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Thailandia: turista rischia due anni di carcere per recensioni negative di un hotel

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


Ha suscitato molto clamore una notizia proveniente dalla Thailandia: lo statunitense Wesley Barnes, che vive e lavora nel paese asiatico, è stato arrestato e rischia due anni di carcere per avere stroncato, con recensioni negative su Trip Advisor, un hotel in cui è stato ospite.

L’accusa che lo ha portato dietro le sbarre, in attesa del processo, è quella di aver “danneggiato la reputazione” dell’albergo e di aver evaso il pagamento di una sovrattassa, prevista per coloro i quali consumano all’interno della struttura bevande alcoliche acquistate altrove. Barnes è stato rilasciato su cauzione ma, qualora fosse riconosciuto colpevole delle accuse a lui ascritte, potrebbe essere  condannato a due anni di reclusione. A dirlo è una fonte ufficiale, ovvero Thanapon Taemsara, colonello della polizia di Koh Chang, in un’intervista rilasciata a France Presse, che ha, ovviamente, suscitato scalpore.

Dalla struttura, invece, fanno sapere che la scelta di adire le vie legali è arrivata come estrema ratio. Dopo aver cercato, senza successo, di contattare Barnes è parsa questa la soluzione più logica per fermare la sua attività “diffamatoria”. L’uomo, infatti, ormai da diverse settimane scriveva recensioni negative sul Sea View Resort, l’albergo “incriminato”. Andando a spulcire l’ultima da lui postata, risalente al mese di luglio, si leggono critiche nei confronti del personale: “scontroso” e che si comporta “come se non volesse nessuno intorno”. Ancor più severo era stato il giudizio espresso nella prima recensione, che è stata poi rimossa perchè in contrasto con le linee guida di Trip Advisor, in cui Barnes scriveva “il resort pratica la schiavitù”.

Questa vicenda punta, nuovamente, i riflettori sulle severissime leggi thailandesi contro la diffamazione, più volte criticate in quanto giudicate lesive della libertà di espressione. Un’accusa, questa, che pare del tutto legittima i considerazione di un recente caso che ha visto la condanna a due anni di un giornalista. Il motivo? Aver pulicato un tweet nel quale si rendeva conto di una controversia sulle condizioni di lavoro in un allevamento di galline.

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