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Come valutare il risultato elettorale?

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Riceviamo e pubblichiamo l’analisi del prof. Antonino Gulisano sui risultati della tornata elettorale appena conclusa


Tra le numerose riflessioni sul voto del 20 e 21 settembre, quella che emerge forza riguarda l’astensione, il vero partito che ha vinto con il 46%.  Una percentuale che rappresenta 23 milioni di cittadini circa, i quali sono spettatori e non partecipanti alla democrazia. In Sicilia l’astensione al voto è stata di circa il 60%. Commentare i risultati non è semplice. Bisogna vedere da quale prospettiva si guarda. Se guardiamo dal basso verso l’alto siamo in salita, ma se guardiamo dall’alto in basso siamo in discesa.

 

Il risultato del Referendum

Il M5S, con in testa Luigi Di Maio, afferma che con il 67% è stato un successo storico. In verità, il populismo vince il referendum ma perde il paese. Il vero risultato di questa doppia consultazione è che l’onda antipolitica sta finendo: il taglio delle poltrone è l’apice di un fenomeno ormai esaurito. Il successo del Sì al referendum sul taglio dei parlamentari è una vittoria a metà per il Movimento 5 Stelle che è andato male alle elezioni regionali, scendendo sotto i risultati raggiunti 2015. Il risultato del referendum ha una valutazione importante analizzando chi ha votato il SI e chi Ha votato il NO. La campagna elettorale, inoltre, ha mostrato un partito diviso, senza una linea politica e senza una guida chiara.

Volendo analizzare le aree e i gruppi sociali che hanno votato SI e chi ha votato NO si notano alcune interessanti differenze. Il NO è stato votato nei centri cittadini, il gruppo sociale rappresentativo è quello dei professionisti e della  classe media. Il SI, invece, è stato votato. soprattutto, nelle periferie e il gruppo sociale rappresentativo è quello dei disoccupati e dei percettori del reddito di cittadinanza.

 

Il risultato delle Elezioni Regionali

Uno dei dati di questo voto è che il Centrodestra è molto forte nel Paese. La tendenza è quella di sostenere che “alle elezioni non c’è stata la spallata”, possiamo affermare che questa tornata elettorale si è trasformata in un segno della stabilità, che può portare questo governo fino alla fine della legislatura. Tra Pd e Cinque Stelle l’unità degli elettorati c’è. A questo punto l’M5S deve decidere che cosa vuole fare da grande. Ormai, il M5S, a livello elettorale, naviga al confine di percentuali a una cifra: almeno sul piano locale. E, quel che è peggio per i seguaci di Beppe Grillo, il Movimento appare ininfluente per far vincere o perdere lo schieramento di governo. Per paradosso, nell’unica realtà in cui hanno presentato un candidato comune, la Liguria, M5S e Pd hanno perso: come era accaduto nove mesi fa in Umbria.

Con il risultato del referendum archiviamo il decennio dell’antipolitica.  Con il risultato acquisito delle Regionali, terminate sul 3 a 3, si riconferma che nel Paese la maggioranza è del Centrodestra. Chi voleva il “cappotto” è stato deluso, ma non ha vinto neanche il Centro sinistra e il PD. Ora possiamo tornare a occuparci di cose serie.

Il primo tema: la legge elettorale è strategica, significa completare il taglio dei parlamentari, e potrebbe essere il terreno più scivoloso per il Presidente del Consiglio;

Il secondo tema: come gestirà questa fase il Presidente del Consiglio con un equilibrio modificato all’interno della coalizione governativa? Con un Pd che è riuscito ad uscire vivo da sotto un treno , mentre il M5S, maggioranza parlamentare, praticamente è polverizzato nel Paese?

In un referendum, come in una partita di calcio, conta solo il risultato. E il risultato è che il SI ha vinto nettamente.  Dopo aver assistito al pareggio delle elezioni regionali, come si atteggeranno nel dibattito interno gli altri partiti – in primis Pd e Italia Viva – sui “correttivi” da apportare al sistema istituzionale, alla legge elettorale tra proporzionale e maggioritario, rimettere la preferenza, i regolamenti parlamentari Camera e Senato? I 5Stelle mettono sul tavolo la loro proposta: il ritorno alle preferenze. Hanno già detto: Presenteremo un emendamento specifico già nei prossimi giorni, quando il testo base della riforma elettorale sarà adottato dalla commissione Affari costituzionale“.

Il terzo tema: Come si muoverà nell’ottica dello sviluppo e dei provvedimenti economici? Con i continui “Bonus” o con un progetto organico per riformare tutto il Paese Italia? Le direttrici sono obbligate. Ripresa del lavoro, riforma fiscale, salvaguardia della salute pubblica contro il Covid19, Istruzione. Le risorse ci sono se utilizzate per investimenti e non per continuare “bonus”. Inserirei nel progetto economico del Governo l’istituzione della Moneta complementare e di CCF (certificati di credito fiscale), la istituzione di un Fondo patrimoniale per abbassare il debito Pubblico in riferimento al PIL.

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