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Si infiamma il dibattito sul salario minimo

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Il presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro, si dichiara d’accordo sul provvedimento “a condizione che si riduca il Cuneo fiscale e si riformi urgentemente, radicalmente, il reddito di cittadinanza e si dia fiato ad una politica agevolata sulle assunzioni”

di redazione

“D’accordo sul salario minimo, a condizione che si riduca il Cuneo fiscale e si riformi urgentemente, radicalmente, il reddito di cittadinanza e si dia fiato ad una politica agevolata sulle assunzioni”, così il Presidente di Confedercontribuenti, Carmelo Finocchiaro sul salario minimo che è l’argomento del giorno.
L’Ue spinge per un accordo politico sulla direttiva per il salario minimo. Il round decisivo di negoziati tra le istituzioni europee (Commissione, Parlamento e Consiglio Ue) prenderà il via lunedì sera alle 19 a Strasburgo, a margine della plenaria del Parlamento europeo. La direttiva, proposta dalla Commissione europea nel 2020, punta a istituire un quadro per fissare salari minimi adeguati ed equi rispettando le diverse impostazioni nazionali dei Ventisette e a rafforzare il ruolo della contrattazione collettiva.
Da più parti, quindi, si invoca una risposta immediata ai lavoratori che si trovano a basso reddito e a basso salario.
Sull’argomento il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, spegne gli entusiasmi, “il salario minimo per legge non va bene perché è contro la nostra storia culturale di relazione industriali. Non buttiamo il bambino con l’acqua sporca e valorizziamo le nostre relazioni industriali. Il salario non può essere moderato ma deve corrispondere alla produttività”.
Di parere opposto il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che interviene sull’argomento “ben studiato il salario minimo è una buona cosa ha vari effetti positivi il rischio sta nel livello perché se è eccessivo può portare a non occupare persone che potrebbero invece voler lavorare al di sotto di quel livello e che hanno una produttività sostanzialmente in grado di non arrivare a quel livello lì, ma credo non sia una cosa così importante. Quello che è importante è non legare al salario minimo automatismi che poi ci possono costare, per esempio un salario minimo che ha piena indicizzazione ai prezzi al consumo se diventa il modello di riferimento per tutti i salari, tutte le contrattazioni, incorpora direttamente quel meccanismo automatico”.
Il provvedimento non è legge solo in sei paesi: Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Svezia e Italia. Nel resto d’Europa il salario minimo oscilla tra i 332 euro mensili della Bulgaria e i 2257 euro del Lussemburgo.
In Italia le parti sociali e le forze politiche stanno discutendo sulla misura a sostegno del reddito dei lavoratori, tenuto conto dei numeri sconfortanti dall’aumento dell’inflazione e del debito generati dalla crisi pandemica e poi dalla crisi aperta dalla guerra in Ucraina per la carenza di materie prime e rifornimenti di gas.
Così come sostiene la Confedercontribuenti, il provvedimento del salario minimo dovrebbe essere integrato in maniera organica con altri provvedimenti come la riduzione del cuneo fiscale in busta paga. Urge la rimodulazione degli scaglioni dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle aliquote, la modifica della misura e delle modalità di calcolo delle detrazioni di lavoro per i redditi di lavoro dipendente, nonché della disciplina del trattamento integrativo del reddito a cui aggiungere l’esonero o la riduzione dei contributi previdenziali a carico dei lavoratori.