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Tregua in Medio Oriente? Ci sembra difficile. Da quello che si intuisce americani e israeliani stanno preparando un attacco congiunto all’Iran per alleggerire la posizione dei Paesi del Golfo

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Di Giulio Ambrosetti, dal suo blog ‘The Hour Sicilia’

Foto Wikipedia

Sono iraniani e cinesi che vorrebbero fermare le armi. Ma da quello che si capisce USA e Israele perseguono altri obiettivi

Le notizie di queste ore, come sempre frammentarie, raccontano che l’Iran, dopo dieci giorni di bombardamenti, vuole una tregua. Dietro ha i soliti Paesi che finogono di stare con l’Occidente ma in realtà appoggiano il regime iraniano. Poi ci sono gli ambigui: i Paesi che fingono di essere neutrali ma, sottobanco, sono contro l’America di Donald Trump, come l’Unione europea e il Regno Unito. Ci sarà una tregua nel Golfo? A noi sembra improbabile. Anzi, a nostro avviso, potrebbe entrare in scena Israele. Per un motivo semplice: per costringere gli iraniani (e i cinesi che stanno dietro a questo Paese) ad alleggerire la pressione sui Paesi del Golfo bombardati dagli iraniani. Proviamo a illustrare quello che sta succedendo e quello che potrebbe succedere.

Ecco perché gli israeliani controllano il Monte Hermon

Israele è da tre anni in guerra su più fronti. L’ultimo fronte è quello iraniano. Gli israeliani combattono contro Hamas a Gaza. Contro Hebollah in Libano. Tengono la posizione in Cisgiordania. E in Siria. Tanti osservatori si chiedono perché gli israeliani si sono arroccati sul Monte Hermon e nelle aree strategiche lungo il confine siriano. La risposta è semplice: perché ai piedi del monte Hermon ci sono Siria, Libano e parte della Giordania. Controllando questa posizione, Israele ha una visione dell’intera regione. Con un notevole vantaggio militare e con la possibilità di effettuare operazioni di intelligence. Da questa posizione gli israeliani riescono a prevenire infiltrazioni nemiche a azioni militari ostili.

La sistematica distruzione di infrastrutture da parte degli americani rischia di lasciare la popolazione iraniana priva di aiuti, priva di acqua e priva di corrente elettrica

Attenzione ora a due passaggi. Primo passaggio. Gli americani, come già ricordato, bombardano l’Iran a colpo sicuro. La tregua è servita all’amministrazione di Donald Trump per evitare di passare dal Parlamento del suo Paese per l’autorizzazione alla guerra e, soprattutto, per studiare i luoghi da bombardare. Al di là della disinformazione diffusa da alcuni media americani globalisti (leggere legati al Partito Democratico americano) e dall’Unione europea altrettanto globalista – che blaterano di sconfitta di Trump e stupidaggini varie – gli americani stanno colpendo duro in Iran. Certo, ci sono morti da parte USA (pochi in verità) e feriti. Ma è l’Iran, in questo momento, ad essere in difficoltà: non a caso sta chiedendo la tregua. Non tanto e non soltanto perché i missili americani stanno distruggendo piano piano parte dell’immenso arsenale militare iraniano fornito da Russia e Cina: armi, soprattutto missili, sparsi in un territorio immenso (la superficie dell’Iran è pari a due volte il territorio di Spagna e Italia messe insieme); ma anche perché gli americani hanno cominciato a distruggere con bombe e missili le infrastrutture iraniane: e questo crea problemi alla Cina, che deve mantenere una popolazione di 92 milioni di cittadini iraniani. Questi ultimi, a causa dei bombardamenti alle infrastrutture, potrebbero restare privi di aiuti, privi di acqua e privi di corrente elettrica.

Combattere contro l’Israele è tempo perso, perché dietro questo Paese c’è la lobby economica, finanziaria e bancaria mondiale che può tutto

Secondo passaggio. Gli iraniani non rispondono agli attacchi americani attaccando, a propria volta, navi e aerei statunitensi, perché avrebbero la peggio. Attaccano i Paesi del Golfo con la scusa che ospitano le basi americane. Gli iraniani pensano che i Paesi del Golfo si ribelleranno contro gli americani. Ma in realtà è Teheran che si sta isolando nel Golfo. Tra l’altro, non tutti i Paesi del Golfo sono filo americani. Il Qatar, ad esempio, è un Paese islamico che tiene buoni rapporti con l’Occidente. Gli iraniani attaccano tutti i Paesi dell’area tranne uno: Israele. Perché? Semplice: perché quello che hanno raccontato sulla guerra dei 12 giorni scoppiata il 1 Giugno del 2025 tra Iran e Israele è vero solo in parte. Certo, Israele è stato colpito dai missili iraniani. Ma anche l’Iran è stato colpito. Gli israeliani hanno preso le contromisure. Come scriviamo spesso, combattere contro Israele è tempo perso, perché dietro questo Paese c’è la lobby economica, finanziaria e bancaria mondiale. Questi, a differenza dell’Iran, che ha bisogno della Cina per tirare avanti, creano il denaro dal nulla. Sotto il profilo economico sono invincibili, almeno fino a quando non cambierà il sistema monetario mondiale. Israele, oggi, dicevamo, ha preso le contromisure: è pronto a sopportare i missili iraniani e, soprattutto, è pronto a colpire con maggiore forza e precisione l’Iran.

Tutto lascia pensare che americani e israeliani si stiano preparando per sferrare un attacco congiunto contro l’Iran

Chi parla di divisioni profonde tra America e Israele sbaglia. Tra questi due Paesi ci sono posizioni diverse: per esempio sulla Turchia e sul Qatar. Ma sull’Iran Trump e il capo del Governo israeliano Benjamin ‘Bibi’ Netanyahu sono sulla stessa lunghezza d’onda. In questa fase sono l’Iran e i suoi alleati, Cina in testa, che vogliono la tregua. Questa richiesta si scontra con la realtà. Perché ormai da qualche settimana gli americani hanno spostato grandi armamenti all’Europa in Medio Oriente. E altri armamenti americani, ormai da qualche settimana, continuano ad arrivare in Israele. Insomma, tutto lascia pensare che americani e israeliani si stiano preparando per sferrare un attacco congiunto all’Iran.