Riflessioni sulle previsioni di Elon Musk in materia di robot


Ho la fortuna di lavorare da circa venti anni con un luminare di robotica, un visionario con l’unico obiettivo di migliorare il mondo, di renderlo più efficiente, utile, giusto e bello. A questo, 70 anni appena compiuti e festeggiati in “call” con la sua comunità scientifica internazionale, Paolo Dario ha dedicato la sua vita. Professore Ordinario di Robotica Biomedica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove è anche Prorettore alla Terza Missione, è fondatore di vari laboratori di ricerca in Italia e all’estero, tra cui l’Istituto di BioRobotica e il Polo Sant’Anna Valdera (un “parco” di ricerca situato a Pontedera, in provincia di Pisa), del Centro di Competenza ARTES 4.0, di cui è attuale direttore, e di molto altro.

È stato antesignano di settori quali la Biorobotica, ha pubblicato centinaia di articoli su riviste internazionali (ISI) e capitoli di libri internazionali. E’ titolare di circa 50 brevetti internazionali, coordinatore di numerosi progetti di ricerca Nazionali ed Europei, è stato Presidente della società “IEEE Robotics and Automation Society (RAS)” ed è membro del Comitato Editoriale di numerose riviste internazionali, di Board scientifici internazionali e UE, e ha ricevuto alcuni fra i più prestigiosi premi internazionali in Robotica, come il “Ras Pioneer Award” nel 2017, il “Iee Ras George Saridis Leadership Award in Robotics and Automation”nel 2014 e il “Joseph Engelberger Award”, che gli è stato assegnato nel 1996 negli USA. Nel 2018 gli è stata conferita la Laurea Honoris Causa dal Campus Biomedico di Roma, per i grandi meriti scientifici acquisiti nella sua lunga carriera.

Riporto di seguito alcune sue riflessioni sul recente annuncio di Elon Musk, che a mio parere potrebbero rivelarsi antesignane del rapido sviluppo di un settore, quello della robotica, che marcherà una differenza netta con il nostro passato, e che non è, probabilmente, così lontano come si immagini.

Riflessioni del professor Paolo Dario, Ordinario di Robotica Biomedica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa:

Insieme alle notizie drammatiche provenienti dall’Afghanistan, che hanno giustamente polarizzato l’attenzione del mondo, nei giorni intorno a Ferragosto vi è stato l’annuncio, a mio parere epocale, con il quale Elon Musk ha presentato il “Tesla Bot”: un robot umanoide “compagno” delle persone, che potrà aiutarle in ruoli ripetitivi e impegnativi. Le tecnologie impiegate saranno le stesse di quelle già sviluppate nelle auto Tesla a guida autonoma e, a detta di Musk, questi robot “companion” saranno in grado di eseguire compiti, di mostrare amichevolezza e di offrire alle persone servizi di assistenza e ausilio. Il Tesla Bot è stato progettato con sembianze che rimandano a quelle umane, avrà una silhouette androgina in bianco e nero, un display al posto del viso, sarà alto 1,72 m, peserà 57 kg, potrà camminare a una velocità di 8 km/h e, soprattutto, potrà trasportare fino a 20 kg e sollevare pesi in strappo anche di 68 kg.  

Pur mantenendo prudenza e un sano realismo nell’analisi di quanto presentato da Musk, Optimus – così l’ha chiamato l’imprenditore americano – potrebbe essere destinato a rivoluzionare la storia dei robot companion per vari e concreti motivi: prima di tutto perché Elon Musk, figura certamente controversa, è riuscito negli ultimi anni a rendersi molto credibile. Ha visione, leadership, capacità di reperire risorse e di realizzare in forma di innovazioni dirompenti le sue visioni più audaci. Ricordiamo bene lo scetticismo diffuso quando Musk decise di sfidare le grandi case automobilistiche di Detroit proponendo un’automobile totalmente elettrica, nata e sviluppata sulla West Coast, e che è sostanzialmente un computer (sempre connesso) su ruote.

Lo stesso passaggio fra un’idea apparentemente fantascientifica e la realtà si è verificato con il treno iperveloce Hyperloop, poi con l’iniziativa spaziale SpaceX e pochi giorni fa con la sfida di Tesla Energy di fornire elettricità per il mercato retail, a partire dal Texas.

Questi precedenti danno a Elon Musk credibilità nella sua capacità di predire – e di realizzare – il futuro. Le auto Tesla in circolazione nel mondo sono più di 500.000, i dipendenti di Tesla sono più di 70.000 e i ricavi del 2020 sono stati di 31,5 miliardi di dollari. La capacità di Musk è quella di intuire in che modo innovazioni in un’area di prodotto possano essere trasferite e utilizzate in altre aree di prodotto: Optimus, infatti, incorporerà tecnologie già sviluppate e funzionanti nelle auto Tesla (motori elettrici, circuiti integrati di potenza, batterie, interfacce, intelligenza artificiale, capacità di navigazione semi-autonoma, ecc.). Questo fatto rende credibile la stima di Musk che Optimus possa andare sul mercato entro pochi anni.

Eppure, a seguire all’annuncio di Elon Musk, un articolo sulla rivista scientifica IEEE Spectrum del 21 agosto, dal titolo “Elon Musk Has No Idea What He’s Doing With Tesla Bot. Humanoid robots are way harder than Musk seems to think” (Elon Musk non ha idea di cosa stia facendo con Tesla Bot. I robot umanoidi sono ben più complessi di quanto Musk sembri pensare) confuta di fatto la scia di fiducia che Musk ha saputo costruire dietro di sé: vero e visionario tecnologo o abile imprenditore? Evan Ackerman, redattore senior della rivista con all’attivo oltre 6.000 articoli su robotica e tecnologia e autore dell’articolo, sostiene che la visione di Musk sia un po’ ingenua e che realizzare un vero robot umanoide sia alquanto complicato, ben più che le auto elettriche e i razzi riutilizzabili di Tesla. A differenza dei razzi o delle automobili, spiega Ackerman, i robot umanoidi non sono soltanto un complesso di tecnologie esistenti che necessita di una visione ambiziosa, di un team di persone smart e di investimenti finanziari sostenuti. Con la robotica umanoide ci sono molti e ben più difficili problemi da risolvere, ancora molto lontani dalle soluzioni pratiche.

Molte persone molto competenti, scrive Ackerman, hanno lavorato attivamente su queste cose per decenni, e c’è ancora una lunga lista di scoperte fondamentali nell’hardware e soprattutto nel software che sono probabilmente necessarie per realizzare la visione di Musk, sicuramente non nei tempi che dichiara.

Dunque, è impossibile dar seguito all’annuncio di Musk? Pur condividendo molte delle osservazioni contenute nell’articolo di IEEE Spectrum, io non la penso così, appartenendo a uno di quei gruppi che cita il redattore e che i robot companion ha provato a costruirli sul campo (mi piace sottolineare che il concetto alla base dell’annuncio di Musk fu proposto, esattamente in questi termini, nella proposta europea di Flagship che un consorzio a guida italiana con il mio gruppo di ricerca presentò alla Commissione Europea nel 2012 con il titolo – appunto – di “Robot Companions for Citizens”. La proposta arrivò terza in graduatoria, ma solo i primi due progetti furono finanziati). E spiego il perché.

Vi è un elemento peculiare in Optimus, che deve a mio parere fare riflettere: Musk, che conosce bene il peso delle parole, ha posto l’accento non tanto sulla intelligenza di Optimus, quanto sulla sua capacità di sollevare e trasportare carichi rilevanti. La strategia di Musk non è quella di puntare su un robot che dimostri di essere “più intelligente degli esseri umani” svolgendo compiti di avveniristica complessità, ma quella di sviluppare robot capaci di affiancare e collaborare realmente con gli esseri umani nella vita di tutti i giorni. Dei veri e affidabili compagni che possano aiutarci e alleviare la nostra fatica nei lavori più pesanti e ripetitivi.

L’annuncio di Elon Musk non potrà che avere, nella mia opione, numerose conseguenze concrete.

Prima di tutto, sia in considerazione della visionarietà dell’idea che della credibilità guadagnata da Musk, è altamente probabile che molti lo seguiranno sulla strada dello sviluppo di robot companion come il Tesla Bot, e questo gli consentirà di accorciare i tempi e di contare su numerosi partner o competitor che, di fatto, velocizzeranno lo sviluppo del settore. Già Bill Gates aveva predetto che nell’anno 2050 vi sarebbe stato un robot in ogni famiglia. Basta fare un semplice conto di quale possa essere il mercato di un tale robot (da acquistare o noleggiare nella forma del pay-per-use) per convenire sul fatto che si potrebbe trattare di qualcosa di paragonabile al mercato delle automobili. Non a caso la coreana Hyundai ha acquistato un’altra azienda americana protagonista nel mondo dei robot umanoidi e animaloidi, come Boston Dynamics.

L’annuncio di Elon Musk potrebbe rendere lo scenario della “Chicago 2035” presentato nel film “Io, robot” del 2004 persino troppo remoto.

Anche se – considerando la straordinaria difficoltà della sfida tecnologica che lo sviluppo di un robot come il Tesla Bot pone – è bene mantenere un sano realismo, i robot compagni della classe Optimus potrebbero essere realmente disponibili sul mercato entro pochi anni. In Italia e in Europa sappiamo sviluppare e costruire robot, anzi siamo riconosciuti essere fra i migliori al mondo nella ricerca e nell’industria robotica. La scelta per noi europei è tra essere fra coloro che acquisteranno i robot tipo Optimus, o fra coloro che li fabbricheranno, li venderanno e svilupperanno per essi una vastissima serie di nuovi servizi (e che quindi creeranno su questa tecnologia centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, quasi certamente di elevata qualità).

Oltre a investire con decisione nella tecnologia dei robot compagni, c’è un’altra cosa che dovremmo fare subito, pena ritrovarci ad affrontare in ritardo il problema di come “regolare” la loro presenza fra noi, esattamente come è avvenuto con le aziende BigTech, l’Intelligenza Artificiale, le auto autonome, i monopattini elettrici, e molto altro: studiare e sviluppare “modelli europei” che salvaguardino – insieme allo sviluppo dei nuovi prodotti e al mercato – anche i diritti dei cittadini e dell’ambiente. Discutere a fondo di sostenibilità, etica, privacy, scenari legali, responsabilità, strumenti assicurativi, tutela degli aspetti di genere e di età, monopoli, hacking, nuova organizzazione del lavoro e distribuzione del reddito, immigrazione, gap fra ricchi e poveri, e molto altro, diventa da subito non mera speculazione intellettuale, ma un ambito di urgente e approfondito dibattito.

Source: agi