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Tari, nonostante la chiusura fioccano le cartelle: l’ira dei ristoratori romani

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Di Vittorio Sanngiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


Il lungo periodo di serrata, determinato dalla diffusione del contagio da Covid-19, ha messo in ginocchio numerosissime realtà imprenditoriali ed, in particolare, quelle operanti nel settore della ristorazione. Appare, dunque, francamente incredibile ciò che sta accadendo, in questi, giorni a Roma.

Sono tantissimi, infatti, i commercianti capitolini che hanno recentemente ricevuto le cartelle della Tari (la tassa sui rifiuti) relative al primo semestre del 2020 e, in alcuni casi, anche ai conguagli dei periodi precedenti. La stragrande maggioranza di loro, com’è noto, in questo periodo dell’anno, di fatto, non ha lavorato, ed ha subito di conseguenza un drammatico calo nel fatturato. Questa richiesta da parte del Comune di Roma, oltre ad andare in controtendenza rispetto a quanto stabilito dal Decreto Agosto (che ha sospeso le cartelle esattoriali dell’Agenzia delle Entrate), arriva nel momento peggiore per i commercianti. Le cifre richieste sono esorbitanti, basti pensare a quanto denunciato dal titolare di uno storico ristorante nel cuore della capitale, il quale si è visto recapitare una cartella di 22.500 euro.

Certo, bisogna ricordare che, spesso, la riscossione di queste tasse rappresenta una fondamentale fonte di sostentamento per i comuni. D’altra parte, però, non si può ignorare che, nel contesto capitolino, la mazzata della crisi sanitaria ed economica e la tiepida stagione turistica appena conclusa, hanno colpito ancora più duramente, soprattutto in considerazione delle criticità e delle difficoltà pregresse. A determinare questa situazione paradossale, a nostro avviso, anche il malfunzionamento dei meccanismi istituzionali, di quella ideale catene che lega governo centrale ed enti locali, e che dovrebbe garantire la vita del complesso organismo statale. In questi mesi, infatti, a dispetto degli sfavillanti annunci e delle trionfali dirette sui social, ha pesato parecchio l’assenza di un sostegno corposo, rapido ed efficace alle categorie ed alla fasce di popolazione più in difficoltà.

Se, ad oggi, si è venuta a creare una situazione capestro per svariate centinaia di commercianti romani, le ragioni sono da ricercare in una gestione politica della crisi che, ad ogni latitudine, è stata lacunosa e criticabile. Quella che vi abbiamo raccontato è, in fondo, solo l’ennesima mazzata assestata a delle realtà fondamentali per la nostra economia, il cui crollo produrrebbe conseguenze deleterie che non vogliamo nemmeno immaginare.

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