Conti correnti, imprese e famiglie sotto pressione. Confedercontribuenti – Imprese Italia: «Governo Meloni, fermatevi. Il debito fiscale deve essere pagato, ma senza distruggere chi deve pagarlo»
C’è un’Italia che lavora, produce, assume, paga stipendi e cerca disperatamente di restare in piedi.
E poi c’è un’Italia che ogni giorno deve fare i conti con cartelle, intimazioni, rateizzazioni, decadenze e procedure esecutive.
È arrivato il momento di affrontare apertamente il problema.
Stanno pignorando l’Italia.
L’esecutore materiale, per i debiti affidati alla riscossione nazionale, è Agenzia delle entrate-Riscossione (AdER), che applica le norme approvate dal legislatore e dispone degli strumenti previsti dalla legge per recuperare i crediti affidati dagli enti impositori.
Ma proprio per questo la questione non può essere scaricata semplicemente sugli uffici della riscossione.
La responsabilità delle regole è politica.
È il Parlamento che approva le leggi ed è il Governo che può proporne la modifica.
Per questo Confedercontribuenti – Imprese Italia si rivolge direttamente al Governo Meloni e chiede una profonda revisione del sistema della riscossione.
Non contestiamo il principio secondo cui i debiti tributari devono essere pagati.
Contestiamo un sistema che, quando non distingue adeguatamente tra chi non vuole pagare e chi non riesce temporaneamente a pagare, rischia di produrre un risultato paradossale: distruggere economicamente proprio il soggetto dal quale lo Stato dovrebbe recuperare il proprio credito.
IL CONTO CORRENTE È L’OSSIGENO DELL’IMPRESA
Per un’impresa il conto corrente non è un lusso.
È lo strumento attraverso il quale vengono pagati lavoratori, fornitori, contributi, utenze, assicurazioni e imposte.
Quando una procedura esecutiva colpisce la liquidità aziendale, le conseguenze possono propagarsi immediatamente sull’intera attività.
Un’impresa privata della liquidità necessaria può non riuscire più a pagare i dipendenti e i fornitori, può perdere affidabilità bancaria e commerciale e, nei casi più gravi, può essere spinta verso la cessazione dell’attività.
E allora dobbiamo porci una domanda molto semplice:
che vantaggio ha lo Stato nel recuperare oggi una parte del proprio credito se, per farlo, contribuisce a compromettere definitivamente la capacità futura del debitore di produrre reddito e pagare il resto?
IL PARADOSSO DELLE RATEIZZAZIONI
La situazione diventa ancora più delicata per quei contribuenti che hanno cercato una soluzione attraverso le dilazioni.
Le regole attualmente previste consentono, per le domande presentate nel 2025 e nel 2026 e per debiti fino a 120.000 euro, di ottenere fino a 84 rate su semplice richiesta; documentando la difficoltà economico-finanziaria si può arrivare, nei casi previsti, fino a 120 rate.
Ma esiste un problema enorme: la decadenza.
Per le rateizzazioni richieste dal 16 luglio 2022, il mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive, determina la decadenza e il debito residuo torna esigibile in unica soluzione. Per gli stessi debiti ricompresi in quella rateizzazione decaduta non è possibile ottenere una nuova dilazione ordinaria.
Ecco il cortocircuito.
Un cittadino o un imprenditore può attraversare una crisi di liquidità, decadere dal piano e trovarsi successivamente nella condizione economica di poter ricominciare a pagare.
Ma per quel debito la porta della nuova rateizzazione può essere ormai chiusa.
A quel punto lo Stato cosa preferisce?
Un contribuente che riprenda a pagare secondo le proprie possibilità oppure un contribuente sottoposto a esecuzione che rischia di non riuscire più a produrre reddito?
ANCHE LE ROTTAMAZIONI NON POSSONO DIVENTARE UNA TRAPPOLA
La stessa filosofia dovrebbe valere per le definizioni agevolate.
Una rottamazione deve servire a riportare il contribuente dentro un percorso di adempimento, non semplicemente a rinviare il momento in cui, alla prima seria difficoltà economica, tutto ricomincia.
Occorre superare definitivamente la cultura fiscale del “o paghi secondo il calendario stabilito o precipiti nuovamente nell’esecuzione”.
Il principio dovrebbe essere diverso:
hai un debito? Devi pagarlo.
Quanto puoi realmente pagare ogni mese? Costruiamo su quella capacità un piano sostenibile.
NON CHIEDIAMO UN CONDONO
Confedercontribuenti – Imprese Italia vuole essere chiarissima.
Non chiediamo di cancellare indiscriminatamente i debiti.
Non chiediamo privilegi per gli evasori.
Non chiediamo che chi può pagare venga autorizzato a non farlo.
Chiediamo invece di distinguere tra evasione volontaria e difficoltà economica, tra chi sottrae patrimoni al Fisco e chi possiede un’impresa, una partita IVA, uno stipendio o una pensione e vuole regolarizzare la propria posizione senza essere economicamente annientato.
Questa distinzione dovrebbe essere alla base di una moderna politica della riscossione.
LA NOSTRA PROPOSTA: PAGARE SECONDO LA CAPACITÀ REALE
Confedercontribuenti – Imprese Italia propone l’apertura immediata di un tavolo nazionale sulla riscossione e un nuovo “Patto fiscale per il rientro sostenibile”.
Chiediamo che venga studiato un sistema nel quale la rata sia parametrata alla capacità economica reale del debitore.
Per le persone fisiche si dovrebbero considerare reddito disponibile, composizione familiare e spese essenziali.
Per le imprese occorrerebbe guardare alla liquidità, ai flussi finanziari, al margine operativo e alla concreta capacità di generare cassa.
Se la situazione peggiora, la rata dovrebbe poter essere rimodulata.
Se migliora, il contribuente potrebbe accelerare il pagamento.
E soprattutto dovrebbe essere introdotta, a determinate condizioni, la possibilità di riammissione alla rateizzazione anche dopo una precedente decadenza, evitando che una difficoltà temporanea diventi una condanna definitiva.
FERMARE LE ESECUZIONI PER CHI TORNA A PAGARE
Chiediamo inoltre che venga valutato un principio fondamentale:
chi presenta un piano credibile di rientro e comincia effettivamente a pagare deve poter ottenere, nei limiti stabiliti dalla legge, la sospensione delle nuove azioni esecutive.
Del resto, la normativa già riconosce questo principio nelle rateizzazioni regolarmente concesse: durante il piano, se il contribuente è in regola con i pagamenti, Agenzia delle entrate-Riscossione non può normalmente avviare nuove procedure esecutive.
Allora bisogna estendere la logica.
Lo Stato deve avere interesse a mantenere vivo il contribuente economicamente produttivo.
GOVERNO MELONI, NON BASTANO GLI SLOGAN IN TV
Al Governo diciamo con chiarezza:
fermatevi e guardate cosa sta accadendo nell’economia reale.
Dietro un codice fiscale o una partita IVA ci sono persone.
Dietro il conto corrente di un’impresa ci sono lavoratori, famiglie e fornitori.
Dietro una cartella esattoriale può esserci certamente chi ha deliberatamente evaso, ma può esserci anche chi ha attraversato una crisi, ha perso fatturato, non è riuscito a rispettare una rateizzazione e oggi vorrebbe tornare a pagare.
La politica fiscale non può vivere soltanto di annunci televisivi, nuove rottamazioni e successive decadenze.
Serve una riforma strutturale.
PAGARE SÌ. MORIRE DI FISCO NO.
La nostra proposta può essere riassunta in un principio:
IL DEBITO DEVE ESSERE PAGATO, MA LA RATA DEVE ESSERE SOSTENIBILE.
Perché un’impresa che sopravvive può continuare a pagare tasse, contributi, dipendenti e debiti.
Un’impresa che chiude non paga più nulla.
Un cittadino accompagnato verso il rientro può tornare ad essere un contribuente regolare.
Un cittadino economicamente schiacciato rischia invece di essere definitivamente espulso dal circuito produttivo.
Confedercontribuenti – Imprese Italia chiede quindi al Governo e al Parlamento di aprire immediatamente il confronto.
Cambiamo le regole della riscossione.
Introduciamo il diritto a un piano di rientro realmente sostenibile.
Riapriamo, con condizioni rigorose, la possibilità di rateizzare per chi è decaduto ma vuole tornare a pagare.
Proteggiamo la continuità delle imprese sane.
Distinguiamo chi evade da chi è in difficoltà.
Basta slogan. Servono soluzioni.
Non vogliamo un’Italia dei pignoramenti.
Vogliamo un’Italia nella quale chi deve allo Stato possa pagare senza essere costretto a chiudere.