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Trump e i giganti tecnologici firmano il patto sulla superintelligenza: quattro livelli di controllo sui modelli

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Google, Meta, OpenAI, Anthropic, Nvidia e xAI aderiscono all’accordo volontario promosso dalla Casa Bianca. Controlli interni, verifiche indipendenti e supervisione dei CdA. Washington punta sull’autoregolamentazione invece di introdurre nuovi obblighi federali.

WASHINGTON – La Casa Bianca prova a definire le nuove regole di sicurezza per l’intelligenza artificiale affidando una parte rilevante della responsabilità direttamente alle aziende che stanno sviluppando i modelli più avanzati.

Donald Trump ha riunito i vertici dell’industria tecnologica americana e annunciato un accordo volontario che introduce quattro livelli di controllo e verifica per i sistemi di frontiera.

Il documento, denominato White House Accord on Super Intelligence – Joint Commitment on Frontier Responsibilities, non introduce sanzioni né nuovi obblighi giuridici. Trump lo ha definito un impegno «moralmente vincolante», arrivando a paragonarlo a una sorta di costituzione per il settore.

Da Musk a Zuckerberg: chi ha firmato

Insieme al presidente statunitense hanno sottoscritto l’accordo alcuni dei protagonisti più importanti dell’industria tecnologica mondiale:

Dario Amodei per Anthropic, Sundar Pichai per Google, Mark Zuckerberg per Meta, Greg Brockman per OpenAI, Jensen Huang per Nvidia ed Elon Musk per xAI.

Il principio alla base dell’intesa è che ogni società rimanga responsabile della sicurezza della tecnologia che sviluppa e mette a disposizione degli utenti.

L’obiettivo dichiarato è individuare tempestivamente eventuali problemi e impedire che i sistemi più potenti assumano comportamenti non previsti.

I quattro livelli di controllo

Il primo livello riguarda direttamente lo sviluppo dei modelli. Le aziende dovranno predisporre controlli interni sulle capacità e sull’allineamento dei sistemi durante l’addestramento e l’utilizzo, prestando particolare attenzione a settori sensibili come sicurezza informatica e biosicurezza.

Il secondo prevede la presenza di squadre interne specificamente incaricate di controllare l’efficacia delle misure di sicurezza.

Il terzo introduce invece un elemento esterno alle aziende: valutatori indipendenti dovranno effettuare verifiche autonome sui sistemi e sui controlli adottati.

Infine, il quarto livello porta la questione direttamente ai vertici societari. Un comitato indipendente del consiglio di amministrazione dovrà supervisionare i risultati provenienti dalle strutture interne e dai revisori esterni.

È quindi un modello nel quale la sicurezza dell’IA non viene considerata esclusivamente una responsabilità degli sviluppatori, ma entra formalmente nella governance delle grandi società tecnologiche.

Autoregolamentazione invece di nuove leggi

Il punto politicamente più significativo riguarda ciò che l’accordo non è.

Non si tratta di una nuova legge federale e non viene introdotto un apparato pubblico di sanzioni per le aziende aderenti.

L’amministrazione Trump continua infatti a sostenere un approccio favorevole allo sviluppo rapido della tecnologia e contrario a regolamentazioni considerate eccessivamente restrittive.

Il presidente ha ribadito di non voler frenare una tecnologia che considera strategica per la competitività americana. Il confronto con la Cina rimane uno degli elementi centrali della politica tecnologica della Casa Bianca.

L’accordo lascia comunque aperta la possibilità che alcune delle procedure adottate volontariamente dall’industria possano in futuro essere recepite in norme o regolamenti.

L’intelligenza artificiale diventa “Super Intelligence”

Trump ha contemporaneamente lanciato una nuova definizione destinata all’amministrazione federale: “Super Intelligence”, abbreviata SI, al posto di Artificial Intelligence.

Durante la presentazione il presidente ha sostenuto che il termine “artificiale” non rappresenterebbe adeguatamente la potenza raggiunta dalla tecnologia.

La scelta ha soprattutto un valore politico e amministrativo: non modifica la definizione scientifica generalmente utilizzata di intelligenza artificiale.

Nasce America.gov

La strategia della Casa Bianca non riguarda soltanto la regolamentazione.

L’amministrazione ha infatti lanciato America.gov, destinato a diventare un unico punto digitale attraverso il quale i cittadini potranno accedere alle informazioni e progressivamente a diversi servizi del governo federale.

Il sistema è progettato per permettere agli utenti di formulare domande in linguaggio naturale, ottenere informazioni e, dove tecnicamente e giuridicamente possibile, completare operazioni senza dover passare attraverso numerosi siti delle singole agenzie.

L’ordine presidenziale prevede inoltre l’integrazione con Login.gov e stabilisce principi relativi alla sicurezza, alla protezione dei dati personali e all’affidabilità delle risposte fornite dai sistemi automatizzati.

Il grande esperimento americano sull’IA

La scelta statunitense delinea così una strategia precisa: accelerare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale cercando contemporaneamente di costruire meccanismi di sicurezza senza ricorrere, almeno per ora, a un esteso sistema di nuovi vincoli legislativi federali.

È una scommessa che affida una responsabilità considerevole alle stesse aziende protagoniste della corsa tecnologica.

I quattro livelli di controllo rappresentano il tentativo di rendere questa autoregolamentazione più strutturata. Resta però aperta la questione fondamentale: capire se verifiche interne, auditor indipendenti e supervisione societaria saranno sufficienti quando i sistemi diventeranno ancora più potenti.

La risposta non riguarderà soltanto Silicon Valley. La partita americana sulla superintelligenza è destinata a incidere sugli standard tecnologici e sul confronto regolatorio internazionale dei prossimi anni.