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UNHCR, allarme fondi: 8,3 milioni di rifugiati e sfollati rischiano di perdere gli aiuti

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L’agenzia delle Nazioni Unite denuncia una grave crisi finanziaria: a luglio ricevuto appena il 32% degli 8,5 miliardi di dollari necessari. Attività già interrotte in 15 Paesi rispetto al 2024. A rischio assistenza, protezione e servizi essenziali

GINEVRA – Una crisi finanziaria che rischia di trasformarsi rapidamente in una nuova emergenza umanitaria. L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, lancia l’allarme sulla carenza di risorse necessarie per assistere milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case a causa di guerre, persecuzioni e crisi umanitarie.

Secondo l’allarme diffuso il 29 settembre, la mancanza di finanziamenti potrebbe lasciare senza un livello adeguato di assistenza quasi 8,3 milioni di rifugiati e sfollati nel corso dell’anno.

Non si tratta soltanto di un problema contabile. La riduzione delle risorse sta già producendo conseguenze concrete sulla capacità dell’organizzazione di intervenire nelle aree di crisi.

Solo il 32% dei fondi necessari

La dimensione della difficoltà emerge dal bilancio dell’agenzia.

A luglio l’UNHCR aveva ricevuto appena il 32% degli 8,5 miliardi di dollari necessari per finanziare il proprio fabbisogno annuale.

Il divario tra risorse richieste e finanziamenti effettivamente disponibili costringe l’organizzazione a stabilire priorità sempre più rigide e a ridimensionare programmi destinati a popolazioni che spesso dipendono dall’assistenza internazionale per soddisfare bisogni essenziali.

Quando diminuiscono i finanziamenti, infatti, vengono compromesse attività che vanno dall’accoglienza alla protezione, dagli alloggi all’assistenza economica, fino ai servizi rivolti alle persone maggiormente vulnerabili.

Attività interrotte in 15 Paesi

Gli effetti della crisi finanziaria sono già visibili sul terreno.

Rispetto al 2024, l’UNHCR ha interrotto le proprie attività in 15 Paesi, riducendo così la presenza internazionale dell’agenzia proprio mentre guerre e instabilità continuano a generare nuovi flussi di profughi e sfollati.

La contrazione delle risorse impone inoltre una revisione dei programmi anche nei Paesi nei quali l’organizzazione continua a operare.

È il paradosso che oggi investe il sistema umanitario internazionale: mentre rimane elevato il numero delle persone che necessitano di protezione, diminuisce la capacità finanziaria delle organizzazioni chiamate ad assisterle.

8,3 milioni di persone a rischio

Dietro le cifre ci sono milioni di persone.

L’eventuale perdita o riduzione dell’assistenza per 8,3 milioni di rifugiati e sfollati può significare minore accesso ad alloggi sicuri, protezione, istruzione e altri servizi fondamentali.

Le conseguenze possono diventare particolarmente gravi nei grandi campi profughi e nelle regioni attraversate da conflitti, dove le strutture nazionali hanno spesso capacità limitate di sostituire l’intervento delle organizzazioni internazionali.

La diminuzione dell’assistenza può inoltre aumentare la vulnerabilità di donne, bambini, anziani e persone costrette a vivere lontano dal proprio Paese per periodi prolungati.

Una crisi dentro le crisi

L’allarme dell’UNHCR arriva in una fase nella quale il sistema internazionale deve affrontare contemporaneamente numerose emergenze.

Dall’Ucraina al Medio Oriente, dal Sudan alle diverse crisi africane e asiatiche, guerre e instabilità continuano a produrre spostamenti di popolazione su vasta scala.

La scarsità dei finanziamenti rischia così di generare una crisi dentro le crisi: alla fuga dalle guerre si aggiunge la progressiva riduzione delle risorse disponibili per assistere chi è già stato costretto ad abbandonare la propria casa.

Il nodo della responsabilità internazionale

La questione riguarda direttamente governi e grandi donatori internazionali.

Il sistema delle Nazioni Unite dipende in larga parte dai contributi degli Stati e degli altri finanziatori. Quando questi diminuiscono, l’effetto si trasferisce rapidamente sui programmi realizzati sul campo.

Il dato del 32% dei finanziamenti ricevuti rispetto agli 8,5 miliardi necessari fotografa quindi una distanza che non può essere colmata semplicemente attraverso una razionalizzazione delle spese.

La scelta che si pone alla comunità internazionale è concreta: aumentare le risorse oppure accettare una riduzione della capacità di proteggere milioni di persone.

L’allarme dell’UNHCR mostra così una delle contraddizioni più profonde dell’attuale scenario globale: crescono le emergenze umanitarie mentre diminuiscono le risorse disponibili per affrontarle.

E dietro ogni programma cancellato o ridimensionato non c’è soltanto una voce di bilancio. Ci sono rifugiati e sfollati per i quali l’assistenza internazionale può rappresentare l’ultima rete di protezione rimasta.