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Programmare per contenere la speculazione

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Oggi l’intelligenza umana, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e dei computer quantistici, può approcciare la complessità della programmazione economica ed elaborare soluzioni raggiungibili in tempi consoni alle necessità operative e con una immensa capacità di simulazione che tenga conto, di volta in volta, delle accidentalità imprevedibili

di Renato Costanzo Gatti

Vorrei tornare su una riflessione che riguarda la capacità di analisi e quindi di previsione e dunque di governo degli economisti in questo ultimo secolo, tanto per dare delle date dal 1929 in poi. Non a caso ho indicato il 1929, l’anno della grande crisi di cui gli economisti non capirono nulla se non Keynes.

Ma l’incapacità degli economisti si è ripetuta recentemente nel 2007 quando la crisi dei subprimes ha messo in crisi tutti gli economisti (solo Roubini ci capì qualcosa) con la memorabile domanda che la regina Elisabetta pose loro “Ma perché non avete previsto tutto ciò?”.

Se andiamo a tempi più recenti ritroviamo che per anni, immettendo liquidità (quantitative easing) si cercava di creare, senza riuscirci, quell’optimum di inflazione vicino al 2%, ma poi, per esempio gli USA, dopo aver stampato moneta per 4.900 miliardi di dollari (3.000 Trump e 1.900 Biden) si trovano ad affrontare una inflazione vicina al 10%, mentre in Europa l’inflazione, vicina all’8%, non è causata dalla domanda bensì dall’offerta, in particolare costi dell’energia e delle concause della guerra tra Russia ed Ucraina. Ma, inspiegabilmente, USA ed Europa pur avendo cause completamente differenti per l’esplosione dell’inflazione, trovano un solo rimedio nell’aumento del tasso di sconto. Insomma, il main stream degli economisti occidentali neo-liberisti dimostra di non saper analizzare, prevedere e poi governare l’economia.

Non è, tuttavia, l’incapacità degli economisti ad analizzare, prevedere e guidare l’economia ad essere sottoposta a critica, bensì l’oggetto della loro ricerca, ovvero il cercare di studiare il comportamento anarchico del mercato, luogo di scorribande della speculazione che rende ingovernabile e scientificamente inaccostabile la materia con un approccio razionale. Quando Draghi propone un price-cap per le fonti energetiche propone una soluzione (quanto poi efficace si vedrà) che si rivolge ai risultati dei mercati e non alle cause che stanno a monte di questi abnormi risultati, voglio dire che invece di combattere la speculazione operata dai futures, si limita a mettere una toppa alle aberrazioni create da quelle cause.

Forse sarebbe il caso di ritornare ad un concetto espresso nel 1840 da Proudhon nel suo libro “Qu’est-ce que la propriété” quando usò il termine “socialismo scientifico” per riferirsi ad una società governata da un governo scientifico, quindi una società governata dalla ragione.

“Così, in una determinata società, l’autorità dell’uomo sull’uomo è inversamente proporzionale alla fase di sviluppo intellettuale che quella società ha raggiunto; e la probabile durata di tale autorità può essere calcolata dal desiderio più o meno generale per un governo, cioè per un governo scientifico. E proprio come il diritto della forza e il diritto dell’inganno si ritira prima nel progresso della giustizia e poi si estingue nell’eguaglianza, così la sovranità della volontà darà la precedenza alla sovranità della ragione, che deve alla fine perdersi nel socialismo scientifico”.

La produzione annuale del prodotto interno lordo (PIL) è il risultato di centinaia di migliaia di equazioni, operanti con migliaia di condizioni tecnologiche, con un numero considerevole di eventi imprevedibili, che il governo economico tende a guidare verso obiettivi politicamente determinati. L’economia liberista di mercato ritiene che la complessità di situazioni, di alternative e di imprevedibilità siano risolte perseguendo il solo elemento del profitto che, unica guida degli operatori, riesce magicamente a dare una risposta, la migliore che ci sia, alle attese del paese.

Già nel 1936 Von Mises sostenne, opponendosi al concetto di programmazione, che la complessità dei calcoli richiesti per ottimizzare un piano economico fosse così enorme da essere al di là della realizzabilità e che, di conseguenza, la soluzione dovesse essere affidata ai meccanismi del mercato. L’approccio ad una programmazione economica fu studiato da Kantorovich adottando le tecniche della programmazione lineare; e Nove quantificò il fabbisogno di ore di lavoro necessarie a risolvere il complesso di equazioni lineari di una economia con 12 milioni di prodotti arrivando alla conclusione che sarebbe necessario che l’intera popolazione del mondo lavorasse milioni di anni per risolvere le equazioni richieste per il piano dell’Ucraina. (Paul Cockshott in Application of artificial intelligence techniques to economic planning).

Oggi l’intelligenza umana, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e dei computer quantistici, può approcciare la complessità della programmazione economica ed elaborare soluzioni raggiungibili in tempi consoni alle necessità operative e con una immensa capacità di simulazione che tenga conto, di volta in volta, delle accidentalità imprevedibili. Senza voler entrare nei dettagli computazionali, si pone come svolta storica dei nostri tempi, quella di approcciare il tema economico come un tema scientifico risolubile con metodologie scientifiche e senza lasciarci condizionare dai miracolismi della spontaneità tribale della ricerca del profitto nella soluzione dei problemi con le leggi di mercato.