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Ue: con spese difesa si allontana uscita da procedura deficit

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Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha confermato le preoccupazioni del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in merito al fatto che per gli Stati sotto procedura per deficit – come l’Italia – il ricorso alla clausola nazionale per avere più spesa per la difesa risulterà comunque più penalizzante rispetto agli Stati che non sono sotto procedura per deficit. Questo perché la legge attuale prevede che per uscire dalla procedura il deficit debba essere sotto il 3% senza considerare alcun elemento rilevante.
“In effetti, abbiamo avuto questa discussione oggi nell’Eurogruppo. E avevo già avuto un colloquio bilaterale con il ministro Giorgetti in precedenza. Questa è la situazione che stiamo affrontando attualmente: secondo il quadro giuridico in vigore, le condizioni per l’apertura e la chiusura della procedura per i disavanzi eccessivi non sono necessariamente simmetriche”, ha confermato. “Per l’apertura della procedura per i disavanzi eccessivi, possiamo tenere conto di fattori rilevanti e circostanze eccezionali, e di conseguenza anche dell’attivazione di una clausola di salvaguardia nazionale. E in effetti lo abbiamo già fatto in alcune occasioni nel contesto del ciclo primaverile del semestre europeo, mentre per la chiusura della procedura di deficit, il regolamento è molto chiaro e molto rigoroso. Può essere fatta solo una volta che il disavanzo di bilancio sia riportato al di sotto del valore di riferimento del 3% del Pil e con la Commissione europea che prevede che rimarrà al di sotto di tale valore di riferimento in futuro. Afferma inoltre esplicitamente che i fattori rilevanti non devono essere presi in considerazione. Quindi, questo è il quadro giuridico in cui operiamo e i legislatori, quando hanno lavorato a questo quadro giuridico, avevano previsto questo tipo di assimilazione”, ha evidenziato il commissario.
“Ovviamente stiamo esaminando questa situazione, ma vale la pena notare che anche per gli Stati membri sottoposti a procedura per disavanzo eccessivo è possibile tenere conto di questa flessibilità fiscale offerta dalla clausola di salvaguardia nazionale e, in un certo senso, considerarla una deviazione dalla traiettoria correttiva nell’ambito di una procedura di disavanzo. Quindi, in termini di possibilità di utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale, direi che non cambia nulla”, ha evidenziato ancora. “Ciò che cambierebbe concretamente in questa situazione è la data di uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Perché, ovviamente, se gli Stati membri utilizzano questa flessibilità fiscale aggiuntiva, il disavanzo di bilancio sarà più elevato e la data o l’anno in cui il disavanzo di bilancio sarà riportato al di sotto del 3% del Pil sarà successivo”, ha concluso. (AGI)
BRA