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UCRAINA: 212 GIORNI DI GUERRA

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La Turchia ha condannato i referendum per l’annessione alla Russia delle quattro regioni sotto il suo controllo in Ucraina, definendoli “illegittimi”.   “Questo fatto compiuto illegittimo non sarà riconosciuto dalla comunità internazionale

 

di Redazione

 

Dopo 212 giorni di guerra in Ucraina, continua il delirante monologo guerrafondaio di Putin.

Combatteremo per la nostra patria, la nostra terra che è l’unica che abbiamo, la nostra libertà, indipendenza e sovranità“, queste le parole, preoccupanti, di Putin, in occasione dei 1.160 anni dalla fondazione dello stato russo, “la difesa e la protezione di cultura e tradizioni, nel nome dei nostri predecessori e dei discendenti, per il bene della Russia, la sua grande storia e il suo grande futuro“.

Intanto, qualcosa si muove presso l’opinione pubblica russa. Mentre fino ad ieri i sondaggi evidenziavano, per la maggioranza dei russi, il sostegno alla guerra, dopo l’annunciata ‘mobilitazione parziale’ di questi giorni, si sono risvegliate le proteste che il regime era riuscito a soffocare, con l’arresto di circa 1300 manifestanti. Un bilancio che sta salendo di ora in ora. La paura di andare in guerra coinvolge tutti giovani e adulti. Alcuni vengono precettati sulla pubblica via, durante le manifestazioni. In tanti, nel frattempo, sono riusciti a lasciare il paese.

Per salvare la faccia, e giustificare il suo atto criminale, Putin ricorre al coatto referendum che sancirà l’annessione alla Russia delle regioni di Donetsk, Luhansk, Kherson e Zaporizhzhia. Mosca ha fatto sapere che si riserva il diritto di ricorrere ad armi nucleari strategiche per proteggere proprio i nuovi territori inglobati.

Sul fronte estero, la Turchia ha condannato i referendum per l’annessione alla Russia delle quattro regioni sotto il suo controllo in Ucraina, definendoli “illegittimi”.   “Questo fatto compiuto illegittimo non sarà riconosciuto dalla comunità internazionale“, ha affermato il ministero degli Esteri turco in una nota.   La Turchia non ha mai riconosciuto l’annessione da parte di Mosca della penisola ucraina della Crimea, avvenuta nel 2014.

Putin sembra sempre più isolato.

Ha cercato, soprattutto, l’appoggio della Cina, ma il leader cinese Xi Jinping ha frenato le sue aspettative: “Bisogna porre un freno d’emergenza alla situazione in Ucraina in un momento in cui le dimensioni della guerra sono ancora gestibili. In un conflitto militare tra potenze nucleari non ci saranno un vincitore o un vinto assoluti. Chiunque cerchi di sopraffare completamente la controparte deve essere pazzo“. “Occorre trovare una soluzione – ha proseguito Xi Jinping – “che tenga conto delle legittime preoccupazioni di tutte le parti in materia di sicurezza. Tutti i Paesi meritano il rispetto della loro sovranità e integrità territoriale“.

Anche il primo ministro indiano, Narendra Modi, ha espresso dubbi e perplessità sulla guerra in Ucraina.

Nel frattempo, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un videomessaggio, ha dichiarato “Tutti vogliono la pace, solo uno vuole la guerra, ma non consentiremo che prevalga“, facendo riferimento al presidente russo Vladimir Putin. “Non abbiamo provocato questa guerra. Non abbiamo avuto altra scelta se non quella di difenderci. L’Ucraina vuole la pace, l’Europa vuole la pace. Il mondo vuole la pace

Indicando le condizioni per la pace: “Un piano in cinque punti per la pace e la sicurezza dell’Ucraina. Creare un tribunale speciale per punire la Russia per i crimini di guerra commessi. Indennizzi per i danni subiti e la revoca del diritto di veto della Russia al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Continuare a inviare aiuti per proteggere la vita delle persone ucraine. Ripristinare l’integrità territoriale dell’Ucraina per evitare un disastro nucleare; garantire sicurezza e protezione all’Ucraina. Continuare a difendersi dall’aggressione russa”.

Ma Putin vuole la pace?