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Economia, ripresa del “Made in Italy” a luglio: la speranza di un futuro meno buio

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


La crisi economica determinata dal Covid ha colpito duramente decine di migliaia di imprese italiane, prostrate dai mesi di isolamento domestico, dai mancati guadagni, dalle spese supplementari e non sufficientemente supportate dai provvedimenti governativi. Dopo un lungo periodo nero, però, si iniziano a percepire segnali di rinascita per il “Made in Italy”, vero e proprio attestato di eccellenza e fiore all’occhiello in tutti gli angoli del globo.

Secondo un’inchiesta de “Il Sole 24 Ore”, infatti, la tendenza che si sta affermando porta ad ipotizzare un graduale ritorno alla normalità. Le perdite del primo semestre 2020, che raggiungono quasi 40 miliardi (pari al -14%), rappresentano, ovviamente, una drammatica realtà, ma mettendo i dati in fila si osserva un progressivo ed incoraggiante miglioramento. Dal terribile quasi dimezzamento registrato nel “Mensis Horribilis” di aprile, ad esempio, si è passati al -30,4% di maggio, al -12,1% di giugno, al -7,3% di luglio, mese al quale risale l’ultima rilevazione Istat. Una ripresa che può essere considerata ancor più incoraggiante in virtù del fatto che, a differenza di quanto avvenuto in precedenza, riguarda pressoché tutti i settori, non solo quelli “di prima sopravvivenza” come l’alimentare e il farmaceutico. I segni positivi, quindi, iniziano adesso ad essere meno episodici e più diffusi. Basti pensare, ad esempio, che adesso la crescita riguarda soprattutto l’elettronica e l’auto. Un settore, quest’ultimo, che ha fatto registrare un significativo +5,7% rispetto a luglio 2019.

Significativi anche i dati riguardanti il mercato estero: cali dimezzati in Francia, Cina, Stati Uniti e un balzo di 14 punti in Cina. Pechino, insomma, ritorna ad acquistare meccanica e macchinari, metalli e auto, medicinali e prodotti chimici. Certo, il bilancio complessivo dei primi sette mesi dell’anno per il Made in Italy, rimane negativo dato che si attesta ad un emblematico -14%, ma come abbiamo osservato la tendenza restituisce l’idea di una graduale ripresa. Va detto, inoltre, che per il marchio di italianità ci sono stati periodi ben più gravi, come ad esempio nella fase post crollo di Lehman Brothers, che determinò perdite superiori al 20%.Nonostante tutto, però, nel giro di due anni le nostre imprese riuscirono a venirne fuori.

La speranza, alimentata dal coraggio, dalla caparbietà, dall’intraprendenza che caratterizzano i nostri imprenditori, è che anche in questo caso possa ripetersi un miracolo italiano.

 

 

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