al momento il tasso sui depositi è salito al 3,25%, quello di rifinanziamento al 3,75% e quello sui prestiti marginali al 4: si tratta del livello più alto dal 2008. La prossima riunione del direttivo, in programma il 15 giugno, potrebbe apportare ulteriori ritocchi al rialzo.
Come le altre banche centrali, anche la Bce sta tentando di fronteggiare le ripercussioni sull’economia globale dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, in corso da oltre un anno, che ha portato ad un’impennata dei prezzi delle materie prime e di quelli dell’energia, con i secondi che da alcuni mesi stanno lentamente rientrando.
Intervistata dal Tg1 sulla ricorrenza in arrivo, la presidente Christine Lagarde ha rivendicato: “Se ritiene che l’euro sia in circolazione da più di 25 anni allora è una prova di successo. Ormai ci si è dimenticati della lira, io del franco ed i tedeschi del marco. Ai cittadini europei piace l’euro: il 79% ha fiducia nella moneta unica”. Poi la governatrice ha ironizzato: “Prendo come un complimento il fatto che pensi sembra più anziana”. La storia della Bce è strettamente connessa con quella dell’euro. Già nel giugno 1988 il Consiglio europeo si pose l’obiettivo della progressiva realizzazione dell’unione economica e monetaria – con la creazione di un comitato guidato da Jacques Delors, all’epoca presidente della Commissione Ue – tramite un percorso in tre fasi, sviluppato lungo 10 anni, pensato per arrivare al traguardo della moneta comune. In 25 anni di cammino la Banca centrale europea ha già dovuto affrontare la crisi dei mutui subrprime Usa con l’onda lunga in Europa nel 2007-2008, quella del debito sovrano, l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, la pandemia di Covid e il ritorno della guerra in Europa con il conflitto in Ucraina. Oltre al ciclico ritorno di movimenti e forze politiche euroscettiche. La Bce è attiva dal 1999, il primo compito cruciale è stato quello di accompagnare la creazione della moneta unica, in vigore dal 1 gennaio 2002. Poi ci sono i poteri di definire e attuare la politica monetaria per l’area dell’euro, svolgere le operazioni sui cambi, gestire le riserve ufficiali, promuovere il funzionamento dei sistemi di pagamento. L’istituto creditizio di Francoforte si occupa della politica monetaria in coordinamento con le singole banche centrali dei 20 Paesi che compongono l’area euro: Austria, Belgio, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna. Altri 6 Paesi – Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania e Svezia – non hanno ancora adottato la moneta unica mentre la Danimarca ha mantenuto la valuta nazionale dopo essere entrata a far parte dell’Ue. La Bce è sinonimo di una guida stabile. In 25 anni si sono alternati alla guida 4 presidenti: il primo è stato l’olandese Wim Duisemberg, in carica fino al 2003, seguito dal francese Jean-Claude Trichet, nel 2011 l’incarico è andato all’italiano Mario Draghi che lo ha manenuto fino al 2019 quando è stata nominata la francese Lagarde. Il simbolo della presidenza Draghi è stato il discorso del luglio 2012 nel quale, durante la crisi del debito sovrano europeo, l’ex governatore della Banca d’Italia ha annunciato che la Bce avrebbe fatto “whatever it takes to preserve the euro”, ovvero “tutto il necessario per preservare l’euro” dalla speculazione in atto. Aggiungendo subito dopo: “And believe me, it will be enough”, (credetemi, sarà abbastanza). Nel settembre 2012 Draghi ha presentato un piano di acquisto diretto da parte della Bce dei titoli di Stato a breve termine emessi da paesi in difficoltà della zona euro. Mentre nel gennaio 2015 ha introdotto anche un programma, il quantitative easing, da 1.100 miliardi di euro, che ha sostenuto ulteriormente il mercato dei titoli di Stato europei. Lagarde invece ha fronteggiato l’epidemia di Covid varando un programma di acquisto per l’emergenza pandemica da 1.850 miliardi di euro per ridurre i costi di finanziamento del credito nell’area dell’euro. Una mossa per aiutare i cittadini, le imprese e le amministrazioni pubbliche ad accedere ai fondi per affrontare la crisi pandemica. Ora la presidente si trova ad affrontare la crescita dell’inflazione, che resta per sua ammissione “ancora troppo alta”, con una politica monetaria di rialzo dei tassi con l’obiettivo di riportarla al 2%. (AGI)