C’è un passaggio storico che si avvicina e che riguarda tutta l’Europa, non solo l’Ungheria. Se il sistema costruito da Viktor Orbán dovesse incrinarsi o cadere, non sarebbe una semplice alternanza politica: sarebbe il segnale che il vento sta cambiando davvero.
Per anni il sovranismo ha costruito consenso sulla paura: paura dello straniero, paura dell’Europa, paura del futuro. Ha promesso protezione, identità, controllo. Ma spesso ha prodotto isolamento, scontri istituzionali, regressione democratica.
Il modello Orbán è stato il laboratorio di questa deriva: concentrazione del potere, indebolimento dei contrappesi, attacco alla libertà di stampa, uso politico delle istituzioni. Un modello che ha trovato imitatori e sostenitori anche in altri Paesi europei.
Ma l’Europa non può essere questo.
Se cade Orbán, si apre uno spazio politico e culturale enorme. Non basta però festeggiare. Bisogna riempire quel vuoto con un’idea più forte, più credibile, più giusta di Europa.
Un’Europa che non sia debole né burocratica, ma autorevole. Che difenda lo Stato di diritto senza tentennamenti. Che sappia coniugare sicurezza e diritti, crescita economica e coesione sociale. Che non lasci spazio alla propaganda perché è capace di dare risposte concrete.
Se il sovranismo arretra, è il momento di seppellirlo politicamente. Non con slogan, ma con risultati. Non con moralismi, ma con politiche efficaci.
Perché il sovranismo cresce quando l’Europa fallisce. Quando non decide, quando non protegge, quando non ascolta.
L’Italia ha un ruolo decisivo in questo passaggio. Può scegliere se inseguire le paure o guidare il cambiamento. Se restare prigioniera delle logiche nazionaliste o contribuire a costruire una vera Europa politica.
Non si tratta di cancellare le identità nazionali. Si tratta di renderle più forti dentro un progetto comune.
Se cade Orbán, non cade solo un leader.
Cade un’idea di Europa chiusa, fragile, impaurita.
E allora sì, sarà il momento di archiviare definitivamente il sovranismo che divide e indebolisce, per costruire un’Europa che unisce, protegge e cresce.
Perché il futuro dell’Europa non è nei muri.
È nella sua capacità di stare insieme.