Type to search

Superbonus 110%: una risoluzione parlamentare impegna il Governo a sbloccare la cessione dei crediti d’imposta

Share

La Commissione industria del Senato chiede all’esecutivo di prevedere la possibilità per le banche di cedere i crediti d’imposta ai propri correntisti che rientrano nella definizione europea di piccole e medie imprese, ed anche di valutare l’opportunità di coinvolgere Poste Italiane e Cassa depositi e prestiti

di redazione

Mentre è in corso il faticoso processo di approvazione del Decreto Aiuti (n. 50/2022) e del Decreto Pnrr 2 (n. 36/2022), la 10ª Commissione permanente del Senato – industria, commercio, turismo – ha approvato la risoluzione n° 1205, dedicata alle “questioni relative alla fruizione degli incentivi per l’efficientamento energetico degli edifici”.

La risoluzione impegna il Governo “ad adottare, in tempi estremamente celeri, ogni opportuna iniziativa, anche di carattere legislativo, volta a garantire le più ampie possibilità per le imprese del settore di operare nell’ambito degli interventi previsti dal Superbonus 110 per cento, in particolare rendendo funzionale e pienamente utilizzabile il meccanismo della cessione del credito, consentendo così lo sblocco dei crediti d’imposta presenti nei cassetti fiscali delle medesime imprese”.

La risoluzione impegna altresì il Governo “ad ampliare la platea dei cessionari, prevedendo, tra l’altro, la possibilità per le banche e le società appartenenti a un gruppo bancario di cedere i crediti d’imposta derivanti ai propri correntisti corporate rientranti nella definizione europea di piccole e medie imprese, di cui al decreto del Ministero dello sviluppo economico del 18 aprile 2005, e anche valutando l’opportunità di coinvolgere Poste Italiane S.p.A. e Cassa depositi e prestiti”.

La risoluzione è un atto ufficiale del Parlamento di cui il Governo dovrebbe tenere conto, tuttavia l’esecutivo, soprattutto per bocca del Presidente del Consiglio Mario Draghi, ha manifestato apertamente tutte le sue perplessità   sul superbonus 110% e sulla cessione del credito. E sugli effetti concreti che la risoluzione potrà sortire c’è da tenere presente che fino a questo momento tutte le conversioni in legge dei decreti governativi sono passate attraverso il voto di fiducia, con un Parlamento ridotto ad una mera attività di ratifica. Rientra dunque nell’ordine delle cose che anche per l’approvazione delle leggi di conversione del Decreto Aiuti (scadenza del termine per la conversione in legge il 16 luglio) e del Decreto PNRR 2 (scadenza il 29 giugno) il venga apposta da parte del governo la questione di fiducia, vanificando le proposte contenute nella risoluzione.

Quale che sia la concreta valenza della risoluzione approvata dalla Commissione industria del Senato, c’é da chiedersi fino a che punto le proposte ivi formulate prospettino soluzioni valide al problema del superbonus 110%, che sostanzialmente si è bloccato per due ragioni.

Da un lato gli stanziamenti relativi al biennio 2022-2023, che ammontano a 33,3 miliardi, già a metà del primo anno, in questo mese di giugno 2022, sono stati superati, essendo pervenute domande per 33,7 miliardi. Quindi al momento sarebbero escluse dal bonus domande per circa 400 milioni.

D’altro lato i crediti d’imposta maturati sono stati generalmente ceduti alle banche, le quali li utilizzeranno per il pagamento delle loro imposte nel prossimo quinquennio. Ora, accade che i crediti d’imposta che le banche hanno già acquisito compensano completamente le loro imposte stimate nei prossimi cinque anni e questo induce le banche a cessare l’acquisto di crediti di imposta.

Il Governo Draghi dovrebbe, pertanto, aumentare lo stanziamento di bilancio, malgrado le enormi difficoltà che presenta la disastrosa situazione debitoria in cui versa il Paese.

La Commissione industria del Senato con la propria risoluzione propone che il Governo, oltre a coinvolgere Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti, intervenga per ampliare la platea dei cessionari dei crediti di imposta prevedendo per le banche la possibilità di cedere i crediti di imposta alle piccole e medie imprese loro clienti.

Si immagina, cioè, che le PMI, drammaticamente a corto, come sono, di liquidità, possano investire in crediti d’imposta senza poter fare riferimento in modo preciso al profitto che ne potrebbero trarre nel prossimo quinquennio, considerato che per un investimento del genere dovrebbero ricorrere al credito bancario e quindi l’utile ricavato dovrebbe essere almeno pari al tasso di interesse che pagano alle banche per il finanziamento. Difficile credere che molte PMI possano imbarcarsi in operazioni simili.

Inoltre, nei prossimi cinque anni sono previsti sconti fiscali per ben 38 miliardi di bonus derivanti dalla legge Calenda e pertanto le imprese che investiranno in innovazione tecnologica, potendo già godere di tali sconti fiscali, avranno minore necessità di acquistare crediti di imposta dalle banche per portarli in compensazione.

Vedremo comunque nei prossimi giorni quale sarà l’atteggiamento del Governo e la sorte parlamentare dei decreti che interessano gli incentivi per l’efficientamento energetico degli edifici.