“Oggi, al posto delle folle ricordate nel Vangelo stanno interi popoli, umiliati dall’ingordigia altrui più ancora che dalla propria fame. Davanti alla miseria di molti, l’accumulo di pochi è segno di una superbia indifferente, che produce dolore e ingiustizia”. Questa la denuncia delle sperequazioni e ingiustizie sociali che, in linea con il Magistero di Francesco, Papa Leone XIV ha inserito nell’omelia della messa del Corpus Domini celebrata oggi pomeriggio in piazza San Giovanni, sul sagrato della Basilica Lateranense, prima di guidare la processione eucaristica fino a S. Maria Maggiore, tornando alla tradizione che Papa Francesco aveva modificato trasferendo messa e processione in piazze e parrocchie della periferia romana. Ed ha anche accolto il suggerimento di spostare la festa alla domenica successiva come stabilito dal calendario italiano, invece di mantenere i riti al giovedì, seguendo il calendario vaticano.
Cambiamenti significativi, certo, ma in un quadro di continuità con il predecessore argentino, il cui linguaggio molto esplicito sui temi sociali il Pontefice ispano-americano sembra aver fatto proprio: “anziché condividere – ha detto infatti questo pomeriggio il nuovo Vescovo di Roma ai fedeli della sua diocesi radunati a piazza S. Giovanni – l’opulenza spreca i frutti della terra e del lavoro dell’uomo. Specialmente in questo anno giubilare, l’esempio del Signore resta per noi urgente criterio di azione e di servizio: condividere il pane, per moltiplicare la speranza, proclama l’avvento del Regno di Dio”. “Salvando le folle dalla fame – ha spiegato Papa Prevost – Gesù annuncia che salverà tutti dalla morte. Questo è il mistero della fede, che celebriamo nel sacramento dell’Eucaristia. Come la fame è segno della nostra radicale indigenza di vita, così spezzare il pane è segno – ha poi concluso – del dono divino di salvezza”. (AGI)
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