Si aggrava di ora in ora il bilancio del doppio terremoto che mercoledì ha colpito il Venezuela. I morti sono almeno 1.430, mentre oltre 50 miòa persone risultano ancora disperse, secondo quanto riferito dal responsabile degli aiuti umanitari dell’Onu, Tom Fletcher. Le autorità venezuelane hanno inoltre registrato 3.238 feriti. E’ stato confermato anche il decesso di Francesca Mannina, la donna di origini siciliane che risultava dispersa. Gli italo-venezuelani ancora dispersi sono una quarantina, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Nel frattempo proseguono senza sosta le operazioni di ricerca tra le macerie, mentre i primi aiuti internazionali iniziano ad arrivare nel Paese. Una pista dell’aeroporto di Caracas è stata riaperta e ha già accolto aerei statunitensi carichi di assistenza umanitaria. Tra le poche notizie positive emerse nelle ultime ore c’è il salvataggio di un neonato estratto vivo dalle macerie di un edificio crollato a La Guaira 32 ore dopo le due violente scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 che hanno devastato il nord del Paese. Un video mostra i soccorritori che recuperano il bambino tra gli applausi dei presenti.
La Guaira, città costiera vicina a Caracas, resta l’epicentro della tragedia. Interi quartieri sono stati rasi al suolo e molti edifici si sono trasformati in cumuli di macerie. In diverse aree familiari, vicini e volontari continuano a scavare a mani nude in attesa dell’arrivo di mezzi pesanti. “Sto cercando mia madre, mia moglie e mio figlio. Abbiamo bisogno di aiuto, ci sono persone vive là sotto”, ha raccontato Marlon Ochoa, sopravvissuto al crollo di un palazzo.
Secondo le Nazioni Unite, fino a 6,76 milioni di persone potrebbero essere state colpite dal disastro, di cui circa due milioni nella sola Caracas. I danni economici vengono stimati in quasi sette miliardi di dollari, una cifra pari a circa il 6% dell’economia nazionale.
La situazione negli ospedali continua a essere drammatica. Le strutture sanitarie risultano sovraccariche e molte famiglie sono costrette a trasportare personalmente i propri cari deceduti agli obitori. “Il sistema è sopraffatto”, ha raccontato Yessica Mendoza, spiegando di aver dovuto portare da sola il corpo della figlia. Nell’ospedale Catia La Mar di La Guaira, ha aggiunto, “i morti giacevano a terra”. Nella notte la presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato il dispiegamento di 14 mila militari e agenti nello Stato di La Guaira, posto sotto stretto controllo per garantire la sicurezza e sostenere le operazioni di soccorso. Nei giorni scorsi erano stati segnalati anche episodi di saccheggio.
A quasi due giorni dal sisma più devastante registrato in Venezuela dal 1900, squadre di ricerca e soccorso provenienti da almeno 17 Paesi sono al lavoro nelle aree colpite. Gli Stati Uniti hanno annunciato l’invio di una missione composta da 250 persone, oltre a un pacchetto di aiuti da 150 milioni di dollari e al dispiegamento di navi, aerei da trasporto ed elicotteri. Tra i soccorritori cresce però il timore che le possibilità di trovare altri superstiti diminuiscano con il passare delle ore. “Purtroppo ci sono poche probabilità di recuperare persone ancora vive”, ha dichiarato Nadiomar Polanco, responsabile di una squadra cilena impegnata a La Guaira.
Il terremoto ha avuto anche ripercussioni politiche. Venerdì Rodriguez è stata contestata durante una visita in un quartiere di Caracas colpito dai crolli. Alcuni residenti le hanno gridato di smettere di “fare campagna elettorale nel mezzo di una tragedia”. La leader dell’opposizione Maria Corina Machado ha invece chiesto la liberazione di tutti i prigionieri politici affinché possano riunirsi alle loro famiglie “in queste ore tragiche”. Le scosse sono state avvertite fino in Colombia e Brasile. Da mercoledì sono state registrate oltre 300 scosse di assestamento. (AGI)