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Terremoto Centro Italia, la ricostruzione procede a rilento: il simbolo di un sistema malato

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


Sono passati quattro anni dal 24 agosto 2016 e dal terribile terremoto che colpì il Centro Italia, distruggendo le cittadine di Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto e provocando 299 vittime. Quasi 1500 giorni dopo quel tragico evento la ricostruzione procede a rilento, come denunciano con forza i geologi del Lazio e delle Marche.

Il Commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini, nella giornata di ieri, ha infatti presentato un rapporto che fa il punto sui lavori di ricostruzione e riqualificazione nelle zone colpite dal sisma. “Questi dati – afferma Domenico Angelone, Tesoriere del Consiglio Nazionale dei Geologi –  dimostrano che il bilancio dei lavori è tutt’altro che positivo a partire dalla ricostruzione privata: dei 5.325 progetti approvati in questi quattro anni, 2.544 quelli già realizzati e 2.758 i cantieri in corso. Quattro anni di burocrazia e lungaggini che hanno portato a un ritardo ancora più evidente nella ricostruzione pubblica: basti pensare che dei 2,1 miliardi di euro già stanziati, le risorse effettivamente erogate ammontano a circa 200 milioni di euro, appena il 10% del totale”. Un’inaccettabile situazione di stallo, figlia degli antichi ed atavici mali di questo pase, come sottolinea Roberto Troncarelli, Presidente Ordine dei Geologi Lazio: “I numeri citati sono uno specchio fedele delle attività di ricostruzione: siamo in un ritardo grave e moralmente inaccettabile, accentuato dall’appesantimento amministrativo che colpisce, in generale, ogni iter autorizzativo in Italia. C’è una tendenza a creare complicazioni e lungaggini anche quando potrebbero essere assunte decisioni di snellimento, basate sul buon senso. E non appare condivisibile l’osservazione che, alla base di tutto il rallentamento, vi sia la necessità di garantire trasparenza nelle procedure di affidamento, nella rotazione degli incarichi professionali, nel rispetto delle norme vigenti”.

Quattro anni, quattro diversi governi e quattro diversi Commissari, ma il processo di ricostruzione è andato avanti sempre più lentamente, frenato dalle lungaggini tecniche e burocratiche. A dispetto di annunci, promesse e propaganda nulla di concreto è accaduto e il ritorno ad una parvenza di normalità, per i territori e i loro abitanti, è sempre più lontano. D’altra parte, quello del Centro Italia, è purtroppo solo l’ultimo caso scandaloso di ritardi e mancate ricostruzioni dopo una calamità naturale. Basti pensare, ad esempio, all’emblematica e vergognosa situazione della baracoppoli di Messina, creata dopo il devastante terremoto del 1908. Il marcio, dunque, sta nel sistema, in quell’immutabile ed imbattibile sistema malato che avvelena, da sempre, la società italiana. Dal mostro burocratico, dalle asfissianti lungaggini istituzionali alle incapacità ed alla connivenza di certa politica che, da troppo tempo ormai, non è degna di questo nome… E nel frattempo passano gli anni, i decenni e a pagare il conto più salato sono sempre cittadini, famiglie e imprese.

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