(NOTIZIA CON EMBARGO ALLE 11.00) L’ibogaina, un farmaco psicoattivo di origine vegetale, associata al magnesio per proteggere il cuore, può ridurre in modo sicuro ed efficace il disturbo da stress post-traumatico, l’ansia e la depressione, migliorando le capacità cognitive nei veterani con trauma cranico. Questo incoraggiante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Mental Health, condotto dagli scienziati di Stanford Medicine e VETS, Inc., una fondazione che aiuta a facilitare le terapie psichedeliche assistite per i veterani. Il team, guidato da Nolan Williams, ha analizzato l’elettroencefalografia e la risonanza magnetica raccolte da una coorte di 30 veterani per scoprire i meccanismi neurali alla base dei miglioramenti cognitivi. Nella maggior parte dei casi, i veterani militari portano ferite invisibili come traumi cranici, disturbo da stress post-traumatico, ansia, depressione e pensieri suicidi. Finora, pochi trattamenti si sono dimostrati efficaci nel ridurre gli effetti a lungo termine di queste problematiche. L’ibogaina, riportano gli scienziati, è un composto naturale presente nelle radici dell’arbusto africano iboga, utilizzato da secoli in cerimonie spirituali e di guarigione. Classificata come droga nel 1970, questa sostanza è vietata negli Stati Uniti, ma ci sono cliniche in Canada e Messico che la utilizzano come base per diversi trattamenti. Nell’ambito dell’indagine, i volontari sono stati sottoposti a misurazione dei livelli di PTSD, ansia, depressione e funzionamento cognitivo attraverso questionari e valutazioni mediche. I partecipanti hanno ricevuto ibogaina per via orale insieme a magnesio per aiutare a prevenire le complicanze cardiache associate all’ibogaina. I ricercatori riportano che all’inizio dell’indagine, i veterani presentavano livelli di disabilità clinicamente significativi: 23 individui avevano PTSD, 14 un disturbo di ansia e 15 disturbi da ansia. In aggiunta, 19 persone hanno dichiarato di aver avuto pensieri suicidi e sette avevano tentato di togliersi la vita. Il trattamento con ibogaina ha portato immediatamente a significativi miglioramenti. In particolare, la terapia è stata associata a una riduzione dei sintomi del disturbo da stress post-traumatico e un incremento nella frequenza delle onde theta.
Secondo gli esperti, ritmi theta più forti potrebbero favorire la neuroplasticità e la flessibilità cognitiva, mentre un’attività corticale meno complessa tende a ridurre l’intensa risposta allo stress osservata nel PTSD. “Nessun altro farmaco è mai stato in grado di alleviare i sintomi funzionali e neuropsichiatrici del trauma cranico – afferma Williams – ecco perché intendiamo approfondire ulteriormente le potenzialità di questo composto”. A un mese dal trattamento, i partecipanti hanno riscontrato una riduzione media dell’88 per cento dei sintomi di PTSD, dell’87 per cento delle manifestazioni di depressione e dell’81 per cento dell’ansia rispetto al periodo antecedente al trattamento. I test cognitivi formali hanno inoltre rivelato miglioramenti nella concentrazione, nell’elaborazione delle informazioni, nella memoria e nell’impulsività. Non sono stati segnalati effetti collaterali gravi associati al trattamento, né problemi cardiaci precedentemente correlati all’assunzione di ibogaina. “È probabile – conclude Williams – che l’ibogaina possa essere utilizzata come farmaco per la neuroriabilitazione in senso più ampio. Potrebbe agire su un insieme unico di meccanismi cerebrali e aiutarci a comprendere meglio come trattare altre forme di PTSD, ansia e depressione non necessariamente legate al trauma cranico”. (AGI)
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