Washington attacca il surplus cinese e chiede maggiore equilibrio negli scambi. Ma il segretario al Tesoro mantiene aperto il dialogo con Pechino in vista del vertice Trump-Xi del 23 settembre
Il rapporto tra Stati Uniti e Cina continua a muoversi su un doppio binario: competizione durissima e dialogo necessario.
Al G20 il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha utilizzato parole molto severe nei confronti di Pechino, puntando il dito contro il surplus commerciale cinese e chiedendo alla comunità internazionale di reagire agli squilibri prodotti dal modello economico della seconda economia mondiale.
Dietro la durezza pubblica, tuttavia, Washington sembra intenzionata a non compromettere la fragile tregua commerciale raggiunta con Pechino.
Bessent ha infatti riferito di avere avuto un confronto definito «molto robusto» con il governatore della banca centrale cinese. Un segnale che, nonostante le divergenze, i canali di comunicazione tra le due superpotenze rimangono aperti.
Il surplus cinese diventa una questione geopolitica
Per Washington il problema non riguarda più soltanto il deficit commerciale americano.
Gli Stati Uniti cercano di trasformare il surplus produttivo ed esportatore cinese in una questione internazionale, sostenendo che gli squilibri generati dalla capacità industriale di Pechino abbiano conseguenze anche sulle economie europee e sugli altri grandi mercati.
È una strategia precisa: costruire un fronte più ampio nei confronti della politica commerciale cinese, evitando che il confronto rimanga confinato alla tradizionale guerra dei dazi tra Washington e Pechino.
Ma gli Stati Uniti devono contemporaneamente evitare una nuova escalation che potrebbe danneggiare mercati, investimenti e catene globali di approvvigionamento.
Il dossier Iran avvicina Washington e Pechino
Un terreno particolarmente delicato è quello iraniano.
Bessent ha indicato l’esistenza di maggiori punti di contatto tra Stati Uniti e Cina rispetto a quanto potrebbe apparire pubblicamente sul tema delle sanzioni secondarie contro Teheran.
La questione è strategica perché la Cina rappresenta uno dei principali interlocutori economici dell’Iran e il commercio energetico rimane uno degli strumenti attraverso i quali Teheran può attenuare gli effetti dell’isolamento occidentale.
Washington sa quindi che qualsiasi strategia realmente efficace nei confronti dell’Iran difficilmente può prescindere dal comportamento di Pechino.
Tutto conduce al vertice Trump-Xi
Il passaggio decisivo sarà il previsto incontro del 23 settembre tra Donald Trump e Xi Jinping.
Fino ad allora entrambe le parti sembrano intenzionate a mantenere una pressione elevata senza oltrepassare il punto di rottura.
Gli Stati Uniti continueranno probabilmente a contestare il surplus commerciale, le politiche industriali e la capacità produttiva cinese. Pechino, dal canto suo, cercherà di difendere il proprio modello economico evitando una nuova spirale di dazi e ritorsioni.
Una competizione che nessuno può permettersi di trasformare in rottura
Il comportamento di Bessent fotografa bene la nuova fase delle relazioni internazionali.
Washington considera Pechino il principale concorrente economico e strategico, ma allo stesso tempo ha bisogno della Cina per affrontare alcuni dei maggiori dossier globali.
Commercio, debito americano, valute, materie prime, semiconduttori, energia e Iran rendono le due economie troppo interdipendenti perché una separazione completa possa avvenire senza conseguenze enormi.
Per questo le dichiarazioni pubbliche possono diventare durissime mentre, dietro le quinte, proseguono negoziati e contatti.
Il G20 mostra quindi una tregua tutt’altro che pacifica: USA e Cina non hanno smesso di sfidarsi. Stanno cercando di stabilire fino a dove possono spingersi senza trasformare la competizione nella nuova grande crisi dell’economia mondiale.