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di Ettore Minniti

Le famiglie italiane non devono dubitare: abbiamo fatto il massimo per dare ai ragazzi il meglio e per regalare alla scuola un nuovo inizio“, ha detto il premier Conte. “Abbiamo lavorato intensamente alla riapertura delle scuole”,  ha proseguito “quest’anno avverrà in un contesto nuovo e non facile che sfiderà tutto il sistema Italia. “

Sulla scuola” , ha detto Conte  “abbiamo messo in campo un investimento di 7 miliardi. Abbiamo predisposto la consegna di 11 milioni di mascherine chirurgiche gratuite per studenti e personale. Abbiamo reperito 2,5 milioni di banchi nuovi. Alcuni di questi banchi sono stati già distribuiti, continueremo in tutto il mese di settembre. Il programma di consegne finirà entro ottobre”.

Rivolgo un appello ai principali protagonisti della sfida: ai nostri ragazzi. Mi rivolgo a voi per dirvi grazie, siete stati voi a pagare il prezzo più grande di questa emergenza. La scuola chiusa, la didattica a distanza è stato un peso enorme. La tecnologia che avete a disposizione non ha potuto compensare la rinuncia che siete stati chiamati a compiere“, ha detto ancora il presidente del Consiglio.

Ma non sono tutti fiori, qualcosa nel complesso meccanismo scolastico si è inceppato.

E’ stato chiesto il rinvio del concorso straordinario per l’assunzione di nuovi docenti, ma i calendari sono stati pubblicati, con inizio il 22 ottobre. Non è prevista al momento una prova suppletiva per coloro che si dovessero trovare in quarantena. 

I Sindacati premono per la stabilizzazione dei precari, come avviene per il personale della sanità e degli enti locali. Le graduatorie provinciali sono pieni d’errori. Si sono riscontrati problemi nell’assegnazione delle supplenze.

Gli stessi Sindacati evidenziano che c’è un problema serio con il Covid, perché si è in presenza di un rischio biologico effettivo a scuola laddove esiste un assembramento fisiologico. Sarebbe opportuno prevedere tutele (anche economiche) non solo al personale sanitario ma anche al personale scolastico.

Senza poi dimenticare la mobilità, con procedure che permettano al personale scolastico di ricongiungersi con le proprie famiglie, non dimenticando i lavoratori fragili, con una prevedibile finestra per l’uscita con pensione non superiore a 61-62 anni, senza penalizzazioni, considerando i lavori a scuola come gravosi.

Tanti problemi irrisolti, ma non mancano le speranze.

Il lodevole lavoro degli insegnanti, professionisti che svolgono un lavoro sia pure intellettuale, il quale comporta dispendio di energie, sacrificio, impegno e dedizione, va premiato e tenuto in giusta considerazione (non solo economico ma anche e soprattutto giuridico). 

Tra le figure della scuola si erge quella dei dirigenti scolastici che, proprio in questo periodo di caos, normativo e organizzativo, hanno dovuto tirare fuori dal cilindro soluzioni impensabili.

Un ruolo quello del dirigente scolastico non certo marginale; il collante o meglio l’anima che unisce tutte le forze della scuola; motivatore in particolar modo dei docenti, ossia coloro che sono i più esposti ai rischi e difendendone, a spada tratta, la dignità e la professionalità, anche dagli attacchi a volte ingiustificati sia degli alunni che dei genitori.

 

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