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Regione Siciliana, tirocini AVV. 22/2018: incentivo all’occupazione o alla perdita di fiducia nelle istituzioni?

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Di Daiana De Luca (Responsabile Comunicazione Confedercontribuenti)


Allo scandaloso ritardo burocratico della cassa integrazione, che ha lasciato intere famiglie nella più nera delle disperazioni durante il periodo del lockdown, e di cui è ancora oscura e non definita la responsabilità contesa tra l’Assessorato regionale al lavoro e alle politiche sociali e l’INPS, fa seguito una scia di disapprovazione popolare nei confronti di iter burocratici cavillosi, per non dire machiavellici, che hanno, stavolta come protagonisti i tirocinanti del cosiddetto Avviso 22/2018.

Siamo in Sicilia, in quella famosa isola che arranca e non si arrende neanche di fronte alle insopportabili lungaggini burocratiche tipiche di un sistema che funziona a rilento. Ora, se spostiamo  per un attimo l’attenzione, senza farla venir meno mai, dai lavoratori ancora in attesa della cassa integrazione, ai tirocinanti ex avviso 22/2018, ci rendiamo conto di come qui ci si trovi su di  una barca, quella appunto dei tirocinanti, in procinto di affondare. Senza perderci in superflui tecnicismi che non interessano a nessuno, vi basterà solo sapere che con l’Avviso 22/2018 la Regione Siciliana intendeva agevolare l’attivazione di percorsi di tirocinio finalizzati a sostenere esperienze formative e professionali in grado di rafforzare i livelli di occupabilità dei partecipanti ai tirocini e di ampliare le loro opportunità d’inserimento lavorativo.

I destinatari dell’Avviso 22/2018 –  tirocini extracurriculari della durata di 6 mesi (12 per soggetti svantaggiati e/o disabili) con un’indennità mensile di 500 euro a carico della Regione – sono:

  1. Giovani di età compresa tra i 16 e i 35 anni che:
  • Siano residenti o domiciliati in Sicilia da almeno 6 mesi;
  • Siano disoccupati, inattivi o in cerca di prima occupazione;
  • Abbiano una dichiarazione ISEE non superiore a 30.000,00 €.
  1. Adulti  di età compresa tra i 36 e i 66 anni che:
  • Siano residenti o domiciliati in Sicilia da almeno 6 mesi;
  • Siano disoccupati, inattivi o in cerca di prima occupazione;
  • Abbiano una dichiarazione ISEE non superiore a 30.000,00 €.
  1. Disabili ai sensi della l. 68/99 o svantaggiati ai sensi della l. 381/91 che:
  • Siano residenti o domiciliati in Sicilia da almeno 6 mesi;
  • Abbiano una età minima di anni 16;

 

Negli intenti della Regione, dunque, la misura avrebbe dovuto agevolare l’inserimento nel mondo del lavoro di giovani e meno giovani, mettendo in connessione i beneficiari e le aziende ospitanti (al momento unici soggetti ad ottenere un reale beneficio dalla misura). Sono una tirocinante dell’Avv. 22/2018, che ha iniziato il proprio percorso formativo giorno 1 ottobre 2019 presso un’azienda, piccola ma onesta. Sono una giovane donna che nella vita ha sempre studiato tanto; mi sono laureata in Giurisprudenza all’Università di Catania nel 2014, mi sono abilitata alla professione forense nel 2016. Ho deciso che esercitare la professione non stava più tra le mie grandi ambizioni; ecco perché mi ritrovo oggi a parlare da tirocinante. Da quel 1 ottobre ogni giorno mi sono recata in azienda, alle ore stabilite, ho firmato un registro e ogni sera, prima di rientrare a casa, ho documentato tutto inviando una foto del registro firmato al mio ente promotore.

Ho imparato cose nuove, lo ammetto, ho conosciuto persone perbene e credo che questo sia l’unico dato positivo di questa esperienza che proprio oggi, 29.06.2020, si conclude in questi termini. Sono una delle poche persone fortunate che da questa esperienza ha ricevuto una offerta di lavoro, ma sono anche una tra quelle che ancora non ha ricevuto un solo euro dei 500,00 mensili promessi e dovuti dalla Regione a titolo di indennità. Per dovere di completezza ed onestà, devo dire che la Regione ha iniziato ad effettuare diversi pagamenti ad altrettanti tirocinanti; il criterio utilizzato non mi è di facile comprensione. Paradossalmente chi ha iniziato dopo la sottoscritta è in parte stato pagato per quanto documentato e dovuto. Non chiedetemi perché, la risposta a qualunque domanda è :non lo so!

In questi mesi duri e sofferti per tutti, ho vissuto momenti di sconforto e scoramento, superati solo grazie all’aiuto concreto di persone a me care. Ho provato, in ogni modo esistente e civile, a chiedere spiegazioni sui ritardi; ho chiesto al mio ente promotore, al centro per l’impiego, ho provato a mettermi in contatto con i funzionari dell’assessorato regionale, l’ho fatto tramite Confedercontribuenti ed il Presidente Finocchiaro. Ho ricevuto risposte poco chiare, o forse poco lucide ad ogni domanda relativa al perché dei ritardi. Ho chiesto se vi fossero falle nell’invio di tutto il mare immenso di documenti richiesti e da inoltrare telematicamente; il centro per l’impiego di riferimento ha sempre risposto negativamente. Ho chiesto al mio ente promotore a chi dovessi inoltrare le mie richieste, e la risposta è sempre stata una: “non lo sappiamo, noi quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto”, il che non è una falsità. Fatto incontrovertibile è che in questi mesi ho solo perso la pazienza e la speranza, oltre che soldi, tanti, considerate le spese sostenute per raggiungere il posto di lavoro tutti i giorni.

In verità, il mio tirocinio avrebbe dovuto concludersi il 31 Marzo ma, a causa dell’emergenza sanitaria, tutto è stato rinviato ed oggi, dopo aver integrato i giorni persi, non a causa mia, concludo ufficialmente la mia tragica esperienza con la Regione Sicilia ed in particolare con l’Assessorato al lavoro e alle politiche sociali. Lontana dal cercare un compiacimento in chi legge, oggi mi sento di dover denunciare e rappresentare una situazione che accomuna tanti giovani che come me, hanno creduto e credono che la Sicilia sia in grado di offrire opportunità se sei disposto a metterti in gioco. Al termine di questo percorso, quello che mi resta è un credito di 3000 euro vantato nei confronti della mia Regione e tanta delusione.

Da domani combatterò di più per ricevere quanto mi è dovuto, magari firmerò un contratto col quale instaurerò per la prima volta un rapporto di lavoro decente, e mi metterò a disposizione di chi mi chiederà un consiglio sulla partecipazione ai progetti regionali. Manifesterò il mio disappunto e la mia indignazione verso dei meccanismi che l’unica cosa che riescono ad incentivare è la voglia di mandare tutto all’aria, ogni giorno, tutti i giorni.

 

 

 

 

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