Il bilancio diffuso il 2 novembre: coinvolte 106 Squadre mobili, oltre 236 mila giovani controllati e 1.695 denunciati.
La cronaca
Un’operazione nazionale della Polizia di Stato contro la criminalità giovanile ha portato, nelle ultime due settimane, all’arresto di 644 persone: 575 maggiorenni e 69 minorenni. Il bilancio, reso noto il 2 novembre, comprende anche 1.695 denunciati in stato di libertà, tra cui 373 minori. Le fonti consultate parlano di arresti, senza indicare una quota distinta di fermi.
L’attività, coordinata dal Servizio Centrale Operativo, ha impegnato le 106 Squadre mobili, affiancate dai Reparti Prevenzione Crimine e da altri uffici. Sono stati controllati 236.138 giovani, di cui 23.060 minorenni, soprattutto nelle aree interessate dallo spaccio e dalla movida.
Gli interventi hanno riguardato reati contro le persone e il patrimonio, droga e armi. Sono stati inoltre monitorati 1.115 profili social. Arresti e denunce non costituiscono accertamenti definitivi di colpevolezza: le singole responsabilità dovranno essere verificate nei procedimenti giudiziari.
Il commento
Il lavoro delle forze dell’ordine merita riconoscimento. Contrastare aggressioni, rapine e spaccio significa tutelare le vittime e restituire libertà a chi vive, studia e lavora nei territori colpiti.
La politica, però, deve rispondere a una domanda che il bilancio operativo lascia aperta: quale presenza dello Stato rimane dopo i controlli? La sicurezza richiede personale, capacità investigativa, presidi territoriali e interventi tempestivi. Misurarla soltanto attraverso il numero degli arresti rischia di confondere un risultato operativo con la soluzione del problema.
Il coinvolgimento dei minorenni rende indispensabile anche una responsabilità educativa. Scuola, servizi sociali, famiglie e giustizia minorile devono poter intervenire prima che violenza e illegalità diventino percorsi consolidati. Servono obiettivi verificabili contro l’abbandono scolastico, sostegno alle famiglie in difficoltà e occasioni accessibili di formazione, sport e lavoro.
Occorre inoltre evitare di trasformare questi dati in un giudizio su un’intera generazione: il numero delle persone controllate non misura la diffusione della criminalità tra i giovani e questa operazione, da sola, non dimostra un aumento dei reati.
La richiesta alle istituzioni è precisa: dare continuità al contrasto della criminalità e rendere conto dell’efficacia della prevenzione. La prova sarà nella riduzione delle vittime, della recidiva e del reclutamento dei ragazzi nei circuiti illegali.