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Papa: popoli spogliati, derubati da sistemi oppressivi

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Nel mondo di oggi ci sono “tanti popoli spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite”. Lo ha denunciato Papa Leone XIV nell’omelia della messa celebrata a Castel Gandolfo nella chiesa parrocchiale di San Tommaso da Villanova. Il Papa, giunto su una piccola golf car attraversando il centro della cittadina ed acclamato da circa 3000 fedeli, ha commentato nell’omelia la parabola del Buon Samaritano, invocando una “rivoluzione dell’amore”. “Lo sguardo – ha spiegato ricordando che l’uomo ferito era stato ignorato da un sacerdote e da un levita e poi soccorso da uno straniero – fa la differenza, perché esprime ciò che abbiamo nel cuore: si può vedere e passare oltre oppure vedere e sentire compassione. C’è un vedere esteriore, distratto e frettoloso, un guardare facendo finta di non vedere, cioè senza lasciarci toccare e senza farci interpellare dalla situazione; e c’è un vedere, invece, con gli occhi del cuore, con uno sguardo più profondo, con un’empatia che ci fa entrare nella situazione dell’altro, ci fa partecipare interiormente, ci tocca, ci scuote, interroga la nostra vita e la nostra responsabilità”. Secondo il Papa un cristiano deve immedesimarsi “in Gesù, buon samaritano, venuto a guarire le nostre ferite, versando su di noi l’olio del suo amore e della sua misericordia”. “Convertirsi a Lui – ha sottolineato Leone – non significa moltiplicare atti esteriori, ma, anzi, si tratta di ritornare al proprio cuore, per scoprire che proprio lì Dio ha scritto la legge dell’amore. Se nell’intimo della nostra vita scopriamo che Cristo, come buon samaritano, ci ama e si prende cura di noi, anche noi siamo sospinti ad amare allo stesso modo e diventeremo compassionevoli come Lui”.
“Guariti e amati da Cristo, diventiamo anche noi segni del suo amore e della sua compassione nel mondo”, ha esortato Papa Prevost. “Fratelli e sorelle – ha poi scandito – oggi c’è bisogno di questa rivoluzione dell’amore. Oggi, quella strada che da Gerusalemme discende verso Gerico, una città che si trova sotto il livello del mare, è la strada percorsa da tutti coloro che sprofondano nel male, nella sofferenza e nella povertà; è la strada di tante persone appesantite dalle difficoltà o ferite dalle circostanze della vita; è la strada di tutti coloro che ‘scendono in basso’ fino a perdersi e toccare il fondo; ed è la strada di tanti popoli spogliati, derubati e saccheggiati, vittime di sistemi politici oppressivi, di un’economia che li costringe alla povertà, della guerra che uccide i loro sogni e le loro vite”. “Che cosa – si è chiesto il Pontefice ispano-americano – facciamo noi? Vediamo e passiamo oltre, oppure ci lasciamo trafiggere il cuore come il samaritano? A volte ci accontentiamo soltanto di fare il nostro dovere o consideriamo nostro prossimo solo chi è della nostra cerchia, chi la pensa come noi, chi ha la stessa nazionalità o religione; ma Gesù capovolge la prospettiva presentandoci un samaritano, uno straniero ed eretico che si fa prossimo di quell’uomo ferito. E ci chiede di fare lo stesso”. In proposito Leone XIV ha citato Papa Ratzinger, per il quale “Il samaritano non chiede fin dove arrivino i suoi doveri di solidarietà e nemmeno quali siano i meriti necessari per la vita eterna. Accade qualcos’altro: gli si spezza il cuore. Il forestiero, si fa egli stesso prossimo e mi mostra che io, a partire dal mio intimo, devo imparare l’essere-prossimo e che porto già dentro di me la risposta. Devo diventare una persona che ama, una persona il cui cuore è aperto per lasciarsi turbare di fronte al bisogno dell’altro”. L’invito del Vangelo è dunque – ha concluso il Papa – a “vedere senza passare oltre, fermare le nostre corse indaffarate, lasciare che la vita dell’altro, chiunque egli sia, con i suoi bisogni e le sofferenze, mi spezzino il cuore. Questo ci rende prossimi gli uni degli altri, genera una vera fraternità, fa cadere muri e steccati. E finalmente l’amore si fa spazio, diventando più forte del male e della morte”. (AGI)
RM13/ANT