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Roma Caput Mundi messa in ginocchio dall’assenza dei turisti e dagli uffici vuoti: rischia di chiudere un negozio su tre

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Di Daiana De Luca (Responsabile Comunicazione Confedercontribuenti)


Roma, Città Eterna, bellezza senza tempo che dura nel tempo, ad 80 giorni dalla fine del lockdown fa i conti con un vertiginoso calo delle presenze di turisti in città. Diciamocelo: nessuno avrebbe mai immaginato di passeggiare per le vie del centro storico della Capitale, su strade semi deserte. Una visione triste se ci si ferma per un attimo a riflettere…

Già, perché, da sempre, Roma, centro nevralgico delle istituzioni dello Stato e meta ambita ed obbligata per tutte le categorie contemplabili di visitatori, è riuscita a fare un vero e proprio business degli oltre 13 milioni di visitatori l’anno ospitati prima che la pandemia dovuta al Covid-19 interrompesse questo flusso corposo di turisti. Nel entro della città pesa come un macigno l’assenza dei turisti. Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un timida ripresa in termini di presenze: sono tornati gli italiani, i francesi ed i tedeschi, ma mancano all’appello i turisti statunitensi, giapponesi, cinesi e mediorientali, cioè quelle fasce di viaggiatori che affollavano hotel stellati e boutique d’alta moda in centro, ora deserti. Il risultato di questa desolante visione è la proliferazione delle serrande dei negozi abbassate ed i cartelli riportano la dicitura “affittasi”. Gli alberghi della Capitale operativi sono poco più di 200 su un totale di 1200, mentre le case vacanze prenotabili online hanno subito una contrazione delle prenotazioni del 60% circa.

Le associazioni imprenditoriali stimano che, dopo il lockdown, circa 3000 attività commerciali non hanno più riaperto; su tutti, pare abbiano avuto la peggio i negozi di abbigliamento, hotel, gelaterie ed esercizi di ristorazione pensati soprattutto come “mense” nelle zone ad alta concentrazione di uffici. Peraltro, sulla base di alcune proiezioni, si stima che a fine anno, un’attività commerciale su tre avrà chiuso i battenti, soprattutto in centro. Venissero confermate stime e proiezioni, l’effetto sarebbe quello della perdita di migliaia di posti di lavoro che si unirebbero agli oltre 20 mila contratti a tempo determinato che le sigle sindacali, denunciano, non sarebbero stati rinnovati in città dopo il lockdown.

Del resto non c’è da meravigliarsi, si fa per dire, se il modello imprenditoriale proliferato per decenni nel centro della Città più bella del mondo, basato sulla rendita immobiliare di negozi e case vacanze e sulla ristorazione di bassa qualità, oggi sia messo a dura prova dalla difficile sfida sanitaria, economica e sociale lanciata dal Covid-19. I rioni centrali della città, hanno, infatti, perso fino a 10 mila residenti l’anno: venuti meno questi, resta lo spettacolo offerto dalla bellezza senza tempo di una città unica al mondo, destinato solo a pochi fortunati utenti. Istituzioni e forze dell’ordine guardano con crescente preoccupazione  questo quadro di inusuale desolazione, temendo il rischio che alcune attività commerciali possano finire nella rete imprenditoriale legata alla criminalità organizzata, mai a corto di liquidità.

 

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