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Economia, lavoro agile: conseguenze e prospettive

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


Il difficile periodo della pandemia, caratterizzato dalla serrata e dall’isolamento domestico, ha ovviamente determinato il boom del lavoro da casa. In Italia, ad esempio, i lavoratori che hanno svolto le loro mansioni all’interno delle mura domestiche sono stati otto milioni. Ad oltre quattro mesi di distanza dal fatidico 11 marzo, giorno nel quale entrò in vigore il primo DPCM che limitava gli spostamenti su tutto il territorio nazionale, fa riflettere l’inchiesta condotta da Lenovo per comprendere le necessità dei dipendenti di fronte a un cambiamento repentino delle loro modalità di lavoro.

La  multinazionale cinese operante nel settore tecnologico ha interpellato, tra l’8 e il 14 maggio 2020, 20.262 persone, prendendo in considerazione 10 nazioni mondiali: Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Cina, India e Giappone, Brasile e Messico. Al di là del ridotto campione sul quale è stata condotta l’indagine, che nel nostro paese ha riguardato 2.023 lavoratori, i dati che ne emergono sono certamente interessanti. Il 62% degli intervistati, infatti, ha affermato di sentirsi più produttivo e connesso rispetto all’ufficio lavorando da remoto. Un dato che potrebbe essere letto come un punto a favore per questa moderna modalità lavorativa, ma le perplessità su di essa rimangono e, come evidenziato dall’indagine di Lenovo, riguardano soprattutto: benessere economico, fisico ed emotivo. Un altro aspetto rilevante è quello relativo alle spese sostenute dai lavoratori per ammodernare la loro dotazione di apparecchiature tecnologiche. Il 70% degli intervistati, ad esempio, ha sostenuto di aver dovuto mettere mano al portafoglio per acquistare nuovi strumenti o accessori al fine di cimentarsi nel lavoro agile. In Italia la spesa media pro capite è stata di circa 305 euro, cifra sicuramente non elevatissima, ma comunque significativa nel periodo che le famiglie hanno affrontato e stanno affrontando.

Tra le conseguenze negative del lavoro da casa, sempre secondo quanto emerge da questa indagine, anche quelle relative alla salute. Il 71% degli interpellati lamenta l’insorgere di nuove problematiche o il peggioramento di alcune condizioni, tra cui mal di testa, dolori alla schiena oppure al collo, e anche la difficoltà a dormire. Guardando all’aspetto emotivo, poi, ha pesato l’impossibilità di relazionarsi con colleghi e superiori, di stabilire quei contatti umani che stanno alle base dei rapporti lavorativi e che sono, spesso, fondamentali per rendere al meglio. Senza dimenticare, infine, le difficoltà nel separare la vita domestica da quella lavorativa e, quindi, nel concentrarsi appieno sui propri doveri d’ufficio, isolandosi da vicende e problematiche “casalinghe”. Nelle risultanze di questo sondaggio si sottolineano anche le criticità legate ai rischi per la privacy e quelle legate allo sviluppo tecnologico, elemento indispensabile per permettere a tutti di lavorare efficacemente da casa.

 

In conclusione vogliano andare oltre gli aspetti evidenziati in questa indagine e riflettere sul vero significato, sulla vera essenza del lavoro agile e sul suo ruolo nelle idee di sviluppo e di futuro che si stanno affermando in tutto il mondo. I vantaggi offerti dall’innovazione tecnologica non possono certo essere messi in dubbio, ma bisogna altresì chiedersi se, nei prossimi anni, ci sarà un limite e dove questo limite sarà posto. Un domani nel quale la maggior parte delle attività lavorative si svolgerà da casa – con un computer a fare da interlocutore – un domani nel quale ogni tipo di interazione sociale sarà limitata, se non totalmente eliminata per essere sostituita da un app, non può essere visto favorevolmente. Sviluppo, ammodernamento ed innovazione si, disumanizzazione no… Se così non dovesse essere assisteremo ad un regresso della civiltà, celato sotto le luci splendenti del progresso, che renderà tutto piatto, informe, deprimente.

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