Carburanti e merci, il Sud sotto pressione: sciopero dei tir e crisi dell’ex Ilva frenano i rifornimenti


Distributori senza scorte e difficoltà per le imprese tra Puglia, Basilicata e Calabria. In Sicilia fermo degli autotrasportatori fino al 20 ottobre. A Taranto annunciata la conclusione dei presidi alle 23 di oggi

Il Mezzogiorno affronta una doppia emergenza: il rincaro dei carburanti alimenta la mobilitazione degli autotrasportatori, mentre la protesta dei lavoratori dell’ex Ilva ha ostacolato l’accesso alla raffineria Eni di Taranto, compromettendo le consegne di benzina e gasolio. Due vertenze distinte che si sovrappongono, con conseguenze su mobilità, distribuzione delle merci e attività produttive.

Dal 16 ottobre sono annunciati fermi dei mezzi pesanti in Calabria e Sicilia, mentre le difficoltà di approvvigionamento legate alla raffineria interessano anche Puglia e Basilicata. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha convocato le rappresentanze dell’autotrasporto per il 27 ottobre.

A Taranto presidi verso la conclusione, ma resta l’incertezza industriale

La novità della mattinata riguarda la durata della mobilitazione all’ex Ilva. Secondo quanto riferito dall’Adnkronos, lo sciopero e i presidi termineranno alle 23 di oggi, 16 ottobre. L’annuncio arriva dopo l’assemblea dei lavoratori e il documento condiviso con la Regione Puglia. Il prossimo appuntamento è il tavolo convocato a Palazzo Chigi per il 27 ottobre.

La conclusione annunciata dei blocchi può favorire la ripresa delle consegne, ma lascia aperta la vertenza sul futuro dello stabilimento. I lavoratori diretti e dell’indotto chiedono prospettive industriali e occupazionali, mentre contestano l’avvio dello spegnimento dell’area a caldo e le conseguenze sulla produzione.

Pompe a secco e rischi per la raffineria

In Puglia, la cronaca di Repubblica segnala la chiusura di 150 delle circa 300 stazioni di servizio a marchio Enilive. Il dato riguarda questa rete e non la totalità dei distributori regionali.

Eni ha inoltre avvertito che il protrarsi degli ostacoli agli accessi potrebbe rendere necessaria una fermata programmata della raffineria. La crisi dei rifornimenti si accompagna quindi a un rischio per la continuità operativa dell’impianto.

Per cittadini e imprese, le conseguenze sono immediate: difficoltà negli spostamenti, ritardi nelle attività e maggiore incertezza sulle consegne. La progressiva riapertura dei collegamenti sarà determinante per ricostituire le scorte.

In Sicilia cinque giorni di fermo contro il caro gasolio

Nell’Isola, il Comitato trasporto siciliano ha proclamato uno stop dal 16 al 20 ottobre contro l’aumento dei carburanti. La mobilitazione annunciata prevede mezzi fermi nei piazzali e interruzioni nelle operazioni di movimentazione delle merci provenienti dalle navi.

Per un territorio che dipende dalla continuità dei collegamenti marittimi e stradali, il fermo può ripercuotersi sulle filiere agricole, sul commercio e sulla distribuzione. Le merci deperibili sono particolarmente esposte ai ritardi, mentre le imprese di trasporto denunciano costi sempre più difficili da sostenere.

L’appello delle imprese: tutelare il lavoro e garantire le consegne

Confartigianato Taranto ha chiesto alla Prefettura un confronto tra sindacati, Eni e operatori della distribuzione per consentire il passaggio delle autocisterne. L’associazione esprime solidarietà ai lavoratori del siderurgico, richiamando anche le necessità di artigiani, commercianti, tassisti e altre attività che rischiano di fermarsi senza carburante.

È il punto sul quale le istituzioni devono intervenire con urgenza: sostenere il confronto sulle vertenze e assicurare la continuità dei servizi essenziali. La convocazione dei tavoli del 27 ottobre apre uno spazio negoziale, ma nel frattempo servono soluzioni operative per i rifornimenti e risposte concrete ai costi dell’autotrasporto.

Il rischio è che crisi industriale e caro energia si alimentino a vicenda, trasferendo il prezzo più alto sulle imprese minori, sui lavoratori e sulle famiglie.