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Uno dei giorni più violenti dopo cinque mesi di proteste a Hong Kong 

Un manifestante ferito da colpi d’arma da fuoco della polizia, un uomo trasformato in una torcia umana, la circolazione paralizzata in tutta la città. Nuovo picco di violenze a Hong Kong, che ha vissuto una delle giornate più violente e caotiche in cinque mesi di mobilitazione pro-democrazia. Gli spari della polizia a un manifestante hanno innescato una serie di eventi a catena: nel quartiere finanziario della città migliaia di poliziotti si sono scontrati con la polizia antisommossa, sono scoppiati violenti scontri nei campus universitari e l’ex colonia britannica è precipitata nel caos.

Le violenze, assieme alle incertezze della guerra tariffaria tra Cina e Stati Uniti, hanno contributo al pesante calo della Borsa di Hong Kong, con l’indice Hang Seng che ha chiuso in ribasso del 2,62%, maglia nera in Asia. Anche Wall Street ha aperto in calo. Xi Jinping non era a Pechino, ma ad Atene (dove ha definito la Grecia “alleata naturale” della Cina nei suoi progetti di sviluppo commerciale attraverso il mondo).

Ma il più agguerrito tabloid di Pechino, il Global Times, ha mandato un messaggio di sostegno agli agenti di Hong Kong, che è anche un sinistro avvertimento ai manifestanti (paragonati ai membri dell’Isis), evocando la possibilità di intervento dell’Esercito di Liberazione popolare. E adesso il timore è che la situazione sia sul punto di non ritorno.

I manifestanti avevano convocato una giornata di sciopero per paralizzare l’ex colonia britannica. Ma ad accendere la miccia sono stati gli spari di un agente di polizia a un manifestante, 21enne, apparentemente disarmato a Sai Wan Ho, l’isola dell’ex colonia britannica. Il giovane di ventuno anni è stato ricoverato in ospedale e sottoposto a operazione chirurgica per rimuovere il proiettile, che ha colpito il rene destro e il fegato, e si trova ora in terapia intensiva.

A quel punto è stato un crescendo: raffiche di gas lacrimogeni lanciati dalla polizia, che ha utilizzato anche lo spray al pepe, da bottiglie Molotov scagliate dai manifestanti. Un agente a bordo di una moto ha falciato la folla su una strada provocando diversi feriti: il gesto gli ha provocato la sospensione con effetto immediato dalla polizia, ha dichiarato il sovrintendente John Tse, che non ha però condannato lo sparo del collega al manifestante, perché il funzionario “non aveva cattive intenzioni”, ha detto, e temeva che potessero sottrargli l’arma.

Un uomo dato alle fiamme, vivo

Nel pomeriggio, l’altro episodio gravissimo: un uomo di mezza età, apparentemente dello schieramento pro-Pechino, ha avuto un diverbio con altre persone su un ponte pedonale: una di loro gli ha gettato un liquido infiammabile addosso e gli ha dato fuoco usando un accendino. L’uomo, secondo le prime indicazioni, ha riportato ustioni di secondo grado sul 28% del corpo ed è in condizioni critiche.

È stato un gesto “inumano che nessuno deve perdonare”, ha detto la leader di Hong Kong, Carrie Lam, condannando le violenze che hanno causato, solo oggi, complessivamente 64 feriti. “Le violenze hanno di gran lunga superato le richieste di democrazia e i manifestanti sono ora un nemico del popolo”, ha proseguito la capo esecutivo. “Se qualcuno spera che con l’escalation delle violenze la Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong possa cedere alla pressione per soddisfare le cosiddette richieste politiche, lo dico chiaramente: non accadrà”. Lam ha smentito anche i rumors sulla possibilità di una chiusura di uffici, scuole e della Borsa in seguito all’intensificarsi delle proteste.

“Spezza il cuore guardare la città caduta in uno stato di polizia”, ha scritto su Twitter l’attivista pro-democratico Joshua Wong, atteso in Italia a fine novembre, a commento degli episodi di violenza. L’uomo, ormai diventato icona delle proteste, ha definito “tentato omicidio” lo sparo al manifestante da parte dell’agente. A fargli da contraltare, è stato il tabloid Global Times, il più agguerrito giornale di Pechino, che paragona i manifestanti a membri dell’Isis e manda un messaggio di solidarietà agli agenti di Hong Kong, accompagnandolo con un pesante avvertimento.

“Avete il sostegno non solo del popolo cinese di Hong Kong, ma anche della Polizia Armata del Popolo e dei soldati dell’Esercito di Liberazione Popolare a Hong Kong. Se necessario”, i soldati dell’esercito cinese “possono entrare a Hong Kong e dare sostegno, in conformità con le disposizioni della Legge Fondamentale”, che regola il rapporto tra Pechino e l’ex colonia britannica.

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Fonte: estero agi

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