Di Carmelo Finocchiaro
Il Partito Democratico deve compiere una scelta politica chiara: difendere e valorizzare la cultura riformista oppure lasciare che il centrosinistra venga trascinato sulle posizioni più radicali del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi-Sinistra.
Difendere Matteo Renzi non significa condividere ogni sua decisione o rinunciare al confronto. Significa riconoscere che la sua esperienza politica appartiene alla storia del centrosinistra e che non si costruisce un’alternativa credibile continuando a trasformare il riformismo in un nemico da espellere. Un PD che accetta la delegittimazione sistematica di Renzi e di Italia Viva finisce inevitabilmente per indebolire la propria componente liberale, popolare ed europeista.
Comprendere le difficoltà dei ceti medio-bassi è indispensabile. Salari insufficienti, precarietà, caro-vita, accesso alla casa, sanità pubblica in affanno e pressione fiscale richiedono risposte concrete. Ma rappresentare il disagio sociale non significa inseguire assistenzialismo, populismo o protesta permanente.
L’Italia ha bisogno di crescita, produttività, buona occupazione e servizi pubblici efficienti. Servono investimenti nelle imprese, nella formazione, nell’innovazione e nelle infrastrutture. Occorre ridurre il peso fiscale sul lavoro e sui redditi medi, sostenere famiglie e giovani e costruire un sistema di welfare che aiuti davvero chi resta indietro senza penalizzare chi produce.
Il riformismo non è indifferenza verso i più deboli. È la capacità di affrontare le disuguaglianze creando opportunità, sviluppo e mobilità sociale, anziché limitarsi a distribuire sussidi o alimentare risentimento.
La stessa serietà è necessaria in politica internazionale. L’Italia deve restare saldamente ancorata all’Unione europea, alla Nato e alle democrazie occidentali. Deve sostenere il diritto internazionale, l’Ucraina aggredita, la sicurezza di Israele e il diritto del popolo palestinese a vivere in uno Stato libero e riconosciuto. Non può oscillare tra ambiguità, neutralismi e slogan ideologici.
Il centrosinistra può tornare a essere competitivo soltanto se costruisce un progetto più ampio della semplice alleanza contro Giorgia Meloni. Deve unire giustizia sociale e crescita, solidarietà e merito, diritti e responsabilità, europeismo e interesse nazionale.
Il PD deve decidere se vuole essere il perno di questa coalizione oppure una forza condizionata dal massimalismo di Conte e di AVS. Senza un’area riformista forte, autonoma e rispettata, il campo largo rischia di essere soltanto un’alleanza elettorale fragile, priva di una visione comune e incapace di governare.
L’Italia non ha bisogno di nuovi estremismi. Ha bisogno di un riformismo serio, moderno e coraggioso, capace di migliorare la vita delle persone e di restituire credibilità alla politica nazionale e internazionale.