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Web Tax, USA sul piede di guerra: lettera ai governi europei e minaccia di nuovi dazi

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


Gli Stati Uniti sono pronti ad una vera e propria guerra commerciale contro le nuove tasse europee sui colossi del web come Google, Amazon e Facebook. I ministri dell’Economia di Italia, Francia, Gran Bretagna e Spagna hanno infatti ricevuto, nei giorni scorsi, una lettera di fuoco da Steven Mnuchin, segretario al Tesoro americano.

Nella missiva privata, il cui contenuto è stato rivelato dal “Corriere della Sera”, si chiarisce la posizione del governo statunitense sulle misure previste nelle leggi di bilancio delle nazioni in questione, in vigore già quest’anno. Il tono è perentorio: “Abbiamo messo in chiaro che ci opponiamo all’adizione di misure che si concentrano solamente su aziende digitali, soprattutto su servizi digitali su base lorda che ricadono in prevalenza a carico di imprese statunitensi”. Una netta presa di posizione, dunque, che di fatto cancella ogni possibilità di un negoziato che, i quattro stati europei, avevano previsto e cercato di agevolare prevedendo, ad esempio, che gli oneri fiscali maturati quest’anno venissero saldati nel 2021. Gli interventi fiscali di Italia, Francia, Gran Bretagna e Spagna erano volti a superare le paradossali situazioni verificatesi negli anni precedenti, quando le cosidette “Big Tech”, trasferendo i profitti registrati in Europa, Africa e Medio Oriente verso l’Irlanda, erano riuscite a pagare aliquote davvero irrisorie. Quella corrisposta da Google non andava oltre lo 0,2%, per non parlare poi di quella pagata da Apple, relativamente ai profitti europei, che nell’anno 2014 si attestava ad un grottesco 0,005%. Le misure europee, per contro, prevedono un prelievo del 3% del fatturato sui servizi digitali.

Ma, come detto, da Washington non ci stanno e, oltre a stigmattizare questi provvedimenti, minacciano di rispondere con una serie di dazi sui prodotti che Italia, Francia, Gran Bretagna e Spagna esportano oltreoceano: “Gli Stati Uniti non sono in condizioni di concordare, neanche su base transitoria, cambiamenti a regole fondamentali che finiscano per tassare più pesantemente solo un gruppo limitato di aziende in prevalenza americane. Nel frattempo gli Stati Uniti restano contrari a tasse sui servizi digitali e altre simili misure unilaterali. Se i Paesi scelgono di escutere o adottare tali tasse, gli Stati Uniti risponderanno con appropriate misure di pari importo”.

Una mossa, quella degli USA, strettamente legata alle imminenti elezioni e, soprattutto, ai voti che arriverebbero da quegli stati che sarebbero avvantaggiati dai dazi sulle esportazioni europee. Ma bisogna altresì riconoscere che, al di là delle contingenze del momento, la questione è sicuramente più ampia, ed affonda le radici in un sistema economico, politico, culturale e sociale dominante nel mondo occidentale, ormai da decenni. Un sistema di potere che vede la sostanziale subordinazione europea ai dictat statunitensi, che va chiaramente a discapito delle economie nazionali, dei risparmiatori, degli imprenditori, di  quelle piccole e medie realtà capaci di costituire l’ossatura economica e le fortune del Vecchio Continente.

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