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Rifiuti, cambia tutto per mobili, tende e arredi da giardino: produttori responsabili anche del fine vita

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In arrivo il regolamento sulla responsabilità estesa del produttore. Fabbricanti e venditori di mobili, ombrelli, tende, teli e prodotti per l’arredo dovranno organizzare e finanziare sistemi per raccolta, riuso, riciclo e recupero. Nuovi obblighi e costi per le imprese, ma anche un mercato per l’economia circolare

di Redazione

Non basterà più produrre e vendere un mobile, una tenda o un ombrellone. Il produttore dovrà preoccuparsi anche di ciò che accade quando quel prodotto diventa un rifiuto.

È questa la logica della responsabilità estesa del produttore (EPR) che si prepara ad interessare un’altra importante fetta del sistema produttivo italiano.

Il nuovo quadro punta a coinvolgere fabbricanti e operatori che immettono sul mercato mobili, prodotti d’arredo, tende, teli, ombrelli e numerosi beni destinati agli spazi domestici ed esterni.

Il principio è semplice: chi immette un prodotto sul mercato deve contribuire economicamente e organizzativamente anche alla gestione del suo fine vita.

Ma dietro questa definizione si nasconde una trasformazione importante per migliaia di imprese.

Dal cassonetto alla responsabilità del produttore

Il modello tradizionale scaricava una parte rilevante dei costi della gestione dei rifiuti sulla collettività e sui sistemi pubblici di raccolta.

La responsabilità estesa modifica questa impostazione.

Il produttore viene chiamato a partecipare alla gestione del prodotto anche dopo la vendita, quando il bene viene dismesso.

L’obiettivo è creare sistemi capaci di favorire, secondo la gerarchia dell’economia circolare, prevenzione, riutilizzo, preparazione per il riuso, riciclo e recupero, riducendo quanto più possibile lo smaltimento.

Un vecchio mobile, quindi, non dovrebbe essere considerato automaticamente qualcosa da buttare.

Legno, metalli, vetro, plastiche, tessuti e altri materiali possono essere separati e recuperati oppure il prodotto stesso può, quando possibile, essere riparato e riutilizzato.

Quali imprese saranno interessate

Il provvedimento avrà conseguenze che vanno ben oltre i grandi produttori di arredamento.

Il perimetro potrà coinvolgere una filiera composta da fabbricanti, importatori e soggetti che immettono sul mercato i prodotti interessati, secondo le definizioni che saranno stabilite definitivamente dal regolamento.

Per le aziende sarà quindi fondamentale verificare chi venga qualificato giuridicamente come “produttore”.

Nel diritto ambientale, infatti, il produttore soggetto agli obblighi EPR non coincide necessariamente con chi materialmente costruisce il bene.

Anche importazione, commercializzazione con proprio marchio e vendita a distanza possono assumere rilievo a seconda della disciplina definitiva.

Arrivano sistemi organizzativi e finanziari

Il cambiamento più importante riguarda il costo del fine vita.

Le imprese interessate dovranno organizzarsi secondo le modalità previste dalla nuova disciplina, individualmente oppure attraverso forme collettive, sostenendo finanziariamente le attività necessarie alla gestione dei prodotti diventati rifiuti.

Questo può significare contribuire ai costi di:

raccolta, trasporto, selezione, preparazione per il riutilizzo, riciclo, recupero e corretta gestione delle frazioni non recuperabili.

A questi potrebbero aggiungersi obblighi amministrativi, comunicazioni, registrazioni, rendicontazione dei quantitativi immessi sul mercato e informazioni ai consumatori.

Per le imprese, dunque, l’EPR diventa anche un nuovo elemento del costo industriale del prodotto.

Quanto costerà?

È una delle questioni più importanti.

L’introduzione della responsabilità estesa non dovrebbe essere considerata soltanto come un nuovo adempimento ambientale.

Per molte PMI potrebbe determinare costi amministrativi e finanziari non marginali.

I contributi necessari al funzionamento dei sistemi di raccolta e recupero finiranno inevitabilmente nella struttura dei costi delle aziende e potrebbero, almeno in parte, riflettersi sui prezzi finali.

Per questo sarà fondamentale che il regolamento definitivo garantisca proporzionalità degli adempimenti, soprattutto per le piccole imprese.

Una cosa è organizzare gli obblighi ambientali di un grande gruppo internazionale dell’arredamento.

Altra cosa è imporre la stessa complessità burocratica a una piccola azienda artigiana.

La sfida dell’eco-design

Ma il nuovo sistema può produrre anche un effetto industriale positivo.

Se smaltire un prodotto costa al produttore, il produttore avrà maggiore interesse a progettare beni che durano di più e che, una volta arrivati a fine vita, possano essere facilmente smontati e riciclati.

È il principio dell’eco-design.

Un mobile costruito utilizzando materiali facilmente separabili può costare meno da recuperare rispetto a un prodotto composto da materiali incollati o difficilmente divisibili.

La responsabilità estesa può quindi cambiare la progettazione stessa dei prodotti.

Il rifiuto viene preso in considerazione già quando il bene viene disegnato.

Nasce anche un nuovo mercato

La riforma non significa soltanto nuovi costi.

Può creare opportunità.

Serviranno imprese specializzate nella raccolta, piattaforme logistiche, centri per il riuso, operatori della selezione, aziende di riciclo, impianti di recupero dei materiali e sistemi digitali per la tracciabilità.

L’economia circolare può così trasformarsi in una vera filiera industriale.

E l’Italia, con il proprio grande patrimonio produttivo nei settori dell’arredamento e del design, ha interesse a trasformare l’obbligo ambientale in innovazione.

Attenzione al commercio online

C’è poi una questione fondamentale: evitare che gli obblighi gravino soltanto sulle imprese italiane regolarmente registrate.

Sempre più mobili, complementi d’arredo e prodotti per la casa vengono acquistati attraverso piattaforme digitali, anche da venditori stabiliti fuori dall’Italia o dall’Unione europea.

Se il sistema EPR imponesse costi alle aziende nazionali senza assicurare obblighi effettivamente applicabili anche ai prodotti venduti online dall’estero, si creerebbe una distorsione della concorrenza.

La transizione ecologica deve quindi procedere insieme alla parità delle condizioni competitive.

Chi vende nello stesso mercato deve contribuire alle stesse responsabilità ambientali.

Il consumatore avrà un ruolo decisivo

Il nuovo sistema potrà funzionare soltanto se sarà semplice anche per i cittadini.

Quando una famiglia decide di sostituire un mobile o un prodotto da giardino deve sapere dove consegnarlo e quali possibilità esistono per il riuso.

Particolarmente interessante è proprio la possibilità di intercettare i beni prima che diventino definitivamente rifiuti.

Un tavolo, una sedia, un armadio o un mobile possono non servire più al proprietario pur essendo ancora perfettamente utilizzabili.

Favorire mercati dell’usato, riparazione, rigenerazione e donazione significa evitare la produzione stessa del rifiuto.

Ed è ancora meglio che riciclare.

Confedercontribuenti: attenzione ai costi sulle PMI

Per il sistema delle imprese la direzione verso un’economia maggiormente circolare è condivisibile, ma la sua realizzazione dovrà evitare un nuovo carico sproporzionato di burocrazia.

Il Centro Studi Confedercontribuenti – Imprese Italia ritiene necessario che nella disciplina definitiva siano garantiti procedure semplici, costi trasparenti e proporzionati, tutela delle micro e piccole imprese e controlli efficaci sui prodotti provenienti dall’estero e dal commercio elettronico.

La responsabilità ambientale non può trasformarsi nell’ennesima barriera amministrativa per chi produce regolarmente in Italia.

Occorre invece utilizzare il nuovo sistema per incentivare chi realizza prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili.

Dal “produrre e buttare” al “produrre e recuperare”

È questa, alla fine, la trasformazione più importante.

Per decenni il ciclo economico è stato sostanzialmente lineare:

produzione → vendita → consumo → rifiuto.

L’economia circolare prova a sostituirlo con un altro modello:

progettazione → produzione → utilizzo → riuso → recupero → nuova materia prima.

Con la responsabilità estesa, il produttore entra direttamente anche nell’ultima parte di questa catena.

Per mobili, tende, ombrelli, teli e arredi si prepara quindi una piccola rivoluzione.

Ambientale, certamente.

Ma anche economica e industriale.

Perché il vero cambiamento consiste nel principio che sta progressivamente entrando nel diritto europeo e nazionale: un prodotto non smette di essere responsabilità di chi lo immette sul mercato nel momento in cui viene venduto. Il suo futuro conta quanto la sua produzione.