Insulti, frecciate, carezze, minacce, battute. L’uomo che sogna di vincere il Nobel per la pace ha monopolizzato con uno show personale l’incontro con i giornalisti al termine del Consiglio Nord Atlantico all’Aja. Niente di nuovo per chi segue il tycoon da vicino, ma la differenza è che stavolta il presidente degli Stati Uniti ha condensato tutto il suo ‘arsenale’ dialettico in pochi minuti, mettendo insieme insulti e proposte. Puntuale è arrivato l’attacco ai media, in particolare Cnn e New York Times, che hanno pubblicato il rapporto confidenziale dell’intelligence del Pentagono secondo cui ci sono dubbi sulla effettiva riuscita dell’attacco al sito nucleare iraniano di Fordow. Trump li ha chiamati “feccia”. “Usano il rapporto – ha detto – per fini politici, per colpire me. Il rapporto dice quello che dice, era preliminare, dal giorno dell’attacco abbiamo raccolto altre informazioni”. Trump li ha accusati di “colpire” i piloti americani, che hanno condotto il bombardamento, e che invece “dovrebbero essere dipinti come eroi”. “Erano distrutti – ha aggiunto – ho parlato con uno di loro. Mi ha detto: ‘presidente, noi abbiamo centrato l’obiettivo’”. Trump scommette che la tregua tra Israele e Iran continuerà: “Sono stanchi, non credo torneranno ad attaccarsi”. Il tycoon ha indicato la prossima settimana come momento della svolta. “Potremmo firmare un accordo, non so. Il nucleare iraniano è finito”. Ha promesso di fornire nuove armi a Israele ma anche i missili Patriot per l’Ucraina. Toni decisamente morbidi con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (“è stato gentile, combatte una battaglia coraggiosa”), e meno affettuosi verso il presidente russo Vladimir Putin (“penso che sia una persona mal consigliata. Pensavo che avremmo risolto questa questione, nel frattempo ne abbiamo risolte tre o quattro”). Trump ha poi ha rivelato il contenuto di una telefonata con il capo del Cremlino: “Mi ha chiesto se avessi avuto bisogno di aiuto con l’Iran. Gli ho risposto: non mi serve, dammi una mano con la Russia, con te”. Tra i bersagli oggetto di insulti è tornato il presidente della Fed, la Banca centrale americana, Jerome Powell, che ha ribadito di non toccare i tassi, per il momento. “Stiamo scegliendo tra tre-quattro candidati – ha spiegato – per fortuna Powell se ne andrà a breve perché è davvero terribile”. “Ha un quoziente di intelligenza – ha insistito – davvero basso. Dovremo pagare di più solo perché non vuole abbassare i tassi. Forse è motivato politicamente, ma credo sia davvero stupido”. Non è mancata una battuta sul segretario generale della Nato, Mark Rutte, che lo aveva chiamato “daddy”, paparino, durante un punto stampa congiunto. “Gli piaccio – ha scherzato Trump – credo di piacergli, se così non è ve lo farò sapere, tornerò e lo picchierò duramente”. “Lo ha detto con molto affetto – ha aggiunto – ‘paparino, sentite il mio paparino’”. Meno conciliante il tono verso la Spagna. “E’ l’unico Paese della Nato – ha detto – che si rifiuta di pagare” una somma pari al 5 per cento del Pil per la difesa. “E’ terribile quello che stanno facendo – ha continuato Trump – lo permetterò. Mi piace la Spagna ma è ingusto che non paghino come gli altri alleati”. Poi ha lanciato l’avvertimento: “Quando negozieremo con la Spagna per accordi commerciali – ha detto – le faremo pagare il doppio”. (AGI)
NWY/TIG