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Edilizia scolastica, anni settanta, vetusta e fatiscente.

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Di Ettore Minniti

Nonostante le rassicurazione del Governo Conte Rientro a scuola in sicurezza è obiettivo prioritario di questo Governo, l’edilizia scolastica presenta elementi di criticità preoccupanti.

Le scuole italiane sono sempre più fatiscenti, pericolanti e malridotte.

Edifici scolastici da terzo mondo: più del 15% è stato costruito prima del 1945, altrettanti datano tra il ’45 e il ’60, il 44% risale all’epoca 1961-1980, e solo un quarto è stato costruito dopo il 1980.

L’art. 32, D.L. n. 104/2020 incrementa di 400 milioni di euro nell’anno 2020 e di 600 milioni per il 2021 il “Fondo per l’emergenza epidemiologica da COVID-19“, già previsto dal D.L. n. 34/2020.Quota parte di tale incremento, pari a 32 milioni di euro nel 2020 e 48 milioni nel 2021, è destinata al trasferimento di risorse agli enti titolari delle competenze relative all’edilizia scolastica – quindi a Comuni, Province e Città metropolitane – ai fini dell’acquisizione in affitto o con le altre modalità previste dalla legislazione vigente, inclusi l’acquisto, il leasing o il noleggio di strutture temporanee, di ulteriori spazi da destinare all’attività didattica nell’anno scolastico 2020/2021, nonché delle spese derivanti dalla conduzione di tali spazi e del loro adattamento alle esigenze didattiche. Sono previste anche misure di semplificazione in tema di edilizia scolastica, per consentire a enti locali proprietari degli immobili di operare velocemente, eliminando passaggi burocratici.

Siamo ancora qui ad aspettare i benefici di queste norme.

Poco o nulla per quanto riguarda la riqualificazione del patrimonio immobiliare.

Si tratterebbe del 20,5% delle scuole in cui gli interventi hanno riguardato l’abbattimento delle barriere architettoniche, del 22,5% degli edifici in cui sono stati realizzati lavori di manutenzione ordinaria, del 32,8% delle opere di manutenzione straordinaria, del 33,7% delle strutture in cui sono state realizzate reti o introdotti servizi per la didattica digitale.

In un rapporto di Legambiente sulla sicurezza dei nostri edifici scolastici, che ha preso in esame 7.114 scuole d’infanzia primarie e secondarie, in 93 comuni e 50 province, su una popolazione di quasi due milioni di studenti tra i tre e i diciotto anni, traccia un quadro poco confortante: il 36% delle strutture necessita di interventi urgenti di impiantistica e prevenzione incendi, oltre il 50% degli edifici si trova in area a rischio sismico, il 9% è a rischio idrogeologico, meno del 50% delle strutture possiede il certificato di collaudo statico, solo il 56,05% ha l’idoneità statica e appena il 10,14% è realizzato con criteri antisismici.

Degli oltre 41.000 edifici scolastici statali, riferisce il Censis, in uno studio del 2104, che in 24.000edifici gli impianti (elettrici, idraulici, termici) non funzionano, sono insufficienti o non sono a norma. Sono 9.000 le strutture con gli intonaci a pezzi. In 7.200 edifici occorrerebbe rifare tetti e coperture. Sono 3.600 le sedi che necessitano di interventi sulle strutture portanti. E, 2.000 le scuole “che espongono i loro 342.000 alunni e studenti al rischio amianto”.

Nel 2017, in ottemperanza al D.L. n. 8, furono erogati contributi finalizzati alla verifica di vulnerabilità sismica e progettazione di  interventi di adeguamento antisismico sugli edifici di proprietà pubblica adibiti ad uso scolastico ricadenti nelle zone sismiche 1 e 2. Poco cosa.

La soppressione delle ex province (oggi città metropolitane) ha accentuato e messo in crisi ulteriormente la macchina delle manutenzioni ordinarie e straordinarie agli edifici. Alcuni piccoli comuni decentrati rispetto ai grandi centri urbani rivendicano la presenza sul proprio territorio istituti di istruzione secondaria (magari ad indirizzo tecnico/professionale), senza che vi siano edifici confacenti allo scopo educativo e privi di collegamenti pubblici con i centri viciniori, l’importante è mettersi al petto una medaglietta di natura strettamente politica.

Come dire, facciamo “le nozze con i fichi secchi”!

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