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Trump-Meloni, l’ambasciatore Fertitta prova a ricucire: «Nessun problema personale»

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Il rappresentante degli Stati Uniti in Italia interpreta lo scontro tra il presidente americano e la premier come parte delle tensioni su Nato e politica internazionale. Ma il rapporto privilegiato tra Roma e Washington non è più quello di qualche mese fa

Il rapporto personale tra Donald Trump e Giorgia Meloni non sarebbe definitivamente compromesso, nonostante mesi di tensioni, polemiche e attacchi pubblici. A sostenerlo è l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, , intervistato dal Washington Post.

«Trump non ha alcun problema personale con Meloni», è in sostanza il messaggio di Fertitta, che interpreta le pressioni del presidente americano anche alla luce delle sue frustrazioni nei confronti degli alleati della Nato. «Se non ti dà del filo da torcere, allora non sei abbastanza importante da meritare il suo tempo», ha osservato l’ambasciatore.

Dall’intesa allo scontro

Soltanto pochi mesi fa Meloni appariva come uno degli interlocutori europei più vicini a Trump. Fertitta ricorda di avere partecipato a una cena a Mar-a-Lago con entrambi: allora, racconta, i due leader «andavano d’accordo».

La situazione è successivamente cambiata soprattutto con la guerra contro l’Iran. Meloni ha preso le distanze dall’intervento e le divergenze si sono progressivamente trasformate in uno scontro politico e personale.

Uno dei momenti più duri è arrivato a giugno, quando Trump sostenne che Meloni avesse praticamente implorato di poter scattare una fotografia con lui durante il G7. La premier reagì pubblicamente definendo quelle affermazioni «completamente inventate» e rivendicando: «L’Italia e io non imploriamo».

Fertitta: evitare la “pallavolo verbale” con Trump

È proprio in questa fase che l’ambasciatore americano avrebbe cercato di abbassare la temperatura.

Fertitta racconta di avere consigliato agli interlocutori italiani di non trasformare le divergenze in una battaglia quotidiana di dichiarazioni e controrepliche con Trump. Il concetto utilizzato è quello di una “partita di pallavolo verbale” che, secondo lui, sarebbe inutile cercare di vincere contro un presidente politicamente instancabile.

Il messaggio diplomatico è chiaro: Washington e Roma possono avere divergenze anche profonde senza trasformarle necessariamente in una rottura dell’alleanza.

Ma qualcosa nei rapporti Italia-Usa è cambiato

Le parole dell’ambasciatore non cancellano però un dato politico: l’asse personale Trump-Meloni si è indebolito.

Iran, Ucraina, dazi e rapporti con l’Europa hanno fatto emergere interessi non sempre coincidenti. Lo scontro con Trump ha inoltre contribuito ad avvicinare Meloni ad altri leader europei e a rafforzare il coordinamento dell’Europa di fronte alle pressioni provenienti da Washington.

Per questo le dichiarazioni di Fertitta possono essere lette anche come un tentativo di mantenere aperto un canale privilegiato fra Palazzo Chigi e Casa Bianca.

L’ambasciatore miliardario e la diplomazia dello yacht

Ma Fertitta è diventato protagonista anche per il modo decisamente poco convenzionale con cui interpreta il ruolo diplomatico.

Imprenditore texano e proprietario degli Houston Rockets, dispone secondo il Washington Post di un patrimonio stimato in circa 11,1 miliardi di dollari. La sua attività diplomatica estiva si è svolta anche a bordo del Boardwalk, mega-yacht di circa 117 metri valutato intorno ai 450 milioni di dollari.

Per circa due mesi e mezzo l’imbarcazione è stata utilizzata per un “Coastal Diplomatic Tour” lungo l’Italia, ospitando esponenti istituzionali, amministratori, imprenditori, militari e personalità dello sport. Fertitta stima di avere sostenuto personalmente circa un milione di dollari di costi per il tour, al netto della sicurezza pubblica.

Una diplomazia che divide

Lo stile ha suscitato consensi ma anche forti critiche. A Venezia, nel luglio scorso, alcune centinaia di manifestanti protestarono contro l’arrivo del Boardwalk, contestando quella che consideravano un’ostentazione della ricchezza e dell’influenza americana.

Fertitta difende invece la propria impostazione: considera patrimonio personale, capacità relazionale e accesso diretto a Trump strumenti che possono rafforzare la sua missione diplomatica.

Anche il ministro della Difesa riconosce un elemento importante: Fertitta è rispettato da Trump e, secondo Crosetto, appartiene al ristretto gruppo di persone in grado di telefonare direttamente al presidente americano e discutere a lungo con lui.

Roma e Washington cercano un nuovo equilibrio

Dietro gli aneddoti sullo yacht e sul carattere di Trump rimane quindi una questione politica molto più importante.

L’Italia deve ridefinire il proprio rapporto con gli Stati Uniti in una fase nella quale essere alleati non significa necessariamente avere le stesse posizioni.

Fertitta sembra voler assumere proprio questo ruolo: mantenere funzionante il ponte fra Roma e Washington quando il rapporto personale fra i due leader non basta più.

La sua rassicurazione — Trump non avrebbe “nulla di personale” contro Meloni — serve a raffreddare lo scontro. Ma conferma indirettamente quanto sia cambiato il clima rispetto ai tempi in cui la premier italiana veniva considerata uno degli interlocutori europei privilegiati della Casa Bianca.