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Venezia 83, il cinema diventa politico: Gaza, Ucraina, Musk e potere al centro della Mostra

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Dal conflitto mediorientale alle tensioni internazionali, fino al rapporto tra media, tecnologia e libertà: la Mostra del Cinema di Venezia si prepara a un’edizione segnata dall’attualità
La 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in programma dal 26 agosto al 12 settembre 2026, si presenta come una delle edizioni dal contenuto politico più marcato degli ultimi anni.
Il direttore Alberto Barbera ha sottolineato la forte presenza di opere capaci di confrontarsi con le grandi questioni contemporanee. Guerre, potere, informazione, tecnologia, libertà individuali e trasformazioni sociali attraversano infatti numerosi titoli della selezione.
Gaza entra nel dibattito della Mostra
Tra i film indicati come più controversi c’è “Naza”, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, dedicato alle uccisioni di civili palestinesi nella Striscia di Gaza e ai meccanismi che, secondo l’opera, ne sarebbero alla base.
La presenza del conflitto israelo-palestinese a Venezia si inserisce in un clima già fortemente politicizzato. Il movimento Venice4Palestine aveva chiesto iniziative pubbliche di solidarietà alla popolazione palestinese, compresa l’esposizione della bandiera palestinese e una revisione dei rapporti con istituzioni collegate al governo israeliano.
Il cinema diventa così anche spazio di denuncia e confronto su uno dei conflitti più drammatici e divisivi della scena internazionale.
Ucraina, un’altra selezione contestata
Non manca il fronte ucraino.
L’inclusione di “DAU” di Ilya Khrzhanovsky ha suscitato le contestazioni del Ministero degli Esteri ucraino. Barbera ha però difeso la scelta artistica della Mostra, ribadendo l’autonomia della selezione.
È un altro esempio di quanto, in questa edizione, il confine tra cinema, cultura e geopolitica appaia sempre più sottile.
Da Rupert Murdoch a Elon Musk
Il rapporto tra potere e informazione emerge anche in “Ink” di Danny Boyle, incentrato sulla controversa acquisizione del quotidiano britannico The Sun nel 1969.
Spazio anche a uno dei protagonisti più discussi dell’industria tecnologica mondiale: Elon Musk. Alex Gibney presenta infatti il documentario “Musk”, opera che ha già alimentato discussioni e polemiche.
Media tradizionali, piattaforme tecnologiche e concentrazione del potere economico diventano quindi materiale cinematografico attraverso il quale interrogarsi sull’evoluzione delle democrazie contemporanee.
I grandi autori
Tra le opere più attese figura “Possible Love” di Lee Chang-dong, produzione Netflix Corea che affronta temi legati al lavoro e alla libertà.
Werner Herzog presenta invece “Bucking Fastard”, ispirato alla storia di Freda e Greta Chaplin.
Lili Horvát apre il 2 settembre le Giornate degli Autori con “My Notes on Mars”, mentre Hirokazu Koreeda porta a Venezia “Look Back”, adattamento cinematografico del manga di Tatsuki Fujimoto.
Clooney, Burstyn, Pattinson, Cruz e Bardem
Venezia rimane naturalmente anche una delle grandi passerelle internazionali del cinema.
Tra i protagonisti annunciati figurano George Clooney ed Ellen Burstyn, indicati tra i destinatari dei riconoscimenti alla carriera.
Robert Pattinson è protagonista di “Primetime” di Lance Oppenheim, mentre Penélope Cruz e Javier Bardem tornano insieme sul grande schermo nel thriller psicologico “Bunker” di Florian Zeller.
Venezia oltre il red carpet
La vera cifra dell’edizione 2026 potrebbe però essere proprio la capacità del cinema di andare oltre glamour, star e red carpet.
Gaza e Ucraina, il potere dei media, Elon Musk, il lavoro, le libertà individuali e le trasformazioni della società dimostrano quanto la produzione cinematografica internazionale continui a confrontarsi direttamente con la realtà.
Venezia 83 diventa così non soltanto una vetrina del grande cinema mondiale, ma anche un luogo nel quale le contraddizioni del nostro tempo entrano nelle sale e diventano racconto, denuncia e discussione.
Il verdetto finale arriverà il 12 settembre, quando saranno proclamati i vincitori. Ma il confronto politico e culturale, dentro e fuori dalle sale del Lido, è già cominciato.