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Ribellarsi all’appiattimento del pensiero è un dovere civile: intervista a Diego Cugia

di Rosanna La Malfa


Diego, hai vissuto ed interpretato i media italiani per più di trent’anni. Hai scritto programmi come Rockpolitik e Francamente me ne infischio per Adriano Celentano, ma molti ti conoscono come Jack Folla. Ci parli di te?

Sono un sarto delle parole che confeziona abiti di scena per personaggi veri o immaginari. Jack Folla, il DJ detenuto che parlava alla radio dal braccio della morte in attesa di essere giustiziato, è il mio personaggio preferito: l’eroe immaginario che diventa reale e che tutti credono vivo.


Jack Folla, ritornerà al pubblico della radio o in tv o per esempio nel web?

Ritornerà a fine mese con “Il Libro Nero”, pubblicato non più con Mondadori ma da scrittore libero e indipendente e in vendita solo sulla piattaforma di Amazon e tornerà anche con alcuni suoi monologhi ribelli su YouTube. Con una nuova voce per non farsi riconoscere –è tuttora un latitante ricercato dal FBI- ma con la stessa rabbia e tenerezza di allora, quando radunò oltre diecimila ascoltatori al Mattatoio di Roma, nel 2002, per il suo grande addio.


Il Capitano Ultimo che ha arrestato Totò Riina è stato privato della scorta. Ti sei schierato al suo fianco. La presenza dello Stato accanto agli eroi è fondamentale.

Lo Stato dev’essere vicino ai primi e agli ultimi. Il Capitano Ultimo è un grande servitore dello Stato, un uomo giusto, che si è donato alla comunità e che ha combattuto e vinto contro la mafia dei Corleonesi. Non poteva essere ripagato da moneta peggiore. L’Italia lascia spesso soli i suoi figli migliori. Perciò siamo un piccolo paese condannato all’insignificanza globale.


In un mondo che cambia, i concetti di legalità e tolleranza sono fondamentali. Quanto è importante la funzione della società civile che si informa, che scrive, che lotta?

È fondamentale per non cadere in un letargo fatale. Camminiamo senza più alzare la testa al cielo o all’abisso che stiamo sfiorando, con gli occhi immersi nei nostri smartphone come in un lago ghiacciato. I nostri cervelli si stanno intorbidendo, consumiamo immagini, contenuti, pensieri prodotti in serie da altri. Siamo branco, manipolati da capipopolo che badano solo ai loro interessi politico-economici. Informarsi, scrivere, ribellarsi a questo appiattimento del pensiero, della creatività, dell’originalità di ciascuno di noi, è un dovere civile.


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