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Roberto Angelini e il suo nuovo album, "faccio dischi per goia"

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AGI – “Sono il mio discografico, il mio editore, devo rendere conto a me stesso e quindi faccio quello che mi va di fare”, quello che va di fare a Roberto Angelini è pubblicare un disco che viaggia sempre in bilico tra poesia e mestiere, così si può definire “Il cancello del bosco”, uscito poche settimane fa.

Sabato scorso l’emozionante debutto live a Roma, la sua città, anche se in realtà Angelini la sua attività da musicista non l’ha mai interrotta, nemmeno durante il primo lockdown, avendo il compito di suonare ogni venerdì a “Propaganda Live”.

“I dischi si fanno per la gioia di farli – spiega all’AGI – e questi brani era triste tenerli dentro un hard disk”.

La sua gioia era un disco di matrice autenticamente cantautorale, a quasi dieci anni dal precedente, quasi venti da quel “Gatto matto” che per qualche tempo gli ha dato una visibilità che in realtà poco c’entra con la sua natura finemente intellettuale.

Più adatta a lui la vita del musicista, sempre impegnato in progetti diversi: “Io sono insopportabilmente difficile da catalogare ammette – non mi sopporto nemmeno io, mi gira la testa, ma ho capito per esempio che produrre non mi piace, preferisco l’estemporaneità del suonare, come ti dico sinceramente che amo di più stare all’interno di un gruppo piuttosto che mettermi io nella posizione di essere il cantante.

Per questo probabilmente è passato così tanto tempo dall’ultimo disco, perché questa urgenza di mettermi al centro del palco a cantare le mie cose piano piano si è affievolita”.

Ma ad un certo punto l’urgenza artistica, ben oltre il peccato di tenere questi brani carcerati dentro un hard disk, arriva: “Quando pubblichi un disco – spiega – devi essere sempre un po’ pazzo a pensare che abbia un senso in un mondo pieno di musica incredibile, passata, presente e futura. Però sai, quando ti capita di ascoltare delle cose che hai fatto molto tempo prima e ti accorgi che quelle cose non invecchiano, allora quello è un buon segnale. A me è successo, per me vale. Quindi mettiamo tutto all’interno di un disco e avventuriamoci in questo viaggio, anche con molta serenità, con quella maturità da 46enne”.

Il progetto ovviamente non ha la pretesa di tirar giù dalla torre rapper e trapper, non è proprio quello il senso, anzi “Io non li vedo manco da lontano” commenta ridendo, ma quasi completare un puzzle di esperienze, tutte equamente importanti: “Progetti ai quali voglio bene nella stessa misura del mio disco – dice – Andare a suonare con Rodrigo D’Erasmo le canzoni di Nick Drake non è che non mi rende felice quanto fare i pezzi miei, anzi, forse anche di più. O andare in tour con Niccolò (Fabi ndr) o andare in trasmissione…sono tutte cose che insieme completano la mia personalità, fare tutte queste cose mi rende sereno. Tra l’altro – prosegue – non essendo mai diventato famoso (anche se forse ho rischiato con ‘Gatto matto’ ma poi in qualche modo l’abbiamo superata quella cosa) non ho mai avuto un personaggio più forte della mia persona, quindi questo mi permette di essere libero nei miei progetti, non sono incatenato da niente in questo momento e questa cosa mi fa star bene”.

Una vita che lo ha certamente messo a confronto con molte situazioni ma quando gli si chiede la più divertente non ha dubbi: “Un evento in particolare che mi ha divertito in maniera assurda è certamente la follia di ‘Shock Because’ dell’anno scorso. Era una cavolata vera e in cinque secondi mi ha portato in dei posti inaspettati, sono stato considerato un genio per un mese e mezzo per quella cosa lì. E questo spiega un po’ questo assurdo mondo, a volte passi sei anni a fare un disco del quale non si accorge nessuno e poi magari fai una cavolata e quella cosa ti da visibilità”.

 

Source: agi


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