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Radioterapia: in Veneto la cura breve e mirata per combattere i tumuori

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


Si chiama “MrLinac Unity” il rivoluzionario macchinario svedese ad alto tasso tecnologico che, tramite una radioterapia breve e mirata, combatte i tumori con una sorta di “guerra lampo”. Gli esemplari di tale dispositivo, al momento, sono venti in tutto il mondo. Uno di questi si trova presso il dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata all’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (Verona).

Il nosocomio scaligero ospita il “MrLinac Unity” solo da poco più di un anno, ma i dati sulle cure fin qui effettuate sono davvero incoraggianti. Dal luglio del 2019, infatti, sono state concluse 1000 prestazioni su 102 pazienti con tumore alla prostata e 59 con metastasi per altri tumori. Numeri che sono valsi, ai ricercatori radio-oncologi del Sacro Cuore Don Calabria, tre pubblicazioni scientifiche negli ultimi mesi: su Radiation Oncology, su Journal of Cancer Research and Clinical Oncology e su Acta Oncologica. In esse, tra le altre cose, viene evidenziato che il trattamento non ha effetti collaterali, che adatto per tutte le fasce d’età (anziani compresi) e che può essere effettuato anche su soggetti afflitti da patologie concomitanti.

Ma in cosa consiste la portata rivoluzionaria di questo macchinario? Innanzitutto, come si diceva, nella tecnologia sulla quale può fare affidamento, essendo composto da un acceleratore lineare e da una risonanza magnetica ad alto campo. Il radioterapista oncologo, durante il trattamento, ha a disposizione immagini di altissima qualità e definizione e può, dunque, definire alla perfezione la sede tumorale e colpirla con la massima potenza e precisione. In questo modo, inoltre, si minimizza il coinvolgimento degli altri organi e si riduce notevolmente il numero delle sedute radioterapiche. I primi dati sull’utilizzo dell’innovativo macchinario, ad esempio, testimoniano che, con una media di sole 5 sedute, si ottengono gli stessi risultati che si otterrebbero  con 40 sedute “tradizionali”.

Filippo Alongi, direttore del dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata del Negrar e professore della facoltà di medicina all’Università di Brescia, chiarisce con queste parole la novità incarnata da questo macchinario:

Con i sistemi convenzionali, proprio per il naturale movimento degli organi, eravamo costretti a irradiare una zona più ampia rispetto al tumore, e con dosi minori per non danneggiare porzioni di tessuto sano necessariamente coinvolte. Grazie all’utilizzo delle immagini ad alta risoluzione della risonanza magnetica prima e durante ogni seduta, possiamo indirizzare con precisione millimetrica alte dosi di radiazione tali da neutralizzare le cellule tumorali, e proponendo sempre di più protocolli di trattamento con minor numero di sedute rispetto alla radioterapia convenzionale. “Il rivoluzionario macchinario – conclude Alongi – consente di adattare in tempo reale i fasci di radiazioni nel corso della stessa seduta, in base alla posizione del bersaglio tumorale che muta a causa del movimento naturale degli organi, come ad esempio la prostata. Vengono così superati i limiti della radioterapia tradizionale in cui il piano di cura viene deciso il ‘giorno zero’ e rimane sempre uguale”. 

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