Il consiglio di amministrazione del 20 agosto esaminerà le opzioni strategiche per preservare l’autonomia di Rocca Salimbeni. Sul tavolo due possibili Ops, ancora allo studio. Rinviato al 25 agosto l’incontro tra Giorgetti e le istituzioni toscane
Monte dei Paschi di Siena si prepara a una riunione decisiva. Il consiglio di amministrazione convocato per giovedì 20 agosto dovrebbe esaminare le possibili risposte all’offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Intesa Sanpaolo sulla banca senese.
L’amministratore delegato Luigi Lovaglio starebbe lavorando a due ipotesi di offerta pubblica di scambio: una su Banco Bpm e una su Banca Generali. Non risulta ancora definito se le operazioni siano realmente cumulabili oppure rappresentino due alternative strategiche da sottoporre alla valutazione del consiglio.
Si tratta, in ogni caso, di indiscrezioni finanziarie e non di proposte già deliberate. Mps, Banco Bpm e Banca Generali non hanno rilasciato conferme ufficiali. La riunione dovrà innanzitutto verificare la sostenibilità patrimoniale, finanziaria e regolamentare delle eventuali contromosse. Reuters�
La posta in gioco supera il controllo del più antico istituto di credito del mondo. Dall’esito della battaglia dipendono il futuro della rete commerciale di Mps, il ruolo di Siena, gli equilibri tra i grandi azionisti e la configurazione complessiva del sistema bancario italiano.
L’offerta di Intesa e il rischio dello smembramento
Intesa Sanpaolo ha lanciato nel giugno scorso un’offerta non concordata su Mps del valore iniziale di circa 30,6 miliardi di euro, salita successivamente, per effetto dei valori di mercato, intorno ai 36 miliardi.
L’operazione prevede un corrispettivo in azioni e una componente in contanti. L’obiettivo dichiarato è integrare una parte rilevante delle attività di Montepaschi nel principale gruppo bancario italiano e creare una delle maggiori realtà finanziarie dell’Eurozona.
Per superare i possibili ostacoli Antitrust, Intesa ha concordato con Unipol la cessione di 635 sportelli e di altre attività riconducibili a Mps. Questi asset sarebbero successivamente integrati nel perimetro di Bper, banca della quale Unipol è il principale azionista.
È proprio questo passaggio a suscitare le maggiori preoccupazioni a Siena. Il progetto non comporterebbe soltanto la perdita dell’autonomia di Rocca Salimbeni, ma anche la divisione della sua rete tra più soggetti.
Lovaglio considera Mps un gruppo risanato, patrimonialmente solido e dotato di un valore industriale che non dovrebbe essere disperso attraverso una vendita per parti. La banca presenta un coefficiente patrimoniale primario, il Cet1 ratio, del 16,3%, superiore ai requisiti regolamentari e potenzialmente utilizzabile per sostenere nuove iniziative strategiche.
L’amministratore delegato dovrà però dimostrare che una soluzione alternativa all’offerta di Intesa sia capace di creare più valore per gli azionisti senza esporre Mps a rischi eccessivi.
La prima carta: Banco Bpm
L’integrazione con Banco Bpm rappresenta l’ipotesi industrialmente più ambiziosa. Dall’unione nascerebbe un grande polo bancario nazionale, con una presenza particolarmente forte nel Nord e nel Centro Italia e dimensioni sufficienti per competere con Intesa Sanpaolo e UniCredit.
Banco Bpm aveva inizialmente proposto una fusione paritaria con Mps. I colloqui si sono però interrotti all’inizio di agosto, dopo il mancato raggiungimento di un accordo e le perplessità espresse da Crédit Agricole, principale azionista di Banco Bpm con una partecipazione vicina al 30%.
Il gruppo francese ha dichiarato di non vedere, allo stato attuale, una chiara creazione di valore nell’integrazione con Montepaschi. Senza il consenso o almeno la neutralità di Crédit Agricole, un’offerta di Mps su Banco Bpm diventerebbe finanziariamente e politicamente molto difficile.
Lovaglio potrebbe tentare di riaprire il dialogo proponendo uno scambio azionario capace di garantire al gruppo francese una presenza significativa nella nuova banca. Dovrebbero però essere definiti governance, rapporti di concambio, distribuzione degli incarichi e valorizzazione delle rispettive reti.
Una vera Ops richiederebbe inoltre l’approvazione degli organi societari, il coinvolgimento della Banca centrale europea e, con ogni probabilità, un passaggio assembleare. I tempi sarebbero quindi stretti rispetto al calendario dell’offerta di Intesa.
La seconda ipotesi: Banca Generali
La possibile offerta su Banca Generali risponde a una logica differente. Non servirebbe principalmente ad aumentare la rete degli sportelli, ma a rafforzare Mps nella gestione del risparmio, nella consulenza finanziaria e nel private banking.
Banca Generali dispone di una rete di consulenti e di masse amministrate che potrebbero completare le attività bancarie e finanziarie già presenti nel gruppo senese dopo l’acquisizione di Mediobanca.
L’integrazione consentirebbe a Mps di presentarsi agli investitori come un gruppo diversificato, con una maggiore componente di ricavi da commissioni e una minore dipendenza dal margine di interesse. Potrebbe inoltre rendere più costosa e complessa l’offerta di Intesa.
Anche questa ipotesi presenta ostacoli rilevanti. Il principale è la posizione di Assicurazioni Generali, azionista di controllo di Banca Generali. Un’operazione ostile o non concordata rischierebbe di aprire un ulteriore fronte nel già complesso sistema di partecipazioni che collega Mps, Mediobanca e Generali.
Il consiglio dovrà quindi capire se esistano condizioni concrete per avviare un negoziato oppure se l’ipotesi abbia soprattutto una funzione difensiva.
Due offerte o due alternative?
L’espressione “doppia Ops” può indurre a immaginare due acquisizioni condotte simultaneamente. Al momento, però, questa interpretazione non è confermata.
È più prudente parlare di due opzioni allo studio. Un’offerta contemporanea su Banco Bpm e Banca Generali richiederebbe infatti un’enorme capacità finanziaria, un complesso aumento di capitale e il coordinamento di numerosi azionisti e autorità di vigilanza.
Non basta che un’operazione sia teoricamente realizzabile. Mps deve dimostrare di poterla finanziare senza indebolire la propria solidità patrimoniale e senza compromettere il piano di integrazione con Mediobanca.
Una contromossa percepita come eccessivamente rischiosa potrebbe rafforzare la posizione di Intesa, inducendo gli azionisti a preferire la certezza dell’offerta già formalizzata.
Lovaglio deve quindi costruire un’alternativa credibile, non una semplice barriera difensiva. Il progetto dovrà contenere sinergie misurabili, una governance chiara e prospettive di rendimento superiori a quelle prospettate dall’offerta concorrente.
La reazione della Borsa
Le indiscrezioni hanno immediatamente riacceso l’interesse del mercato. Banco Bpm ha guadagnato circa l’1,05% e Banca Generali lo 0,95%, mentre Mps ha ceduto intorno allo 0,53%.
Il movimento riflette l’aspettativa che una possibile offerta possa riconoscere un premio agli azionisti delle società obiettivo. La flessione di Montepaschi segnala invece la cautela degli investitori nei confronti dei costi e dei rischi connessi alle acquisizioni.
La Borsa non ha ancora espresso un giudizio definitivo. Senza conoscere rapporto di concambio, struttura finanziaria e disponibilità dei principali soci, qualsiasi valutazione rimane preliminare.
Il mercato considera possibile anche un rilancio da parte di Intesa Sanpaolo, nonostante l’amministratore delegato Carlo Messina abbia finora escluso un miglioramento dell’offerta. L’emergere di una vera alternativa industriale potrebbe costringere Intesa a riconsiderare il prezzo o alcune condizioni dell’operazione.
Il ruolo del governo
La battaglia coinvolge direttamente anche la politica. Monte dei Paschi è stata salvata dallo Stato nel 2017 attraverso un intervento costato miliardi ai contribuenti ed è stata successivamente riprivatizzata.
Il Tesoro ha ridotto la propria partecipazione, ma conserva un evidente interesse strategico nel garantire che il consolidamento non distrugga il valore recuperato durante il risanamento.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha manifestato attenzione verso la tutela dell’integrità di Mps. La prospettiva di una suddivisione della banca tra Intesa e il sistema Unipol-Bper ha alimentato dubbi anche all’interno della maggioranza.
Il governo deve però muoversi con cautela. Non può sostituirsi agli azionisti o agli organi societari, né interferire con le competenze della Bce, della Consob e delle autorità per la concorrenza. Può tuttavia valutare gli effetti dell’operazione sulla stabilità finanziaria, sull’occupazione, sul credito alle imprese e sulla presenza territoriale.
Siena chiede garanzie
Il destino di Mps è particolarmente delicato per Siena. La banca non è soltanto un’impresa, ma una componente essenziale della storia, dell’economia e dell’identità della città.
La sindaca Nicoletta Fabio, la presidente della Provincia Agnese Carletti e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani hanno chiesto un confronto con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per ottenere garanzie sul mantenimento della sede, dei livelli occupazionali e delle funzioni direzionali.
L’incontro, inizialmente fissato a Roma per il 20 agosto, è stato rinviato al 25 agosto. ANSA�
Le istituzioni locali temono che l’assorbimento da parte di Intesa e la cessione di centinaia di filiali possano ridimensionare definitivamente il legame tra la banca e il territorio. Chiedono pertanto che qualsiasi soluzione tuteli occupazione, centro direzionale, marchio e capacità di sostenere l’economia toscana.
Queste richieste sono legittime, ma dovranno confrontarsi con la sostenibilità industriale. Proteggere Siena non può significare conservare strutture inefficienti; allo stesso tempo, l’efficienza non può diventare il pretesto per svuotare una banca risanata grazie anche alle risorse pubbliche.
Il consiglio decisivo
Il consiglio di amministrazione del 20 agosto dovrà stabilire se le ipotesi Banco Bpm e Banca Generali possiedano basi concrete o debbano rimanere scenari esplorativi.
Lovaglio è chiamato alla prova più difficile del suo mandato. Dopo avere guidato il risanamento e l’espansione di Mps, deve decidere se difenderne l’autonomia attraverso una grande operazione oppure negoziare condizioni migliori con Intesa.
Il futuro della banca non può essere determinato esclusivamente da una reazione all’offerta ostile. Serve un progetto capace di indicare quale ruolo Mps voglia svolgere nel sistema finanziario europeo, quali mercati intenda presidiare e quali vantaggi possa offrire a clienti e azionisti.
La partita è appena entrata nella fase decisiva. Da un lato c’è la potenza finanziaria di Intesa Sanpaolo; dall’altro il tentativo di Mps di trasformarsi da preda in protagonista. Tra le due strategie si giocano il futuro di Rocca Salimbeni, gli equilibri del credito italiano e una parte importante della storia economica di Siena.
Mps prepara la difesa dall’assalto di Intesa: Lovaglio studia le carte Banco Bpm e Banca Generali
LUIGI LOVAGLIO, AD MPS