La notizia riguarda la decisione del Governo di opporsi alla richiesta di archiviazione dell’ultima inchiesta sulla strage di Ustica, oppure comunque di sostenere la necessità che si continui a cercare la verità su una delle pagine più oscure della storia repubblicana. Negli ultimi mesi, associazioni dei familiari delle vittime, esponenti politici e numerose organizzazioni civili hanno chiesto che l’inchiesta non venga chiusa definitivamente e che l’Italia continui a sollecitare la collaborazione internazionale, in particolare di Paesi alleati che potrebbero possedere informazioni ancora non rese pubbliche.
La strage di Ustica avvenne il 27 giugno 1980, quando il DC-9 Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo precipitò nel Tirreno causando la morte di 81 persone. Dopo decenni di indagini, sentenze civili e commissioni parlamentari, restano ancora irrisolti aspetti fondamentali sull’identità dei responsabili e sul contesto militare in cui maturò la tragedia. Diverse pronunce giudiziarie hanno escluso la tesi della bomba a bordo e hanno indicato uno scenario di guerra aerea nei cieli del Tirreno.
Una ferita ancora aperta
A 46 anni dalla tragedia, Ustica continua a rappresentare una questione non soltanto giudiziaria ma anche democratica. Per i familiari delle vittime, archiviare senza aver individuato i responsabili significherebbe rinunciare alla ricerca della verità. Molti osservatori sostengono che lo Stato abbia il dovere morale e istituzionale di continuare a cercare risposte, anche attraverso iniziative diplomatiche verso gli Stati che potrebbero detenere documenti utili.
Editoriale
La verità su Ustica non può essere archiviata.
Non si tratta di riaprire polemiche ideologiche o di inseguire fantasmi del passato. Si tratta di rispetto per 81 vittime e per le loro famiglie. Una democrazia matura non teme la verità, anche quando è scomoda. Ustica resta il simbolo di troppe zone d’ombra, di documenti mancanti, di collaborazioni internazionali incomplete e di interrogativi rimasti senza risposta.
L’Italia ha il diritto di sapere cosa accadde quella notte del 27 giugno 1980. E lo ha anche l’Europa, perché la trasparenza sulle vicende che coinvolgono cittadini innocenti è un principio fondamentale dello Stato di diritto.
Finché resteranno domande senza risposta, la vicenda di Ustica continuerà a interpellare la coscienza civile del Paese. La verità, infatti, può essere difficile da raggiungere, ma non dovrebbe mai essere archiviata.