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Fisco, saranno quindi giorni di fuoco: 270 scadenze da qui a fine mese

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti


Si apre oggi la settimana che porterà ad un vero e proprio periodo di fuoco per contribuenti ed imprese che, da mercoledì 16 alla fine di settembre, saranno chiamati ad onorare ben 270 scadenze fiscali, tra quelle rinviate nei mesi passati causa Covid e quelle ordinarie previste in questo periodo dell’anno.

Non solo pagamenti, ma anche comunicazioni, adempimenti, ravvedimenti operosi, dichiarazioni ed istanze da presentare all’erario, che obbligheranno i cittadini a distriscarsi nella giungla burocratica nostrana e a vivere, quindi, giornate difficili e stressanti. Nel dettaglio, in questi quindici giorni, gli obblighi fiscali più oberanti per il contribuente italiano saranno: l’Iva, i contributi previdenziali l’Ires, l’Irap e il saldo/acconto Irpef (solo per coloro i quali hanno scelto la rateizzazione). La giornata più difficile, in termini numerici, sarà la prima, ovvero quella di mercoledì 16 settembre. In questa data, infatti, saranno previsti 187 versamenti oltre alla presentazione di due comunicazioni e di tre adempimenti.

Ad evidenziare l’impatto sociale ed economico di questa maratona fiscale, tra gli altri, è stato il Centro Studi della Cgia che ha puntato l’attenzione su altri due aspetti, che esulano delle contingenze di più stretta attualità, ma che l’idea di quanto possa essere oberante il fisco nel nostro paese, specie per le piccole e medie imprese. Negli ultimi quarant’anni, ad esempio, la pressione fiscale in Italia è cresciuta di ben 11 punti percentuali. Come chiarisce l’associazione artigiana, infatti: “Se nel 1980 era al 31,4 per cento, nel 2019 si è attestata al 42,4 per cento. In questo periodo  la punta massima è stata raggiunta 2013, quando il prelievo ha raggiunto la soglia del 43,4 per cento. Livello raggiunto a seguito dell’inasprimento della tassazione imposto dal governo Monti che ha reintrodotto la tassa sulla prima casa, ha aumentato i contributi Inps sui lavoratori autonomi, ha inasprito il prelievo fiscale sugli immobili strumentali, ha ritoccato all’insù il bollo auto, eccetera”. 

Altro aspetto determinante, lo abbiamo ripetuto moltissime volte, quello della burocrazia, di quel girone infernale che rappresenta uno dei mali più antichi del Belpaese. Basti pensare ad esempio che, molte delle 270 scadenze delle quali stiamo parlando, sono rappresentate, precedute e seguite da interminabili trafile burocratiche. Particolarmente rilevante, da questo punto di vista, il costo annuale della burocrazia fiscale per le aziende. Costo che, secondo una recente indagine realizzata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, raggiunge addirittura i 3 miliardi. Una cifra esorbitante, soprattutto per le moltissime PMI tricolore, le quali – come noto – pagano sempre il prezzo più alto.

Per guardare al futuro e pianificare una crescita del paese occorre, dunque, riformare seriamente l’apparato fiscale: rendendolo più equo, più semplice e meno pesante. Concetti che, nell’ultimo trentennio, sono stati ripetuti e sbandierati da politici di ogni partito ed orientamento, ma troppo spesso alle parole non sono seguiti i fatti. Bisognerà, senza dubbio alcuno, cambiare totalmente rotta e archiviare definitivamente lo spettro del fisco nemico, creando le condizioni affinché l’Italia emerga dalla palude nella quale è impelagata da troppo tempo.

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